L’Occidente ignaro obiettivo della guerra ibrida “a basso costo”
Questo articolo è il frutto di una indagine “Open Source” su un “gioco di specchi” che riguarda l’Europa, generando tensioni interne e tra gli stati: azioni orchestrate da un’unica mano. Sono emersi inquietanti scenari, tra cui le operazioni riconducibili all’ex famigerata brigata Wagner.
Negli ultimi mesi, infatti, le intelligence occidentali hanno lanciato un esplicito allarme: i “reduci” della Wagner sono rimasti tutt’altro che inattivi. Vi è una nuova funzione per i macellai di Bakhmut (ma solo per chi ha giurato fedeltà allo zar): reclutare agenti low cost per attacchi di sabotaggio in Europa. Una strategia che rientra nella cosiddetta “guerra ibrida”, ossia l’uso combinato di disinformazione, cyberattacchi, criminalità e violenza mirata per indebolire il fronte europeo che sostiene l’Ucraina.
Secondo le più quotate agenzie, infatti, dopo la ribellione e la morte del fondatore della Wagner, Yevgeny Prigozhin avvenuta il 23 agosto 2023 in un misterioso incidente aereo, Mosca si è mossa per riorganizzarne la struttura e portare la sua leadership sotto la regia del ministero della Difesa e dello Stato Maggiore delle Forze Armate.
Gruppi minori dell’ex Gruppo Wagner, sarebbero stati riconvertiti per allestire azioni occulte a basso costo e facili da “fuorviare”. L’obiettivo non sarebbe quello di causare danni devastanti, quanto diffondere insicurezza e costringere i governi europei a contrasti interni e spreco di risorse.
Dalla propaganda al sabotaggio: come funziona il modello
Le indagini descrivono un modello relativamente semplice: reclutamento online attraverso social network o canali di messaggistica, rivolto a individui vulnerabili o marginalizzati. Gli incarichi sono generalmente limitati, quali: incendi, vandalismi, informazioni su infrastrutture, proprio per ridurre il rischio operativo e mantenere la distanza tra mandanti ed esecutori.
In questo schema si inserisce una tendenza ultimamente sempre più visibile: l’uso crescente di attività “antistato” da parte di violenti infiltrati antagonisti in manifestazioni di piazza “ibride”, stabilendo una “zona grigia” che divide politica e popolazione, in cui è difficile stabilire responsabilità dirette.
L’Unione Europea ha rilevato un progressivo aumento di atti di sabotaggio, disordine civile, manipolazione informativa e cyber-attività ostili attribuite alla Russia o a reti collegate.
I segnali già visibili in Europa
Diversi paesi europei segnalano episodi coerenti con questo quadro: nel Regno Unito, i servizi di sicurezza hanno denunciato tentativi di creare “caos” attraverso incendi e altre azioni indirette; in Germania, le autorità hanno registrato centinaia di episodi classificati come sabotaggio e stanno discutendo un amento di poteri dei servizi segreti; in Polonia, arresti multipli hanno riguardato persone sospettate di preparare attacchi o azioni intimidatorie contro infrastrutture. (Al Jazeera)
Parallelamente, alcune indagini mostrano legami tra reti criminali transnazionali e attività di intelligence russe, suggerendo che il confine tra malavita e operazioni statali stia diventando sempre più sfumato.
Perché proprio ora?
Allo scadere del quarto anno di conflitto, il Cremlino non ha ottenuto la vittoria sul campo, soprattutto grazie al sostegno dell’Occidente alle forze ucraine. Anche i negoziati di pace “concordati con Trump” non collimano con i pareri di Zelensky e con la più parte dei paesi europei.
Da tempo dunque c’è una meditata azione di corrosione meditata da Putin già dalla caduta dell’Urss, ma ora urge un’accelerazione nel minare dall’interno gli alleati dell’Ucraina. La Russia ha subito enormi perdite e costi insostenibili. Un altro anno di combattimenti sarebbe difficile da sostenere, nonostante la campagna di informazione interna sostenga Putin come leader di alto gradimento.
Motivi della strategia:
- Costo ridotto e alta efficacia psicologica. Un incendio o un sabotaggio minore richiede poche risorse ma genera grande attenzione mediatica.
- Plausible deniability. Utilizzare intermediari o individui locali rende difficile attribuire con certezza la responsabilità al Cremlino.
- Pressione politica interna. Colpire paesi che sostengono Kiev può alimentare contrasti e stanchezza nell’opinione pubblica.
Il risultato è una pressione continua, sotto la soglia del conflitto aperto.
Cosa dobbiamo aspettarci in Europa
Gli analisti parlano di una intensificazione delle tipologie di azione. Rispettivamente: sabotaggi contro infrastrutture logistiche, depositi o trasporti; cyberattacchi combinati con operazioni fisiche per amplificare l’impatto; campagne di disinformazione che accompagnano gli incidenti per aumentare confusione e sfiducia; infiltrazione di violenti antagonisti reclutati per motivi economici più che politici.
È importante però ricordare che molte operazioni vengono intercettate prima di essere portate a termine, segno che i servizi europei stanno adattando rapidamente contromisure. (Financial Times)
Come stanno reagendo i governi
Le risposte europee si stanno concentrando in un maggiore coordinamento tra intelligence e forze di polizia. Nel contempo vi è un rafforzamento delle leggi contro il sabotaggio e le interferenze straniere; sanzioni e denunce diplomatiche; investimenti nella protezione delle infrastrutture critiche e nella sicurezza cyber.
