Giornalisti e cronisti sono spesso bersaglio di controlli arbitrari da parte delle Forze dell’Ordine. L’OdG della Liguria scende in piazza.
Finalmente la categoria professionale dei Giornalisti ha deciso di alzare la voce sulla grave condizione in cui si trovano a dover operare i cronisti quando sono sulla pubblica piazza.
E’ notizia di stamane che i colleghi Giornalisti liguri “scenderanno in piazza il 19 ottobre a Genova convocati dall’Ordine regionale e dall’Associazione della Stampa”.
Il tema della mobilitazione sarà: “IL LAVORO DEI CRONISTI STA DIVENTANDO SEMPRE PIU’ DIFFICILE”.
Dalla “Casa dei Giornalisti” di Torino spiegano che le notizie, “talvolta anche quelle più banali, con il pretesto della riservatezza vengono negate trasformando il lavoro in uno slalom tra i divieti”.
Gli amici del sito web “Ossigeno per l’informazione” ricordano che “il rapporto tra giornalisti e polizia non è mai stato semplice: ogni anno, mentre per il loro lavoro si occupano di eventi pubblici o di argomenti di pubblico interesse, centinaia di giornalisti europei subiscono attacchi violenti, minacce e sanzioni arbitrarie da parte delle forze di polizia”.
Parole chiare, nette, cristalline, che narrano quel che accade spesso e volentieri quando i Giornalisti esercitano semplicemente il loro “diritto di raccogliere informazioni”. Bene dice “Ossigeno per l’informazione” quando afferma che “si deve riconoscere ai giornalisti il diritto di identificare il singolo agente di polizia e di documentare e riferire il lavoro delle forze dell’ordine”.
E’ assurdo, nel 2026, dover affrontare questi temi dal momento che nella Carta Costituzionale, all’articolo 3, viene detto che “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge” senza alcuna distinzione di “condizioni personali e sociali”.
Esattamente come accade negli Stati Uniti d’America, gli Agenti della Polizia di Stato dovrebbero portare una placca, un distintivo, qualcosa che li renda identificabili e, dunque, segnalabili all’Autorità Giudiziaria.
Va detto chiaramente che i Giornalisti hanno il diritto di potersi difendere e di poter portare nelle sedi opportune le loro recriminazioni rispetto ai trattamenti ingiustamente subiti.
Anche perché “i giornalisti non devono essere criminalizzati, discriminati, né inseriti in alcuna lista nera per le loro presunte opinioni politiche”. Al contempo “i giornalisti non devono essere sorvegliati dalla polizia”.
Sempre più spesso, invece, la Polizia ferma i giornalisti quando si trovano in un luogo pubblico per “raccogliere informazioni” atte a fare pubblica informazione, secondo quanto consentito dall’articolo 21 della Costituzione.
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha più volte precisato che – per garantire il Diritto di Cronaca – “i reporter possono documentare manifestazioni pubbliche e l’operato delle forze dell’ordine, salvo specifici limiti previsti dalla legge (come il segreto istruttorio o i recenti divieti sulla pubblicazione di determinati atti giudiziari)” e l’Osservatorio Europeo di Giornalismo parla dei “Limiti per la Polizia” specificando che “gli Agenti non possono ostacolare arbitrariamente il lavoro dei giornalisti, né cancellare materiale o sequestrare macchine fotografiche e telecamere senza un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria”.
I casi sono in aumento ed è per questo che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, nel giugno 2024, ha comunicato ai suoi iscritti che esiste un “Osservatorio Cronisti Minacciati” perché non vi può essere “NESSUNA LIMITAZIONE AI GIORNALISTI”.
In detta comunicazione i giornalisti hanno ricevuto la rassicurazione del Prefetto Raffaele Grassi, Vicedirettore Generale della Polizia di Stato – Direttore Centrale della Polizia Criminale, che ha detto non esistere alcuna direttiva per “limitare il lavoro dei Giornalisti che seguono le manifestazioni di piazza”.
Durante l’incontro con il Prefetto Grassi, la “Federazione Nazionale della Stampa Italiana – FNSI” ha “denunciato il clima di odio crescente nei confronti dei giornalisti, che spesso si sfoga in rete. In alcuni casi si ha l’impressione di reti organizzate, sulle quali si chiede di indagare per individuare responsabili e ispiratori”.
Inutilmente – perché alla politica non interessa – Ordine dei Giornalisti e FNSI hanno rilanciato “l’urgenza di introdurre per legge una aggravante per le minacce e le aggressioni contro gli operatori dell’informazione”.
In chiosa si deve dire, con forza, che “il diritto di cronaca rappresenta uno dei pilastri della democrazia” e i Giornalisti garantiscono “il diritto dell’opinione pubblica a conoscere fatti rilevanti e in tempi congrui”. Il resto è violazione dell’articolo 21 della Costituzione.
