Giorgia Meloni è stata sessualizzata per sminuirne la credibilità politica. Il deepfake è una piaga che va regolamentata.

Come tutti ormai sanno il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, “Fratelli d’Italia”, ha reso noto di esser stata vittima di un atto di sessualizzazione della sua persona da parte di soggetti poco intelligenti.
Abbiamo voluto attendere qualche giorno per fare delle valutazioni. Come mai non si sono viste orde di femministe nelle piazze ad esprimere sdegno per quanto accaduto a Giorgia Meloni? Siamo dinanzi al solito caso di doppiopesismo tanto caro alla Sinistra?
Il Presidente del Consiglio ha voluto scrivere: “Girano in questi giorni diverse mie foto false, generate con l’intelligenza artificiale e spacciate per vere da qualche solerte oppositore”. Parole chiare, nette, circoscritte, che poco spazio lasciano alle elucubrazioni cerebrali.
Giorgia Meloni è tagliente: “Devo riconoscere che chi le ha realizzate, almeno nel caso in allegato, mi ha anche migliorata parecchio. Ma resta il fatto che, pur di attaccare e di inventare falsità, ormai si usa davvero qualsiasi cosa”.
Se si fosse fatta una cosa del genere su un personaggio politico appartenente alla parte sinistra dell’emiciclo parlamentare ci sarebbe stato il medesimo atteggiamento minimizzante e silenzioso? Chi scrive, in tutta onestà, non lo crede.
Ha dunque fatto molto bene il Presidente del Consiglio a sostenere: “I deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque. Io posso difendermi. Molti altri no”.
In un momento che ha colpito la sua intimità, con lo scopo di colpirne l’onore, Giorgia Meloni ha trovato la forza di pensare a quegli italiani che non potranno difendersi perché – va detto – sporgere querela è un attimo ma i costi dei processi sono esosi, improbabili, indecenti.
Sarebbe bene, in un momento in cui il viscidume alberga impunito sul web, applicare una regola aurea che il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, condensa così: “verificare prima di credere, e credere prima di condividere. Perché oggi capita a me, domani può capitare a chiunque”.
Dispiace vedere che – per provare a delegittimare il primo Presidente del Consiglio di sesso femminile – si ricorre alla sessualizzazione, alla mercificazione del corpo, e a didascalie quali: “Che una presidente del Consiglio si presenti in queste condizioni è veramente vergognoso, indegna del ruolo istituzionale che ricopre. Ma lei non sa che cosa è la vergogna”.
Sicuramente gli estremi penali per una querela ci sono. La speranza è che la Magistratura non sia magnanima con chi ha compiuto il vile gesto.
