Garlasco sta veramente diventando un caso di gossip. Peccato si tratti di un processo penale e di una ragazza deceduta.
Garlasco risulta una delle parole più cercate sui social network perché ormai tutti, ma proprio tutti, sono desiderosi di capire che cosa è accaduto in quella piccola cittadina pavese che, da 19 anni, viene citata in tutte le trasmissioni che trattano il “true crime”.

Il giovane Gianluca, podcaster di “Goat Crime Curry”, nella mattinata odierna, venerdì 09 ottobre 2026, ha citato il libro “Il Garbuglio di Garlasco”, nel quale si analizza “in modo critico e documentato” la vicenda del “Delitto di Garlasco”.
Nell’opera scritta dalla collega Gabriella Ambrosio, edita da “Rubbettino Editore”, si analizzano “sentenze alternative di colpevolezza o innocenza” allo scopo di “scoperchiare la fitta trama di incongruenze investigative, perizie contrastanti e lacune processuali” che hanno contraddistinto il “Delitto di Garlasco”.
“Il Garbuglio di Garlasco” è uscito sulla scena nel 2022 ma è tornato più che mai attuale oggi dopo che il Procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, ha deciso di riaprire le indagini sul “Delitto di Garlasco”.
Sul caso giudiziario di Garlasco bisogna dire che si è pronunciata anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), il 12 dicembre 2023, asserendo che è “irricevibile e manifestamente infondato il ricorso presentato dalla difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi”.
Secondo la CEDU, citata dal Ministero della Giustizia, “la condanna si basa su un quadro probatorio solido composto da ‘vari elementi di prova’”. Bene.
Se per i giudici europei il quadro è così granitico, perché allora gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis – difensori di Stasi – sostengono che Alberto avrebbe subito una “violazione del suo diritto a un processo equo, per quanto riguarda il principio della parità della armi” lamentando che “nel processo di appello bis non sarebbe stato ascoltato un testimone ‘decisivo’”?

Diventa difficile digerire con facilità il pronunciamento della CEDU quando asserisce che “la mancata audizione del testimone non ha compromesso l’equità complessiva del processo, considerando anche la scelta iniziala del rito abbreviato”.
Magari non è stata compromessa “l’equità complessiva del processo” ma vista l’efferatezza del reato, e la poca chiarezza nelle indagini, l’audizione di un testimone avrebbe potuto dissipare nubi e rischiarare ombre.
Il Procuratore Napoleone – che ha riaperto il caso processuale nel quale figura come unico indagato Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima –a differenza della CEDU, vuole vederci più che chiaro e andare sino in fondo.

Per questo motivo, in questa nuova, intricata e dibattuta inchiesta ha riportato in Caserma le gemelle Stefania e Paola Cappa – mai state indagate per l’omicidio della cugina Chiara Poggi – dopo che è “emerso un misterioso dossier anonimo di 25 pagine depositato agli atti, contenente appunti non firmati, speculazioni infondate sulle abitudini e sulle biciclette della famiglia Cappa, da cui le stesse sorelle e i loro legali hanno preso nettamente le distanze”, come specifica la collega Maria Claudia Catalano di “Virgilio.it”.
Sembra incredibile ma più passano le settimane e più il “Delitto di Garlasco” assume contorni nebulosi e grotteschi. Cos’altro si dovrà ancora sentire?
Va detto che, negli anni, cercando piste investigative alternative a quella che ha condotto Alberto Stati alla condanna, l’ex Comandante della Stazione Carabinieri di Garlasco, il sottufficiale Francesco Marchetto, aveva sostenuto “che non fossero state verificate a dovere alcune testimonianze che collocavano Stefania nei pressi della villetta il giorno del delitto”.
Parimenti, sempre Marchetto ebbe a dire che vi era un “supertestimone” (poi rivelatosi un informatore occasionale legato alla caserma) “secondo cui una delle sorelle si sarebbe liberata di un pesante borsone di attrezzi in un canale vicino a una casa di famiglia a Tromello”.
Approfondimenti investigativi, nel tempo, sono stati fatti ma si è sempre palesata una infondatezza dei sospetti e delle accuse nei riguardi delle cugine di Chiara Poggi.
Per dovere di cronaca bisogna dire che – come ben hanno sottolineato diverse trasmissioni televisive – “le sorelle Cappa sono state più volte ascoltate dagli inquirenti come persone informate sui fatti, per capire se Chiara avesse espresso timori o ricevuto avances non gradite” da parte di qualcuno che non fosse Alberto Stasi.
Nonostante tutte queste informazioni, queste conoscenze, queste croccanti notizie, la “CEDU si è espressa sul caso in più occasioni confermando in via definitiva la correttezza del giudizio” che ha portato alla carcerazione di Alberto Stasi.
Quando si indaga su un omicidio bisogna sempre tenere in considerazione due fattori: esiste una verità reale – che si impone da se stessa – e una verità processuale che non è detto sia coincidente con quanto realmente accaduto.
