Si organizza la ghenga violenta; il porco si aggira nel parco della città… Lo Stato arranca
La violenza urbana che si insinua in manifestazioni pacifiche, si è trasformata in routine. Scontri di piazza, agenti
feriti, baby gang che opprimono territori, stupri che rimpinzano le cronache e rapinano la dignità della donna. Le contromisure e le condanne sono inadeguate e quando il male si diffonde senza la deterrenza della giusta pena: si può fare!
Questi i motivi di un articolo analitico e volutamente provocatorio
Lo Stato è paralizzato da un garantismo obsoleto e dall’irritante dualismo politico, sempre in polemica sull’origine del male. Nel frattempo, la violenza di nuova generazione si è ambientata in fretta. La democrazia è un buon terreno di conquista. Rispetto ad altri angoli del mondo, il rischio è minimo e il premio alto: visibilità, dominio, impunità. È il prodotto di un calcolo perverso e poco intelligente.
Fuori dagli stadi spesso è guerra civile, a Torino dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna sabato 20 dicembre, mescolati a una manifestazione popolare, gruppi di dannosi studenti e di anarchici violenti, si sono scontrati con la polizia: 11 agenti feriti. Qualcuno punta il dito a destra, il solito complottista da tastiera, oppure il nostalgico estremista di quel che furono le BR, Prima Linea e gruppi così. La verità è ambigua.
“La violenza è la ragione di chi ha la colpa di aver torto“.
Gruppi organizzati assaltano la polizia con spranghe, bulloneria, razzi, bombe carta. Gli agenti rispondono con mezzi limitati e con il rischio di finire sotto inchiesta più dei loro aggressori. Abbiamo costruito un sistema in cui chi aggredisce rischia poco e chi difende l’ordine rischia molto di più, anche l’incolumità.
Parlare di deterrenti a contenuta letalità, come i proiettili di gomma, è ancora un tabù, sebbene molti Paesi europei li utilizzino già con protocolli stringenti, tracciabilità, regole di ingaggio e formazione degli agenti.
L’alternativa è la sudditanza degli agenti e l’abbandono della strada, delle vetrine, delle macchine, dello spazio ai violenti a quella che non è più libertà di manifestazione, prevista dall’Articolo 21 della Costituzione, ma ben altro.
Non è l’autoritarismo che minaccia questa società. È l’impunità.
È tempo di un cambio di passo dovuto e non voluto da uno Stato più conservatore che ad ogni mossa autoritaria viene, “sentenziato” come oppressivo e anticostituzionale, e dai “megafoni” di un altro estremismo, cibo per l’odio, è gridato :“fascista”.
La violenza sessuale non si dissuade se non si stroncano gli eccessi
La pornografia imperversa sul Web. Molti adolescenti razzolano sporco. Il braccialetto elettronico spesso è un inutile aggeggio. Il violentatore seriale si intrufola nel portone, consuma & fugge. Individuato è condannato ai domiciliari!?
È solo l’ultimo evento e la gente per bene soffoca il suo ribrezzo.
Nei casi di violenza sessuale, singola o di gruppo il fallimento della legge permissiva, non è teorico, è scritto in molte sentenze.
Denunce di donne coraggiose, processi eterni, attenuanti generose, ipotesi di ragazze consenzienti, pene indecenti per chi ha devastato una vita. Al figlio del ministro è concesso estinguere il reato con 25.000 €. La ragazza rifiuta. Come finirà.
È un paradosso parlare di tutela delle donne quando lo Stato, rappresentato da una magistratura che ancora emette sentenze medievali, non è solo un argine fragile: diventa parte del problema. Invece, è tempo di non aver paura di valutare pene molto più “incisive”.
Per i casi più efferati, dopo opportune perizie mediche e giudiziarie, considerare la castrazione chimica non è barbarie. È autodifesa sociale, ed è prevista da ordinamenti di numerosi Paesi, quali ad esempio: Polonia; Russia; alcuni Stati USA, Pakistan, e non solo. In altre parti del mondo si ricorre alla castrazione “chirurgica”. In certi luoghi remoti, senza troppa cortesia.
Soluzioni trasversali per il contenimento della criminalità giovanile
Quella che oggi è “criminalità giovanile”, un prossimo domani sarà “criminalità organizzata”. Occorre ridisegnare il percorso penale e laddove è possibile, immaginare una repressione seria, ma alternativa al carcere, che sempre è università di delinquenza.
