Le dichiarazioni del Segretario Generale Provinciale del SIULP Torino, Eugenio Bravo
“Ancora una volta ci troviamo a commentare un bilancio inaccettabile: circa un centinaio di appartenenti alle Forze dell’Ordine feriti durante gli scontri avvenuti in Val di Susa. Un copione che si ripete puntualmente ogni anno e che
non può più essere archiviato con le solite dichiarazioni di circostanza e con l’ennesima solidarietà di facciata. È ormai evidente che il cosiddetto Festival dell’Alta Felicità, rappresenta da anni il contesto all’interno del quale centinaia di antagonisti, delinquenti e violenti italiani ed europei si organizzano per assaltare travisati il cantiere e attaccare violentemente uomini e donne in divisa”.
Così Eugenio Bravo esordisce sottolineando come ormai sia un dato di fatto che si ripete sistematicamente e che non può più sorprendere nessuno affermando altresì come risulti incomprensibile che vi siano ancora politici e commentatori che fingano stupore davanti a quanto accade:
“È un’ipocrisia che offende chi, ogni anno, paga il prezzo più alto con ferite, ricoveri ospedalieri e conseguenze fisiche e psicologiche per aver semplicemente svolto il proprio dovere al servizio dello Stato. BASTA!!!! Se davvero si vuole prevenire il ripetersi di queste violenze, occorre assumere decisioni chiare e coraggiose. Non è più accettabile consentire che situazioni già note da anni continuino a degenerare in gravissimi episodi di guerriglia urbana”.
Il Segretario SIULP Torino afferma altresì come la prevenzione non si realizzi solo con le parole, ma con scelte politiche e amministrative concrete:
“Siamo stufi della mediocrità di chi prende decisioni con leggi sulla sicurezza praticamente “inutili”. E siamo stanchi delle passerelle istituzionali e delle dichiarazioni di solidarietà rilasciate a giochi fatti. Di quella solidarietà non sappiamo più cosa farcene. La solidarietà non impedisce che decine di poliziotti, carabinieri e finanzieri finiscano in ospedale. Non protegge chi ogni giorno indossa una divisa ed è mandato ad affrontare situazioni di estrema violenza. In questa occasione si è addirittura sfiorata la tragedia. Si è sfiorato il morto. E non è nemmeno la prima volta”.
Eugenio Bravo vuole evidenziare come non si possa più consentire che il rischio di perdere la vita tra gli appartenenti alle Forze dell’Ordine diventi un fatto da archiviare con rassegnazione:
“Ogni volta si sfiora l’irreparabile, ogni volta si promettono interventi, ogni volta tutto torna come prima. È una deriva inaccettabile per uno Stato di diritto. Chi indossa una divisa, in questi contesti, non si trova semplicemente a gestire una manifestazione, ma viene esposto a veri e propri attacchi con strumenti e modalità che mettono concretamente a rischio la vita degli operatori: bombe incendiarie, ordigni artigianali, bombe carta, pietre lanciate anche attraverso strumenti rudimentali come fionde, razzi e altri oggetti contundenti”.
Da decenni il SIULP di Torino denuncia criticità, propone soluzioni e chiede interventi normativi e organizzativi efficaci:
“Però, le nostre richieste restano inascoltate. Chi ha avuto responsabilità politiche e istituzionali in questi anni dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere che, di fronte a problemi così evidenti e ripetuti, non sono state date risposte adeguate”.
Il cantiere TAV rientra tra gli obiettivi sensibili strategici nazionali e la sua tutela rappresenta una priorità dello Stato:
“Per questo motivo l’impiego di militari, con compiti e responsabilità ben definiti, non può essere considerato una scelta folle o straordinaria, ma uno strumento possibile per garantire una migliore gestione delle risorse e consentire alle Forze dell’Ordine di essere maggiormente disponibili per gli altri contesti urbani e territoriali”.
Occorre anche evidenziare come di fronte a una situazione che si ripete da anni con le medesime modalità violente
possa anche ritenersi opportuno vietare manifestazioni che, allo stato dei fatti, rappresentano il presupposto per questiepisodi:
“Deve perciò essere valutata come una scelta necessaria e inderogabile nell’interesse della sicurezza pubblica. Se una classe politica sulla scena nazionale da decenni non è in grado di garantire il rispetto dello Stato di diritto, di far applicare le leggi e di assicurare la tutela degli operatori di polizia, dovrebbe avere il coraggio e la responsabilità di fare un passo indietro, lasciando spazio ad altri che, ci auguriamo, siano maggiormente capaci di affrontare e risolvere questi problemi”.
Per poi concludere affermando con determinazione:
“Il SIULP Torino non intende più assistere passivamente a questa continua orribile situazione. Se la politica continuerà a dimostrarsi incapace di garantire un’adeguata tutela agli appartenenti alle Forze dell’Ordine, il sindacato valuterà ogni iniziativa legittima e consentita per difendere con maggiore forza la dignità, la sicurezza e i diritti di tutti gli operatori di polizia“.
Ma in Val di Susa, sulla sicurezza, lo Stato deve parlare con una sola voce. Come se non bastassero i violenti scontri che hanno provocato oltre un centinaio di feriti appartenenti alle Forze dell’Ordine, e l’inadeguatezza della politica a risolvere un problema gravissimo di incidenti e di scontri che si ripetono ogni anno da 15 anni, apprendiamo che il Tribunale ha negato la convalida dell’allontanamento di tre cittadini francesi appartenenti all’area antagonista.
Una “ultima ora”, sempre per voce di Eugenio Bravo, ci racconta del fermo di tre soggetti in Val di Susa, trovati a
bordo di un’autovettura in possesso di passamontagna, maschere da sub e stivali da pescatore, tutti gravati da precedenti specifici e con equipaggiamento già utilizzato in occasione di violenti assalti ai cantieri e alle Forze dell’Ordine, il che aveva determinato l’attivazione delle procedure di prevenzione previste dalla nuova normativa.
“Tuttavia – ricorda polemicamente Bravo – nonostante i provvedimenti adottati dal Prefetto e dal Questore in applicazione del Decreto Sicurezza recentemente varato dal Governo, la mancata convalida del Tribunale ne ha impedito l’esecuzione. Rispettiamo le decisioni dell’Autorità giudiziaria, ma non possiamo non rilevare una evidente contraddizione tra l’attività di prevenzione svolta dalle Forze di Polizia e gli esiti finali del procedimento”.
La questione non riguarda il numero delle persone coinvolte, bensì il principio che deve guidare l’azione dello Stato. Se soggetti con precedenti specifici vengono fermati in Val di Susa con materiale inequivocabilmente riconducibile a quello utilizzato durante gli assalti ai cantieri e alle Forze dell’Ordine e ciò non viene ritenuto sufficiente per l’applicazione delle misure di prevenzione, è inevitabile interrogarsi sull’effettiva efficacia degli strumenti che il legislatore ha voluto introdurre:
“Il rischio è che si svuoti di significato l’azione preventiva dello Stato e il lavoro quotidiano delle Forze di Polizia. La sicurezza dei cittadini, la tutela delle infrastrutture strategiche, l’ordine pubblico e l’incolumità delle donne e degli uomini in divisa devono rappresentare un obiettivo comune di tutte le Istituzioni. Al di là delle legittime e reciproche prerogative, è indispensabile che lo Stato sappia esprimere una linea coerente e condivisa, perché solo un’azione unitaria conferisce forza e credibilità agli strumenti di prevenzione e consente di contrastare efficacemente chi continua a portare violenza in Val di Susa.”
