Il 22 settembre una manifestazione di protesta ha scosso tutte le città italiane. Secondo alcune stime oltre 500.000 persone sono scese in piazza, appoggiate dai sindacati di base, per denunciare gli orrori del genocidio che si sta consumando a Gaza.
A Torino i manifestanti hanno bloccato la stazione di Porta Nuova, quindi un corteo principale formato da migliaia di dimostranti è sfilato in via Madama Cristina. All’Università sono stati bloccati gli ingressi del Campus Einaudi per non consentire lo svolgimento delle lezioni.
Durante la manifestazione ci sono stati due blitz del gruppo Ultima Generazione e attivisti pro Palestina. Durante la mattinata un sit-in aveva fermato la circolazione in corso Vittorio Emanuele II, all’angolo con corso Re Umberto.
Almeno quindici persone si sono sedute sull’asfalto bloccando l’uscita del sottopasso di corso Regina Margherita, mandando in tilt il traffico.
A Catania, in 5mila verso il porto. Un lungo striscione con scritto “No al genocidio, Fermiamo Israele” è stato esposto in testa al corteo, tra bandiere Usb e della Palestina.
Dafne Anastasi dell’Usb ha asserito:“Siamo almeno in cinquemila in corteo”.
Anche a Palermo, sono sfilati oltre 20 mila manifestanti che esponevano uno striscione con la scritta “fermare il genocidio a Gaza, difendere la Flotilla, stop economia di guerra, abbassate le armi alzate i salari”.
Vennero sventolate le bandiere dei Usb, della Palestina, il Tricolore. “Free Palestina, Israele terrorista, sciopero generale”, questo ciò che i manifestanti hanno gridato nelle piazze.
Altre manifestazioni imponenti a Milano, Bologna, Napoli, Roma, Cagliari… per un totale di oltre 500.000 dimostranti, divisi in 75 città.
Una manifestazione nazionale di questa portata ha sicuramente sorpreso gli Organi di Governo, ai quali i manifestanti hanno chiesto a alta voce di interrompere la barbarie di questo orrendo genocidio.
La manifestazione ha sorpreso per il numero di partecipanti, appartenenti ad ogni fascia d’età e ad ogni classe sociale.
Molte persone, hanno commentato positivamente l’evento, asserendo che forse la coscienza di tutti questi manifestanti ha fatto comprendere che non può più essere accettato un massacro di bambini e civili di questa portata, senza divenirne implicitamente complici.
