Albanese tratto in arresto dai Carabinieri. L’immigrazione criminale non conosce battute d’arresto: urge intervenire.
Nel passato fine settimana un cittadino albanese, senza fissa dimora, è stato “inseguito e picchiato dai cittadini dopo il furto in una casa ad Arnad” e successivamente arrestato dai militari dell’Arma dei Carabinieri.

In un ottimo servizio realizzato dalla “TGR Valle d’Aosta”, Andrea Sansovini ha narrato che “è stato convalidato l’arresto dell’uomo, un albanese di 40 anni, sorpreso a rubare in una casa di Arnad e bloccato e malmenato da un gruppo di cittadini, organizzati in modo autonomo”.
Notizie come questa fanno ben sperare per il futuro. Evidentemente le persone hanno compreso che lo Stato è spesso assente ed hanno deciso di organizzarsi in modo autonomo per riportare ordine e disciplina nelle città.
Quando i Carabinieri sono giunti sul luogo della chiamata hanno trovato l’albanese con diverse ferite. Hanno chiamato i soccorsi sanitari dove all’immigrato è stata diagnosticata la frattura del bacino causata da una caduta mentre questi tentava di scavalcare una recinzione privata.

Il Giudice presso il Tribunale di Aosta ha deciso che l’immigrato deve soggiornare in carcere e lì verrà trasferito dopo le dimissioni dal reparto ospedaliero nel quale è ancora degente.
Da quanto è dato sapere “l’uomo si è avvalso dalle facoltà di non rispondere, dichiarando soltanto che in Albania faceva il cuoco. Il processo per direttissima è stato fissato per il 19 dicembre”.
I Carabinieri hanno fatto sapere che “al momento dell’arresto gli erano stati ritrovati 500 euro in contanti, una borsa di lusso e oggetti preziosi, per un valore complessivo della refurtiva di circa 5 mila euro”.
A detta di chi sta curando le azioni investigative “non si tratta di un furto mirato, ma di un tentativo tra tanti, nelle case della zona. L’intrusione sarebbe avvenuta attraverso una porta a zanzariera, divelta. Per questo motivo, il capo di imputazione sarebbe di furto aggravato, che prevede una pena da 4 a 7 anni”.
Il problema è che – per via del nostro ordinamento giudiziario – siccome l’albanese è incensurato “potrebbe cavarsela con pena inferiore ai quattro anni, domiciliari e divieto di dimora in Valle d’Aosta. Nessuna traccia dei complici, uno o forse due, che si sono dati alla fuga”.
Sarebbe il caso di metter mano al Codice Penale, inasprire le pene, togliere la marea di cavilli e facilitazioni di cui godono manigoldi, banditi e lestofanti.
I Carabinieri, ovviamente, non stanno dormendo ma, con professionalità ed impegno, stanno cercando di rintracciare i complici dell’albanese in stato di fermo. Allo stesso tempo, com’è giusto che sia, stanno cercando “i tre cittadini che avrebbero colpito il presunto ladro con un piccone, procurandogli lesioni giudicate guaribili in 30 giorni”.
Da quanto si evince dalle diverse narrazioni “all’arrivo dei Carabinieri erano presenti numerosi residenti armati di bastoni”.
La violenza non è mai la soluzione ma la Magistratura dovrà tenere in conto il senso di esasperazione di una cittadinanza stanca e stufa di venir vessata da quelle che Laura Boldrini ebbe il coraggio di definire “risorse”.
Naturalmente il soggetto albanese, al momento in stato di fermo, è da ritenersi innocente sino al pronunciamento di una sentenza definitiva.

Abbiamo già sopportato i troppi soprusi dei furfanti di origine straniera,, e data la vera LATITANZA dei politici e della Magistratura, siamo arrivati al “fai da te” dell’esasperazione e della disperazione dei cittadini. Il principio del non farsi giustizia da sé vale SOLTANTO nel caso che la soluzione secondo le leggi sia effettiva, concreta, severa e tempestiva. Da notare che non è giusto che chi ha subìto, ad es., furti, scippi, e un’infinità di reati a proprio danno, si veda privato della GIUSTIZIA nel vedere che il malfattore, di fatto, non venga sostanzialmente punito. Il malcapitato, pertanto, viene offeso due volte: dal delinquente e dalla Pubblica Amministrazione. Deluso, amareggiato, impaurito dal diffondersi a macchia d’olio del male impunito, può forse restare sempre “a disposizione” dei malfattori?
Carissimo Claudio, hai detto molto bene. Le persone iniziano a sentirsi abbandonate dallo Stato e vedono messo in forse il tanto declamato “stato di diritto”.
Concordo e confermo quanto detto da voi. Se la giustizia latita è giusto intervenire. Io lo dichiaro qui, che se sorprendessi qualcuno mentre cerca di entrare in casa mia, userei il coltello da cucina di mio nonno chef e gli taglierei una mano; non si sopporta più di avere la tremarella sia quando si esce che quando si sta in casa!!! Sono anziana e ho diritto di vivere in pace!!!