Una ricerca scaturita dall’isteria politico-energetica di un’Europa in crisi d’astinenza

In Pakistan accordo di tregua tra USA e Iran! Una buona notizia per il mondo.
Il futuro è incerto per migliaia di navi bloccate nello stretto di Hormuz, e per tutti i paesi che si affacciano su un Golfo Persico, centro martoriato dell’economia mondiale. Mentre le raffinerie e le petroliere ancora in fiamme anneriscono il cielo e la coscienza dell’umanità.
(E noi europei civiltà “superata” a far raccolta differenziata…)
L’Europa è alla canna del gas per l’ennesima volta. L’Occidente, drogato consumatore di energia, trema e tentenna. I voli di linea attendono il carburante che già scarseggia. Arriverà?
Austerity, Lockdown, recessione…vecchie parole che tornano, spauracchi sul nostro complicato modo di vivere. La borsa rimbalza, il futuro è incerto.
Nel frattempo… mentre il potenziale delle tecnologie relative alle energie rinnovabili ancora, e purtroppo arranca tra la ruggine di polemiche, pregiudizi e incompetenza, è tempo di svincolare l’Europa dalle ottuse, indolenti fameliche dipendenze di energie fossili provenienti dal Medioriente e concentrarsi su nuovi giacimenti di gas e di petrolio nell’area del Mar Mediterraneo.
Giacimenti ancora non sfruttati, ma importanti per un inquinante rifornimento che renda il Vecchio Continente, il più possibile indipendente dai paesi arabi.
(Così da poter garantire l’immensità dell’energia necessaria alle nostre, spesso superflue e inutili vanità occidentali)
Ne è scaturita un’interessante ricerca dai poliedrici aspetti.
La situazione dei giacimenti di gas e petrolio nel Mediterraneo è molto rilevante e ancora in evoluzione: negli ultimi 15–20 anni si è scoperto che il bacino (soprattutto orientale) contiene risorse significative, ma una parte consistente non è ancora sfruttata o è solo in fase iniziale.
Le stime sono incerte, molte aree non sono state esplorate ed è possibile una sottovalutazione delle risorse
Tra le zone del Mediterraneo che sono potenziali fonti di idrocarburi, la parte orientale è la più promettente, tanto da essere considerata una nuova “provincia energetica globale”.
I Paesi coinvolti sono rispettivamente: Egitto, Israele, Cipro, Libano, Siria, parte della Turchia e Striscia di Gaza nell’area offshore.
Le stime complessive relative al Gas variano fino a ~10.000–11.000 miliardi di m³ (bcm). Per quanto riguarda il Petrolio: ~1,7 miliardi di barili.
Fonti di Città Nuova e altri sguardi sul Web
L’insieme della zona orientale coprirebbe l’equivalente di anni di consumo europeo, quindi è strategicamente enorme.
I grandi & principali giacimenti già individuati sono quelli di:
- Zohr (Egitto) → ~850 bcm (il più grande del Mediterraneo)
- Leviathan (Israele) → ~600 bcm
- Tamar (Israele) → ~280 bcm
- Aphrodite (Cipro) → ~140 bcm
fonti: (Città Nuova)
Altri più recenti sono quelli di:
- Glaucus, Calypso, Cronos, Zeus (Cipro)
- Karish, Tanin (Israele)
I giacimenti NON (o poco) sfruttati come quelli di Cipro, dove sono stati scoperti 5 giacimenti principali per un totale stimato di: 13–18 Tcf (~370–500 bcm). Quindi, circa 370-500 Miliardi di metri cubi di gas naturale, pari a 2,16 – 3,00 miliardi di barili equivalenti di petrolio.
Cipro è un caso emblematico poiché la produzione è ancora quasi nulla per mancanza di infrastrutture, per dispute con la Turchia e per i costi degli impianti offshore.
Fonti: piano-export.gov.it.
Il Libano è una zona dall’alto potenziale dove l’esplorazione è recente, ma lo sfruttamento è quasi nullo, annichilito prima che dai confini marittimi con Israele, dalla guerra infinita con Hezbollah che sta devastando il Paese dei cedri. Cosa che autorizza qualche sospetto: c’è sempre il petrolio di mezzo.
Anche la Siria presenta possibili riserve offshore nel Levante, ma bloccate dall’instabilità politica.
Infine, Gaza dove esiste un modesto giacimento, in teoria, palestinese. Una risorsa mai sviluppata per i tristi avvenimenti che hanno coinvolto l’area. Una ricchezza che fa insorgere numerose domande, troppi perché.
Le zone del Mediterraneo centrale (Italia, Libia, Tunisia) hanno risorse interessanti ma più frammentate. Molti giacimenti sono stati già oggetto di sfruttamento, mentre esiste un quantitativo ancora potenziale offshore in altre zone (Adriatico, Canale di Sicilia).
Il Mediterraneo occidentale (Spagna, Francia) attualmente ha un potenziale limitato e l’esplorazione è ridotta anche per via di vincoli ambientali.
In Italia vi sono giacimenti ancora inutilizzati nell’Adriatico e nel canale di Sicilia. È un potenziale utile, ma non risolutivo, fermo per vincoli ambientali, moratorie e opposizione politica. Inoltre, il Mar Ionio non è stato ancora esplorato e settori del canale di Sicilia antistanti la Libia e la Tunisia sono ricchi di giacimenti che si possono attivare, ma al di fuori delle competenze italiane.
Dunque, un potenziale sfruttamento di questi giacimenti potrebbe sostituire i paesi arabi?
Valutando che cosa sta accadendo in Medioriente, tra lo stretto di Hormuz, il Golfo Persico e lo stretto di Bab al–Mandab sarebbe una soluzione significativa seppur non completa, almeno nel breve periodo, ma occorre rendere le scelte operative.
La vicinanza geografica con l’Europa, le grandi riserve già scoperte e i nuovi giacimenti in arrivo ancora da sfruttare sono risorse molto promettenti. La crisi innescata dalla terza guerra del Golfo dovrebbe finalmente smuovere l’inerzia mediterranea che si trascina dalla guerra del Kippur e accelerare i tempi.
(Da allora abbiamo lasciato mari di plastica e riscaldamento globale ai nostri figli, in cambio di smartphone e isolamento mentale)
Le fonti energetiche rinnovabili restano la tardiva risposta più logica ed ecosostenibile, ma le scelte affezionate alle fonti fossili che giacciono nel “mare nostrum” patiscono endemiche malattie che devono guarire: l’instabilità politica, le guerre e le infrastrutture insufficienti.
Progetti come il gasdotto EastMed mirano proprio a questo. Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
(Articolo di cronaca e allo stesso tempo di autocritica dei nostri paradossi, l’autore si scusa per certi controsensi)
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Il mondo avanza, sempre più affamato di risorse, non si può arrestare questa sete. Sicuramente qualcosa fermerà questa fame di energia e la terra inghiottirà tutto e tutti. E’ solo questione di tempo ma è inevitabile.
Forse si tornerà all’età della pietra, come minacciava il dittatore arancione, ma non siamo preparati come i nostri avi, non sapremmo neanche accendere un fuoco. Abbiamo giacimenti nell’adriatico, ma con i verdi che bloccano qualsiasi iniziativa in nome di una utopica realtà faunistica, facciamo -ed abbiamo fatto- in modo che ne usufruisse la Slovenia. Che dire, speriamo che ce la caviamo…