Ennesimo successo del programma SpaceX. Dell’inquinamento bestiale nessuno ne parla
Le agenzie e le fonti di informazione di tutto il mondo hanno celebrato il successo di SpaceX e del super missile Starship, decollato dalla base in Texas.
La cronaca ci ha restituito le esultanti reazioni di tecnici e scienziati di SpaceX nella base di Hawthrone. Esultanze che ci hanno portato ai tempi di: “Houston, abbiamo un problema”.
In realtà si è trattato del 10º test per il razzo più grande e potente del mondo, con tanto di ritorno del booster ammarato nell’Atlantico. Manovra confermata sui social X. Sicché, la NASA pare abbia ordinato due Starship per tornare sulla Luna entro la fine del decennio, mentre il pianeta nell’occhio di Elon Musk rimane Marte.
Il vettore che esplode nell’oceano indiano è un “pacco” per l’ascoltatore
Il film che mostra il vettore che esplode nell’Oceano indiano si riferisce al settimo volo test di Starship, concluso così nel gennaio 2025. Una mala informazione solo a metà, poiché diffonde un’immagine di impatto, in tempi sbagliati, ma di fatto, avvenuto veramente. È uno dei nove lanci falliti dal programma Starship e Falcon, oltre a un incidente che ha causato l’esplosione a terra di un razzo nel 2010.
Quello che colpisce l’opinione del redattore è che il susseguirsi di questi lanci alla conquista d’un paio di sfere celesti a due passi dalla Terra, continua a essere celebrato come una conquista dello spazio ancora tutta in divenire, mentre trattasi della Luna & di Marte. Due corpi “poco celesti” che, pur a breve distanza dal nostro unico e irripetibile Pianeta Vivente, già rappresentano non pochi problemi di trasferimento, dall’esodo di un drappello di coloni, all’inquinamento e ai costi-benefici.
Quanto brucia e quanto inquina ogni lancio spaziale?
Infatti, in media il lancio di un vettore spaziale della durata di soli 11 minuti procura l’emissione di 75 t di CO2. Una cifra iperbolica raffrontata a 1 miliardo di persone più povere del pianeta che, in un anno, emette meno di 1 t di CO2. Per quanto riguarda il consumo poi, un vettore come lo Starship brucia una quantità “spaziale” di carburante. Un mix di ossigeno liquido, metano liquido e cherosene del peso di 3600 t! Ma non è tutto.
Il filmato che riprende il vettore che esplode e scompare nell’Oceano indiano, anche se risalente a un lancio precedente, avrebbe dovuto suscitare un’opinione “eco sostenibile”, più matura e contrariata, anziché andare in onda per far spettacolo.
Questo e altro, mentre i missili partono dalla Russia in direzione dell’Ucraina provocando esplosioni, dunque alterando il microclima, e le risposte ucraine centrano raffinerie russe provocano incendi e grande inquinamento. Missili che vanno da una parte e dall’altra dallo Yemen a Israele con ricevuta di ritorno.
C’è qualcosa che non va nell’aria. Lo si percepisce. Troppo poco ne parlano i cronisti eccitati dal miliardario sudafricano che gioca a freccette oltre l’atmosfera, spendendo cifre che farebbero gran bene al nostro sofferente Mondo e a tanta umanità.
Queste ed altre le immani distorsioni ambientali che, dai ghiacci che si sciolgono, al riscaldamento degli oceani, ci pervengono quasi sottotono come nella metafora della “rana bollita”. Perché?