Una popolazione che si aggira timorosa per le strade delle Città non è sinonimo di una buona amministrazione della democrazia. La violenza giovanile, perlopiù di baby gang e nuclei italici di seconda generazione è in aumento esponenziale. Bullismo estremizzato, piccoli e grandi furti per le strade senza controllo. La reazione è inadeguata.
Reati minimizzati, responsabilità diluite, disagio e difficoltà di integrazione usati come alibi universale. Il riportare certe verità viene intimidito dall’essere additati quali “razzisti”.
Pena da scontare come servizio obbligatorio per maggiorenni condannati per reati minori & altro
L’aumento delle tensioni e l’evoluzione del clima internazionale rendono plausibile reintrodurre quel servizio di leva che in realtà non è mai stato abolito, ma solo sospeso dal Governo Berlusconi II a partire dal 1º gennaio 2005, sostituito da Forze Armate professionali, con personale volontario reclutato tramite concorsi. Tuttavia può essere riattivato dal Presidente della Repubblica in caso di grave crisi internazionale, di mancanza dei militari necessari, e in pericolo di guerra.
Una forma di servizio militare obbligatorio per chi commette reati minori potrebbe decongestionare le prigioni per convogliare disagio e aggressività in un contesto di appartenenza e di possibilità dove acquisire regole, disciplina, e un impiego moderno, formativo e retribuito.
Un collocamento che potrebbe anticipare l’aumento di militari necessario alla Nato per prossime missioni di pace o un più esteso controllo dei confini dell’ UE, visto il contesto geopolitico in pericolosa evoluzione.
Il fiacco amor di patria, passa anche per il paradosso dove, la ripresa di un servizio di leva mai abolito non viene percepita dalla società. L’alternativa a un carcere che poco insegna, da alcune fazioni faziose viene dipinta come pericolosa deriva di destra. Ma più pericoloso è il vuoto di ogni alternativa: strada, branco, recidiva.
Le alternative non mancano tra i tanti, faticosi, sporchi e duri lavori socialmente indispensabili. Si teme l’autoritarismo e si ignora la deriva già in atto: uno Stato che non punisce, una giustizia che non dissuade, una società che giustifica e non protegge.
Quando uno Stato ha più paura di punire che di perdere il controllo, il controllo è già perso.
Abbiamo costruito un sistema complesso in cui, superata la presunzione di innocenza, la proporzionalità e l’umanità delle pene, spesso è percepita squilibrata. La separazione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario dovrebbe prevenire concentrazioni di potere che potrebbero portare ad abusi, ma…
“Dei delitti e delle pene”(Cesare Beccaria)
Forse, tra miopi scontri ideologici che inducono a scelte sbagliate e una burocrazia asfissiante, abbiamo smesso di essere le ultime, storiche democrazie credibili. E senza credibilità politica, nessuna legge è percepita come giusta o garantista nei suoi plurimi principi di legalità.
“Ubi maior timor, ibi minor imperium” … bandiera Maranza la trionferà!
Fonti di verifica e di confronto: AI Overview, Ansa, Android, testimonianze di cittadine/i del quartiere Vanchiglia

credo che la giusta repressione della vilenza deva andare in parallelo al dialogo coi molti. Parlo di giovani che vivono una realtà più diffcile di una volta, che già aveva un certo tasso di violenza.
Penso che i reati siano relativamente pochi rispetto al numero di persone, mi pare lo confermino i dati generali. E’ che un cassonetto bruciato o l’oltraggio de La Stampa fanno giustamente più notizia delle varie attività pacifiche dell’Askatasuna. Ma criminalizzare e reprimere tutto non è la soluzione. Ci si domanda che spazi fisici e opportunità hanno i giovani pr socializzare, proprio per dare opportunità di crescita.
Ammiro chi cerca la strada difficile del dialogo, dei progetti e dei patti coi giovani, come credo il Sindaco Lorusso, attaccato da chi a destra e a sinistra sa sempre tutto e ha la soliuzione in tasca
in effetti ho specificato che i disordini in corso regina Margherita sono nati da un inserimento dei soliti provocatori in un corteo pacifico e popolare. L’articolo però, non so se è stato letto del tutto, ruota intorno a un’analisi “volutamente provocatoria” intorno al garantismo e alla sproporzione tra i delitti e determinate pene in una democrazia sempre più fragile e ostaggio della sua deriva bipolare e basta. Questo e altro per alzare il tiro del dibattito. Grazie Renzo
Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza” (Goethe)