Garlasco continua a far discutere e anche stasera il Maggiore Marzio Capra ha detto la sua sui pedali della bicicletta di Alberto.
Garlasco. Nella puntata di stasera venerdì 9 ottobre 2026 della trasmissione “Quarto Grado”, in onda su Rete4, condotta da Gianluigi Nuzzi, era presente il Consulente tecnico della Famiglia Poggi, Maggiore Marzio Capra.
Il Maggior Marzio Capra, oggi in congedo, è conosciuto per essere un genetista forense ed ex Vicecomandante del RIS Carabinieri di Parma. La storia ci dice che egli segue il “Delitto di Garlasco” a fianco della Famiglia di Chiara Poggi sin dal 2007.
Marzio Capra, in queste settimane, è tornato in auge tra i soggetti più intervistati in quanto ha escluso – ancora e di nuovo – che sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi vi fosse “un profilo genetico riconducibile a un colpevole diverso”. Il dottor Capra non ha dubbi: “quello sui pedali della bici di Stasi era il DNA di Chiara”.

Il collega Carmelo Schininà, “TGLA7”, in un esauriente articolo dal titolo “Garlasco, il Dna sui pedali di Stasi: Capra contro la nuova ricostruzione, ‘Nessuna falsa prova’”, del 29 settembre 2026, parla di “ennesimo fronte di polemica tra i magistrati e la famiglia Poggi, sempre più arroccata sulla sentenza definitiva che ha condannato Stasi”.
La Procura della Repubblica di Pavia, guidata dal Procuratore Fabio Napoleone, invece sostiene che il Test del DNA eseguito sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi – eseguito nel 2007 – dal RIS Carabinieri di Parma ha dato un primo esito positivo, a cui ne sono seguiti due con esiti negativi.
Il fatto grave e discusso è che questi risultati di Test del DNA “inspiegabilmente, non furono comunicati al PM, che proprio su quell’elemento fece arrestare Stasi nel 2007”.

Viste tutte queste stranezze ed incongruenze, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, difensori di Alberto Stasi, hanno chiesto la “revisione del processo” del loro assistito alla Procura Generale di Milano, nella persona del Procuratore Francesca Nanni, alla quale chiedono di “capire se questi nuovi elementi, giuridicamente, possono rappresentare una prova a discarico di Stasi”.
Indagini approssimate, analisi fatte alla “io speriamo che”, comunicazioni non fatte, procedure bypassate, e intanto un condannato a 16 anni ma, soprattutto, una vittima – Chiara Poggi – che non riposa in pace in quanto non vi è la certezza sull’identità del suo/suoi assassino/i.
