Nelle Messe di agosto si parla di migranti, Gaza e si condanna “l’onore del possesso”. Fastidiosi temi divisivi cari alla sinistra
Nei prossimi mesi il nuovo o il riconfermato presidente della Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, dovrà prendere atto del vistoso calo del gettito dell’8 per mille, oltre alla desertificazione delle funzioni religiose, in particolare nelle diocesi ove i vescovi si sono sbizzarriti nel distruggere e accorpare le Parrocchie, tanto care ai Fedeli, spostare i parroci e avviare riforme operative mal digerite.
Quel che non è mutato, dopo l’avvento di Papa Francesco anzi, si sta consolidando, è l’indirizzo politico sempre più dirigistico, che ha invaso non solo le funzioni religiose, ma anche l’arredamento dei luoghi di culto.
A volte pare di trovarsi in una sede delle Fiom, tappezzata di manifesti che incitano alla lotta e non in una Chiesa cattolica. Questo capita sovente nelle chiese della periferia di Torino.
Il problema è così esteso e radicato che è appena uscito un dossier focalizzato sulla cronaca della messa e delle omelie dell’Assunta in diverse diocesi italiane.
Vale la pena di leggerlo e lo riportiamo a grandi linee, nella vana illusione di indurre qualche cardinale a meditare e provvedere.
Il caso più eclatante in armonia con il bagaglio ideologico della sinistra nostrana è avvenuto nella messa al duomo di Firenze, dove l’arcivescovo Gherardo Gambelli ha tirato in ballo il patriarcato nella sua riflessione sulla solennità dell’assunzione.
Il presule ha menzionato «la logica patriarcale dell’onore e del possesso» a cui Giuseppe si sarebbe sottratto non ripudiando in pubblico Maria nonostante la gravidanza. E molti fedeli fiorentini, al termine della liturgia, si sono sfogati sui social non condividendo il ricorso ad un concetto attualmente così divisivo per definire il comportamento del santo.
Ancora più disorientati, però, sono rimasti i foggiani per l’omelia-invettiva pronunciata dal loro arcivescovo alla vigilia di Ferragosto in occasione della processione della Madonna dei sette veli. Monsignor Giorgio Ferretti si è lanciato in una lunga tirata d’orecchie sull’«accoglienza del migrante», evidentemente non ritenuta all’altezza. «Non può essere qualcosa di secondario, delegata solo ai volontari», ha tuonato il vescovo sferzando i foggiani affinché «si accolga di più, con umanità» e citando l’esempio del buon samaritano che «soccorre senza chiedere un documento di identità». Un atteggiamento consigliato anche verso gli stranieri a Foggia, definiti «uomini e donne che fuggono dalla fame, dalla guerra, da luoghi in cui il clima impazzito ha cancellato un futuro». «Tutti dobbiamo accogliere», ha detto Ferretti evocando «il tribunale di Cristo» dal quale «un giorno saremo giudicati anche sull’accoglienza».
Ma il finale è peggiore. Oltre che sui migranti l’arcivescovo ha preferito soffermarsi sulla richiesta di fare «la raccolta differenziata con giudizio». E nell’omelia in cattedrale, Ferretti ha rincarato la dose sulle «donne migranti» e sulle «madri di Gaza».
La sensibilità pro-Pal non poteva mancare nel Ferragosto «politico» dei vescovi. E così, oltre a Foggia, anche a Cremona monsignor Antonio Napolioni ha sentito il bisogno di citare durante la messa in cattedrale ciò che «avviene nella Striscia di Gaza».
Oltre a parlare del Po in secca, con venature anti meloniane, il vescovo si è espresso anche contro l’aborto auspicando però che non diventi «una battaglia ideologica o partitica» perché per questa trasformazione «ci vuole il silenzio e non la polemica». Parole che, all’apparenza, potrebbero suonare come una critica al mondo pro-life più attivo.
Nella diocesi di Pinerolo, invece, il folcloristico vescovo Derio Olivero ha scelto di lasciar perdere i santi, strizzando l’occhio al Grande Architetto dell’Universo, ma di affidarsi a Francesco Guccini per commentare con i fedeli di Pragelato la festa dell’Assunzione.
Olivero ha così citato il Cirano di Francesco Guccini per descrivere il paradiso come «un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto» e magari “perfetto”.
Non si tratta di una citazione episodica: da quando è morto il cantautore più amato dalla sinistra, il vescovo di Pinerolo ha preso l’abitudine di partire dalle sue canzoni per fare le omelie. Lo ha fatto anche in una messa celebrata in bandana sulla vetta del Rocciamelone.
Il monsignore ha anche deciso di aprire le porte del vescovado per una serata dedicata ad ascoltare e cantare le ballate di Guccini. Un fedele, forse esasperato, si è chiesto ingenuamente sui social quando si tornerà ad ascoltare il Vangelo.
Come che sia, di fronte al protagonismo ferragostano di certi vescovi italiani in molti vorrebbero sapere se quest’andazzo deve considerarsi irreversibile, oppure se la saggezza dello Spirito santo potrà, un giorno porvi rimedio. Dove non arrivano i vescovi a sfogare la loro demagogica disinformazione, ci pensano i giornali diocesani. In Piemonte ci sono esempi addirittura ripugnanti, ove l’informazione politica è gestita direttamente dal PD. Ne parleremo prossimamente.
Intanto le Congregazioni Religiose che si basano sulla predicazione e il rispetto dei precetti, o ancor di più, gruppi di fedeli che partecipano con convinzione e rispetto alla celebrazione della Messa secondo l’antico rituale approvato da Paolo VI, vengono brutalmente messi al bando, da alcuni Vescovi. Che amarezza!

Ottima riflessione Francesco. Vescovi come Derio Olivero attirano i non credenti (che restano tali) e allontanano coloro che credono nel Vangelo. Grazie per questo spaccato di verità.
La verita’ ci rende loberi, caro Elia, ma a volte non basta