Secondo il rapporto “Petrolio per la repressione” del Miranda Center for Democracy
Tra il 1999 e il 2025 il regime di Hugo Chávez e Nicolas Maduro ha trasferito l’equivalente di 63,8 miliardi di dollari alla dittatura cubana. La maggior parte di questo importo è derivato da sussidi petroliferi preferenziali, cancellazioni del debito e progetti infrastrutturali finanziati dal Venezuela sull’isola.
Il documento, basato su audit PDVSA, contratti ufficiali e declassificazioni, afferma che non si è trattato di semplice “aiuto fraterno”, ma di uno scambio esplicito: petrolio in cambio di intelligenza, consulenza repressiva e controllo politico cubano sull’apparato di sicurezza venezuelano.
L’accordo, formalizzato nell’ottobre 2000 e prorogato per più di due decenni, ha permesso a Cuba di ricevere circa 40 miliardi di dollari nominali in greggio e derivati, una cifra che corretta in dollari costanti del 2026 supera i 63 miliardi. In cambio, ufficiali cubani hanno progettato e gestito strutture come il gruppo di risposta immediata della Guardia del Popolo (GRUCE), la direzione generale del controspionaggio militare (DGCIM) e il sistema di sorveglianza di massa che ha consolidato il controllo chavista.
Il rapporto lo definisce “l’occupazione cubana più costosa della storia pagata dalla stessa vittima”.
Con questa somma, secondo calcoli indipendenti diffusi dopo la pubblicazione del rapporto, il Venezuela avrebbe potuto finanziare 15 anni interi del suo sistema sanitario pubblico o costruire dieci raffinerie ad alta complessità.
Al contrario, il paese ha accumulato collasso elettrico, carenza di medicinali e la più grande crisi migratoria della sua storia, mentre Cuba ha mantenuto il suo apparato repressivo e la sua economia sovvenzionata. Il Miranda Center sottolinea che il costo reale per i venezuelani è stato ancora maggiore se si considerano gli interessi perduti e i danni al patrimonio nazionale.
Il caso è tornato a suscitare polemiche dopo che Televen ha diffuso il rapporto nei suoi spazi informativi. Organizzazioni della diaspora e deputati oppositori chiedono che la Corte penale internazionale e l’Assemblea nazionale eletta nel 2024 includano questi trasferimenti come prova di “corruzione sistematica e contro l’umanità”.
Nel frattempo, il governo dell’interim Delcy Rodriguez non ha dato risposta ufficiale al documento.
Può essere considerato “aiuto umanitario” un trasferimento di 63 miliardi di dollari che, in cambio, rafforza un apparato repressivo in un altro paese? Se queste risorse fossero rimaste in Venezuela, sarebbe stato sufficiente per evitare il collasso economico e migratorio degli ultimi vent’anni?
Fonte: / Miranda Center for Democracy https://mirandacenter.org/
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