I Cappellani militari – da anni nella discussione parlamentare – costano un occhio della testa. Cosa fanno oltre a fare (tanta) politica?
A Lampedusa, in provincia di Agrigento, in Sicilia, l’Ordinario Militare per l’Italia, monsignor Gian Franco Saba, si è unito al codazzo che ha organizzato la visita di Robert Francis Prevost, conosciuto come Leone XIV, il 4 luglio scorso.
Assieme all’Arcivescovo Saba anche i Cappellani della XV Zona Pastorale della “chiesa militare” che riguarda la Regione Sicilia. Con l’occasione l’Ordinario Militare ha incontrato tutti i Militari e le Forze dell’Ordine in servizio nell’Isola ed ha celebrato il Rito della Confermazione (cresima) presso il 134° Centro Remoto Radar dell’Aeronautica Militare.
Per “ingraziarsi” il vescovo vestito di bianco, monsignor Saba ha deposto una corona floreale “nel luogo del naufragio dei migranti, con la partecipazione delle motovedette della Guardia di Finanza, della Guardia Costiera e dell’Arma dei Carabinieri”. Un gesto assai demagogico che, però, segna la posizione “sinistrorsa” dell’attuale gestione in Vaticano.
I colleghi di “ACI Stampa”, organo d’informazione cattolica con sede nella celeberrima Via della Conciliazione, scrivono che Prevost ha espresso riconoscenza alle Forze dell’Ordine “per il loro servizio, spesso svolto in condizioni difficili evidenziando come il loro lavoro rappresenti un importante contributo alla salvaguardia della vita umana e alla sicurezza del territorio”.

Prima di scrivere qualcosa abbiamo atteso qualche giorno perché desideravamo sentire l’opinione di alcuni nostri lettori, sparsi per l’Italia, che indossano un’uniforme.
Ne sono uscite opinioni assai nette: la più diffusa è che bisognerebbe chiudere l’Ordinariato Militare che costa cifre astronomiche per avere, nei Reggimenti, Cappellani militari che costano ai contribuenti circa 9 milioni di euro l’anno e che, fattivamente, fanno politica più che assistenza spirituale.
Il Ministero della Difesa non ha soldi per rendere decenti gli emolumenti dei Militari ma riesce a coprire gli stipendi (paritetici a quelli degli Ufficiali in vegetata) e il mantenimento di oltre 160 sacerdoti con le stellette.
Gli italiani devono sapere che monsignor Gian Franco Saba, per il suo ruolo di “vescovo dei militari”, percepisce lo stipendio di un Generale di Corpo d’Armata. E’ normale?
In una “chiesa povera, per i poveri” ha senso che un vescovo percepisca circa 5.700 euro netti al mese? Al contribuente l’ardua sentenza.
L’immagine di copertina è stata generata con Microsoft Copilot AI.

I Cappelani militari sono punti di riferimento per i soldati. Si risparmi pure su tangibili sprechi, ben più alti, e che sono facilmente evidenziabili… Ma non si tocchi l’assistenza Spirituale ai militari.