Alcuni governi, come quello tedesco, discutono un cambiamento culturale nei servizi segreti, passando da un approccio difensivo a uno più proattivo. (Reuters)
Come prevenire: cosa possono fare istituzioni e cittadini
La prevenzione passa soprattutto dalla resilienza collettiva che, tramite le istituzioni deve migliorare il monitoraggio di infrastrutture sensibili; cooperare con piattaforme digitali per individuare reclutamenti sospetti; condividere intelligence a livello europeo in tempo reale.
Per aziende e cittadini occorre segnalare attività sospette vicino a impianti critici; diffidare da offerte di “lavoretti” poco chiari online; verificare le informazioni prima di condividerle, soprattutto in casi allarmanti.
La guerra ibrida, infatti, mira anche alla percezione. Creare impalpabile paura è spesso più importante del danno materiale.
Obiettivo & rischio reale: destabilizzazione lenta, non caos immediato
Il quadro delineato dagli analisti non indica un’Europa sul punto di crollare, ma un continente sottoposto a una pressione costante e diffusa. L’obiettivo apparente non è paralizzare le società europee, bensì logorarle nel tempo, aumentando il costo e il consenso politico del sostegno all’Ucraina.
La sfida più prossima, sarà di rafforzare sia la sicurezza reale e percepita, che la vigilanza, senza cadere in allarmismi o restrizioni delle libertà dei cittadini, con adeguati ed equilibrati decreti sicurezza, a difesa dello Stato.
Andando più in profondità, l’effettiva necessità degli Stati europei di modificare i livelli di sicurezza per far fronte a un aumento di una percepita sensazione di paura e sfiducia, è basilare. Infatti, lo storico “divide et impera” è l’obiettivo, e risalendo alle analisi dell’intelligence europea, risulta chiaro a chi giova.
La politica in primis, dovrebbe prenderne atto e convergere sulla gravità dell’azione erosiva. Allo stesso tempo occorre diffondere la conoscenza in modo da rendere i cittadini consapevoli, serrando le fila dell’Europa Unita, compattando la democrazia in resilienza a difesa dei propri valori e dei propri confini.

Pare proprio che non ci sia la volontà da parte di nessuno nel cercare di evitare la fine del mondo. Peccato.
Non commento la veridicità e autenticità delle tue –onestissime- osservazioni, ma io leggo la storia anche da un’altra parte, forse meno propagandata e più celata. In Ucraina c’è il battaglione Azof, che nasce con Bandera già dal ’29, durante la II^WW, tanto che esistono in Kiev strade e Piazze a lui titolate (!). Altra analisi di ultim’ora, il presidente sniffone ha dichiarato che dopo la pace con la Russia, in Ucraina non ci sarà posto per i Russofoni, chiaro e specchiato esempio di antisemitismo. Poi ricorderai il gasdotto “Stream2”, che “ha stato Putin” a farlo saltare in aria, fino a che non fu scoperto che era opera di Ucraini, attentati a Generali Russi con autobombe, droni sospetti sui cieli europei mentre sniffo aspettava i soldi dall’Europa ed altri che, non sono un giornalista ma un povero rincoglionito che dimentica le cose, non scrivo e non cerco su google. Poi un’altra cosa, ricordi cosa disse ad inizio guerra lo Zar Putin? Che lo scopo dell’operazione militare era demilitarizzare e denazificare l’Ucraina, alludendo alla ventennale crescita di movimenti di estrema destra neonazista che, con l’appoggio della N.A.T.O. aveva combattuto e fatto stragi di civili nel Dombass.
Condivido gli approfondimenti del Sig. Rodrigo.
caro Natalino, come vedi ho accennato una risposta al signor Rodrigo. Ma in primis l’articolo presentato è un’inchiesta approfondita relativa alle azioni destabilizzanti in Europa messe in preventivo dall’ex gruppo Wagner. Una ricerca effettuata attraverso il metodo Open Source, attendibile e preciso. Un caro saluto
La carestia del 1932-1933 in Ucraina, nota come Holodomor (“uccisione per fame”), fu un evento catastrofico pianificato dal regime stalinista che causò un drastico calo demografico. Le mappe demografiche dell’epoca mostrano che le aree più colpite furono le regioni centrali e orientali dell’Ucraina. in seguito Stalin diede il via alla Russificazione del Donbass, trasferendo milioni di russi. È per questo che i proprietari terrieri kulaki rimasti, accolsero i tedeschi come liberatori. Niente è mai per caso. Dunque questa storia del nazismo ucraino va interpretata con molto distacco politico e attenzione storica. E poi, diciamolo chiaro: Vladimir Putin ha intenzione di annichilire l’Europa e la Nato… È un programma nato nel 1990 e sta andando a segno. è sotto l’occhio di tutti eppure molti guardano il dito, ma non la luna… Grazie comunque per ogni commento. È il succo del dialogo con i lettori e tra lettori
Articolo che chiarisce cosa c è sotto a questa ragnatela che copre un ampia parte del mondo, vista al di sopra di ogni parte. Grazie
L’aumento degli atti di sabotaggio è un segnale allarmante,tanto più se effettivamente orchestrato ad arte dalla potenza sovietica.
Commentando solo oggi,alla luce dei recentissimi eventi di guerra, probabilmente questa strategia passerà in secondo piano per qualche tempo.
In breve ,se vogliamo veramente compattare la democrazia e l’Europa,difendendo valori e cofini,togliamo velocemente il veto ad Orban e decidiamo a maggioranza.