La natura non fa sconti
Il ciclone che si è abbattuto sul Sud Italia non è stato solo un evento meteorologico estremo. È stato un atto di accusa.
Un processo sommario celebrato dal mare contro decenni di illegalità tollerata, di silenzi politici, di giustizia umana rimasta sulla carta.
Lungo alcune coste della Calabria e della Sicilia, le onde non hanno colpito a caso. Hanno trovato case costruite troppo vicino al mare, spesso abusive, talvolta “perdonate” da sanatorie che hanno trasformato l’illegale in accettabile. Il mare non ha fatto sconti. Dove lo Stato ha rinviato, la natura ha eseguito.
Da anni si sa. Geologi, tecnici, ambientalisti lo ripetono come un mantra ignorato: togli dune, cementa la battigia, sfida le correnti, e prima o poi il conto arriva. È arrivato. E ha mostrato quanto fragile sia un territorio governato più dal consenso che dalla legge.
In questo scenario, il silenzio del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, non è neutro: è politico. Non una parola chia
ra sugli abusi, nessuna distinzione netta tra chi ha subito un danno legittimo e chi ha costruito violando regole note da decenni. Come se tutto fosse colpa del clima, e nulla delle scelte umane. Ma il maltempo non firma concessioni edilizie, non vota condoni, non chiude gli occhi.
E ora arriva la domanda più scomoda: chi pagherà? Perché se anche questa volta lo Stato risarcirà immobili abusivi o edifici costruiti in aree a rischio conclamato, allora non siamo di fronte a una calamità naturale, ma a una resa istituzionale. Sarebbe l’ennesima assoluzione collettiva, l’ennesimo schiaffo a chi le regole le ha rispettate e a chi vive lontano dal mare proprio perché
quel rischio lo conosceva.
La verità è che, in molte zone del Paese, la giustizia umana ha abdicato. Ha rinviato, sanato, archiviato. E quando la legge arretra, la natura avanza. Non per vendetta, ma per equilibrio. Non per crudeltà, ma per necessità.
Il cambiamento climatico renderà questi “processi” sempre più frequenti. Continuare a chiamarli emergenze è un alibi. Sono conseguenze. E se la politica non avrà il coraggio di far rispettare le regole, sarà il mare a farlo al posto suo.
La natura non fa sconti, non concede proroghe, non conosce condoni.
E quando la giustizia degli uomini fallisce, arriva la sua.
Brutale, definitiva, imparziale.
Alberto Scafella
