Milano si accinge a festeggiare gli anniversari di consacrazione di 134 consacrate.

In un momento nel quale la Chiesa Cattolica sembra più una ONG che il centro nevralgico della Fede universale, lo sbiadito Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, ha deciso che nella giornata odierna, alle 10:30, presso la Basilica di Sant’Ambrogio, vi sarà una Solenne Celebrazione Eucaristica per “rendere omaggio a chi ha fatto della propria vita un dono incondizionato al Signore”.
Dalla Chiesa di Milano tengono a far sapere che parteciperanno “ben ventiquattro Congregazioni religiose, che si stringeranno attorno a 134 sorelle che hanno raggiunto traguardi significativi nel loro cammino”.

Per monsignor Delpini “la varietà degli anniversari è straordinaria: si passerà dalla freschezza del 15esimo anniversario fino all’eccezionale testimonianza di due religiose che celebrano l’80esimo anno di professione”.
Bello è che la diocesi più grande d’Europa celebri la Vita Consacrata e la sua testimonianza in un mondo sempre più ateo, agnostico, razionalista, altrettanto bello sarebbe che l’Arcivescovo di Milano si occupasse dei tanti, troppi, sacerdoti che nella terra ambrosiana fanno cose quantomeno bizzarre.
Bello che l’Ufficio della Vita Consacrata della Chiesa di Milano ricordi “le tante sorelle che ricordano il 25, 40, 50, 60, 70esimo anno di consacrazione”. Quando l’Arcidiocesi di Milano prenderà una posizione rispetto a quei sacerdoti e consacrati che fanno politica di sinistra in chiesa, negli oratori, nelle comunità cosiddette “educative”?

L’Arcivescovo Delpini ha mai sentito parlare di quel don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto Penale per Minorenni “Cesare Beccaria”, che – parlando dei maranza e degli immigrati di seconda generazione – arriva a dire che “non ci sono ragazzi cattivi”?
Lo sa che il don Burgio, sorretto dal suo “mentore” don Gino Rigoldi, anziché capire e consolare le vittime dei minorenni delinquenti vezzeggia questi ultimi?
Che fine ha fatto il precetto evangelico “beati quelli che hanno fame e sete della giustizia” (Cfr. Matteo 5:6) nell’Arcidiocesi di Milano?

Domande legittime a cui la Chiesa di Milano certamente non risponderà perché il “diktat” che arriva dalla Conferenza Episcopale Italiana è sempre lo stesso: dialogare solo con le realtà catto-comuniste, catto-progressiste, catto-sinistroidi.
Un plauso, nonostante queste penose situazioni, va fatto alle Consacrate che, con la loro vocazione autenticamente vissuta, sono “segno concreto di una fedeltà che sfida il tempo, traducendosi in un servizio instancabile nelle parrocchie, nelle scuole, nelle strutture assistenziali, nelle carceri e nei luoghi di carità accanto agli ultimi”.
L’odierna “Solenne azione di grazie al Signore” verrà condivisa con parenti, sacerdoti, e laici che “hanno condiviso, o condividono tuttora, il servizio pastorale delle festeggiate”.

L’Arcivescovo Mario Delpini, a breve, dovrà lasciare la guida della Chiesa di Milano.
Il Nunzio Apostolico in Italia, monsignor Edgar Peña Parra, sta già facendo le sue consultazioni con vescovi, sacerdoti e laici di comprovata affidabilità per fare una “scrematura” che porterà ad una terna di nomi da presentare al Dicastero per i Vescovi e, dunque, a monsignor Filippo Iannone, che formulerà una raccomandazione al Sovrano della Città del Vaticano.
Robert Francis Prevost, Leone XIV, dovrà scegliere il successore di Delpini, colui che siederà sul trono di sant’Agostino.
A momento debito ci sarà di che dissertare.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.

Se in questo manicomio che è diventata la falsa chiesa non ci fosse la smania della politica, per cui tutto ciò che è parte vera della Vera Chiesa va snobbato come vecchio e accantonato perché non inclusivo, non saremmo a questo punto. Credo che i vescovi, cardinali e papi non abbiano più un grammo di fede e si vede da come predicano: frasi fatte, espressioni trite , zero entusiasmo, zero esortazioni alla preghiera, ma il solo concetto di apertura a tutti e a tutto; todos todos todos, diceva il ( poco) misericordioso bergoglio. La diocesi di Milano spetterebbe a Padre Alessandro Maria Minutella perché in questi anni ha richiamato più gente lui di qualunque prete e vescovo!
Cara Margherita, a Milano soffrono molto per colpa di monsignor Delpini. I danni che sta facendo sono incalcolabili.