Leone XIV ha indetto il suo primo Concistoro da Sovrano della Città del Vaticano. Cosa ne verrà fuori?
Un proverbio popolare dice che “l’Epifania tutte le feste si porta via” ma, ahinoi, non si porta via anche le cose strane, bizzarre, sincretiste e idolatre che dal 13 marzo 2013 ci vengono propinate dallo Stato della Città del Vaticano.

In molti sono rimasti colpiti dalla notizia secondo cui il 7 e l’8 gennaio 2026 vi sarà il primo Concistoro di Robert Francis Prevost, Leone XIV, per – dice lui – “rafforzare la comunione tra il Vescovo di Roma ed i Cardinali”.
Il 20 dicembre 2025 il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede diceva che Prevost “ha convocato il primo Concistoro straordinario del Suo Pontificato, che si terrà nei giorni 7 e 8 gennaio 2026”.
Dal Vaticano tengono a far sapere che “l’incontro si svolgerà nell’arco di due giornate e sarà caratterizzato da momenti di comunione e di fraternità, nonché da tempi dedicati alla riflessione, alla condivisione ed alla preghiera”.
Leone XIV ha chiaro che essere il Sovrano della Città del Vaticano è gravoso ma, soprattutto, un esercizio non facile di responsabilità nel “governo della Chiesa universale”.

Per quanti non lo sapessero il Concistoro è un’assemblea formale nella quale il Sovrano si consulta con il suo collegio di consultori. Nel caso del Vaticano il Papa si confronta con i suoi Cardinali.
Essendo questo un Concistoro straordinario, dunque, parteciperà anche l’Arcivescovo di Torino, Roberto Repole, in questi giorni caduto in alcuni scivoloni istituzionali mentre tentava di difendere l’operato del Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, nei confronti del Centro Sociale “Askatasuna”.
Il Concistoro può essere “ordinario”, quando partecipano i Cardinali che risiedono a Roma; “straordinario” quando sono obbligati a partecipare tutti i Cardinali del mondo. Di norma, e per tradizione, durante il Concistoro il Romano Pontefice annuncia i nuovi designati alla porpora cardinalizia.

Papa Benedetto XVI, per migliaia di Cattolici del mondo, l’ultimo legittimo successore dell’apostolo Pietro, tenne 5 Concistori nei quali creò 90 Cardinali, provenienti da 37 nazioni, 74 dei quali erano elettori al momento della nomina, ossia con età inferiore agli 80 anni.

Tra gli illustri nomi a cui Benedetto XVI consegnò porpora e berretta cardinalizia spiccano nomi quali Agostino Vallini, Stanislaw Dziwisz, Carlo Caffarra, Joseph Zen Ze-kiun, Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Giovanni Lajolo, Angelo Comastri, Angelo Amato, Robert Sarah, Raymond Leo Burke, Paolo Romeo, Elio Sgreccia.
Eminenti Principi della Chiesa che, però, va detto, hanno permesso a Jorge Mario Bergoglio di portare il feticcio pagano di “Pachamama” nei Giardini Vaticani, la statua di Martin Lutero in processione in Vaticano, di promulgare “Amoris Laetitia” e “Fiducia Supplicans”, oltreché “Fratelli tutti”.
Con Bergoglio la Chiesa Cattolica ha smesso di essere faro nella notte del mondo ed è divenuto un centro di potere nel quale tutto può essere relativizzato o messo in discussione.
Con Bergoglio la Chiesa Cattolica ha messo in disparte i Cardinali della Curia Romana e i Prefetti delle Sacre Congregazioni. Nel caso di “Amoris Laetitia” diversi Cardinali presentarono dei dubbi sul documento ma il misericordioso Bergoglio non li degnò neppure di risposta.

Con Bergoglio i Cardinali hanno subito trattamenti non consoni per dei Principi della Chiesa, prova ne è ciò che è accaduto al Cardinale sardo Giovanni Angelo Becciu a cui Bergoglio ha tolto la possibilità di partecipare al Conclave per l’elezione del nuovo Papa.
Inoltre, caso oltremodo singolare, Bergoglio ha permesso che il Cardinal Becciu fosse “giudicato da un tribunale composto esclusivamente da magistrati laici”. E’ un po’ come se un Generale dell’Esercito fosse processato da un Tribunale civile quando i reati contestatigli sono di natura militare.

Tornando ai giorni nostri, il Concistoro del 7 e 8 gennaio 2026 “si colloca nel contesto della vita e della missione della Chiesa, e intende rafforzare la comunione tra il Vescovo di Roma ed i Cardinali, chiamati a collaborare in modo particolare alla sollecitudine per il bene della Chiesa universale”.
In molti, specie al nord Italia, si domandano se sarà l’occasione propizia per rivedere Milano, Genova, e Venezia tra le sedi cardinalizie di tradizione storica.
Ad oggi, infatti, sempre per opera del misericordioso Bergoglio, l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, l’Arcivescovo di Genova, Marco Tasca, e il Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, non sono stati ritenuti degni della porpora cardinalizia.
Il tempo chiarirà come andranno le cose, per il momento non resta che aspettare e sperare.

Poco importa se nomina dei cardinali o non li nomina, perché tanto sarebbero tutti conniventi con un regime massonico-mafioso che invalida davanti a Dio e a noi , suo popolo, tutti quelli che accetteranno di tacere la verità, dalla sede impedita di Benedetto XVI fino ad oggi.
Cara Margherita, per chi ha capito come stanno le cose in Vaticano dal 13 marzo 2013 è assolutamente così.