La fede non è una licenza, basta al doppio standard dell’imam
Ali Scek Nur, imam della comunità islamica di Padova, tornato al centro delle cronache a fine settembre 2026 per una polemica con il sindaco di Cadoneghe, Marco Schiesaro, sulla mancata concessione della cittadinanza italiana a una donna marocchina che, durante il giuramento, non avrebbe saputo rispondere in italiano.
Secondo il Giornale, Scek Nur avrebbe reagito con attacchi molto duri al sindaco. La vicenda si è intrecciata con la visita di Matteo Salvini a Cadoneghe, prevista proprio per il 30 settembre.
Chi è Scek Nur
- È originario della Somalia, è medico citopatologo e ha 76 anni.
- È arrivato in Italia nel 1972 ed è una figura conosciuta della comunità islamica padovana.
- È apparso diverse volte in programmi televisivi e radiofonici, tra cui La Zanzara, dove ha espresso posizioni molto nette su cittadinanza, poligamia, omosessualità e altri temi sociali.
Il precedente con Salvini
La storia non nasce nel 2026, nel 2015, Scek Nur aveva polemizzato pubblicamente con Salvini, affermando che se quest’ultimo fosse diventato presidente del Consiglio in Italia sarebbe arrivato l’ISIS, l’esponente leghista Lorenzo Fontana aveva chiesto allora l’espulsione dell’imam.
Non solo ecco cosa emerge dalle sue ricorrenti dichiarazioni:
- Poligamia. ha dichiarato che, vivendo in Italia, può avere una sola moglie, mentre se fosse stato a Mogadiscio avrebbe probabilmente sposato «tre o quattro» donne.
- Omosessualità. Ha definito il matrimonio tra persone dello stesso sesso un «abominio», richiamando il racconto coranico/biblico di Sodoma e Gomorra.
- Rapporto tra religione e vita privata. In interventi radiofonici ha discusso esplicitamente di quali comportamenti sessuali siano consentiti o vietati secondo l’Islam, facendo riferimento alla tradizione religiosa come criterio normativo.
A questo punto non possiamo ignorare che c’è un limite oltre il quale la tolleranza diventa arrendevolezza, ed è il limite che separa la libertà religiosa dal diritto di pretendere che le proprie convinzioni valgano più delle regole della società in cui si vive.
Le dichiarazioni attribuite all’imam Ali Scek Nur non possono essere liquidate come semplici “provocazioni”, la difesa della poligamia, la condanna dell’omosessualità e soprattutto l’uso di un linguaggio violentemente offensivo contro un rappresentante delle istituzioni delineano una concezione dei rapporti sociali che deve essere sottoposta a un giudizio pubblico severo.
In Italia nessuno è obbligato a condividere i valori della maggioranza, ma tutti sono obbligati a rispettare la legge, la dignità delle persone e l’uguaglianza dei cittadini.
La libertà religiosa protegge il diritto di professare una fede, non crea una zona franca nella quale discriminazione, intimidazione o disprezzo delle istituzioni possano essere giustificati in nome della religione.
E proprio qui sta il punto, non servono né demonizzazioni dell’Islam né ipocrisie multiculturali, serve una regola semplice: gli stessi diritti e gli stessi doveri per tutti.
Se un esponente religioso considera inferiori determinati cittadini, mette in discussione principi fondamentali della convivenza o aggredisce verbalmente le istituzioni, la risposta dello Stato e della società civile deve essere ferma, non perché quell’uomo sia musulmano, ma perché quelle condotte e quelle idee, quando oltrepassano i limiti stabiliti dalla legge, non possono pretendere una protezione speciale.
L’Italia non deve chiedere a nessuno di rinunciare alla propria fede, deve però pretendere da chiunque viva nel nostro Paese una cosa molto più semplice:
la fede viene prima nella coscienza di ciascuno, la legge viene prima nella vita di tutti.
