L’Irlanda è un luogo particolare. La sua parte settentrionale ha subito, a partire dal 1974, una spaventosa guerra civile che ha causato oltre 3.000 vittime. Le comunità protestante e cattolica hanno deposto le armi dal 1999, ma non le hanno abbandonate e l’attuale ondata di violenza diretta contro l’immigrazione recente e incontrollata potrebbe esserne la conferma.
Le due entità ritrovano così i loro antichi riflessi difensivi, con la differenza che questa volta protestanti e cattolici, i Falls e Shankill (quartieri di Belfast), si avvicinano per combattere ciò che definiscono un’invasione.
La situazione nordirlandese, ereditata da anni di lotta armata in cui l’Inghilterra ha giocato un particolare ruolo, fornisce una dimensione rivoluzionaria all’opposizione a Keir Starmer e alla sua politica migratoria.
Non solo il primo ministro britannico ha condotto il suo paese sull’orlo del baratro, ma è riuscito a riconciliare i nemici di un tempo, offrendo all’Irlanda e al Regno Unito una causa comune: quella della loro stessa sopravvivenza.
Ma chi è Hadi Alodid, l’africano che ha cercato di decapitare Stephen Ogilvie?
Arrivato in Irlanda dal Sudan in aereo, ha ottenuto automaticamente l’asilo ed il permesso di soggiorno nel territorio del Regno Unito.
Premesso il dovere di ogni governo di proteggere la sicurezza dei propri cittadini e, a ragione tutti si indignano per questo orrendo gesto e alla crescente ondata di delinquenza, la domanda che assilla gli irlandesi ma sicuramente non solo loro è: a che scopo?
Ogni azione umana deve pur avere un senso e allora sono inevitabili alcune domande, fra queste:
Perché si è pensato che far entrare Hadi Alodid in Europa fosse una buona idea? Quale ruolo gli era stato destinato nella società britannica? Cosa doveva dare alla sua nuova patria? Quali capacità, talenti possedeva? Come si immaginava la sua assimilazione nel Regno Unito, provenendo da un paese con una cultura così diversa? In altre parole: di cosa era veramente utile lui ai britannici? Quale logica c’è dietro il fatto di averlo lasciato entrare nelle strade di una città europea?
Nel frattempo, il governo del Regno Unito, con piena consapevolezza – accogliendo Alodid e decine di migliaia di persone come lui – ha esposto i propri cittadini alla pericolosità cui stiamo assistendo.
Curiosamente, tutte queste persone dall’Africa e dall’Asia sono state ammesse nel Regno Unito contro la volontà dei suoi stessi cittadini. Nessuno ha chiesto ai britannici se volessero che la loro patria fosse sottoposta a un tale esperimento di ingegneria sociale. Un esperimento che – per chiunque fosse in grado di pensare con lucidità – doveva inevitabilmente avere risvolti come quello al quale ci riferiamo.
Quindi – a che scopo? C’era dietro una ideologia ingenua e utopica? O è stata decisiva l’avidità, il desiderio di importare manodopera a basso costo? Chissà se qualcuno riuscirà mai a spiegarlo in modo logico, di certo gli storici avranno di cui scervellarsi.
