Le proteste a Belfast e nell’Irlanda del Nord sono entrate nella terza notte e, come sostenuto dalle forze dell’ordine, una sola notte può essere ignorata, due notti possono essere gestite, ma tre diventano un serio problema, indicando che sta accadendo qualcosa di molto più profondo cioè il rischio di perdere il controllo dell’ordine pubblico.
Per cercare d’arginare questa situazione divenuta estremamente critica, ci sono già stati i primi arresti, e le unità speciali stanno setacciando internet per trovare i cosiddetti “istigatori” in modo da poter avviare indagini contro di loro ma la tensione sociale diventa insostenibile.
Gli irlandesi a Dublino manifestano in solidarietà con gli irlandesi del Nord di Belfast e il multiculturalismo sta portando ad unire ciò che prima era diviso. La società aperta di George Soros è destinata ad uscire di scena dalla storia di questo Paese.
Nel frattempo molti politici hanno condannato le proteste criticando duramente la violenza come “pogrom razzisti” e “codardia” che colpisce solo “innocenti”, ma, dopo decenni di sanguinosa ostilità, protestanti e cattolici si ritrovano uniti contro quella che considerano una minaccia comune portata nel paese dai loro governi di Londra e Dublino. Per oltre tre decenni, la violenza in Irlanda del Nord è stata all’ordine del giorno – Ulster war zona di guerra -, ed è ciò che sembra riemergere dalla storia in questi giorni.
Il gigante addormentato si è svegliato e Starmer sembra non comprendere cosa ha scatenato e, noncurante, ha recentemente dichiarato: « Non me ne andrò. Non credo che dovremmo gettare il paese nel caos di un’elezione. E lasciate che sia chiaro con voi, non è per vanità personale, non è per testardaggine, è per un profondo senso del dovere. Sono stato eletto per servire questo paese… ».
Qualche malalingua sostiene: si aggrappa al potere come un naufrago a una tavola marcia.
