Gli artefici del Disordine Mondiale impongono un Rinascimento Europeo. Si… Può… Fare!
Dal venerdì Santo alla Pasqua un continuo appello per la pace e un monito ai padroni del mondo da parte di Papa Leone XIV .
Infatti, non è più il momento dei giri di parole. Donald Trump ha calpestato diritti dei popoli e accordi ormai raffermi. La disastrosa campagna iraniana strillata ai quattro venti si è trasformata in una palude mediorientale che destabilizza il mondo, è l’ultima trovata del Buffalo Bill statunitense, che vistosi disatteso ha tuonato: “La Nato mi disgusta, l’abbandono!” Attendiamo la prossima?
Il Boss era già partito male, screditando l’ONU, i programmi ambientali delle COP e di fatto, smantellando l’Alleanza Atlantica. Ha fatto i capricci per il Nobel, voleva il Canada e poi la Groenlandia, infine, col benestare di Putin, si è regalato il petrolio di bassa qualità, ma zeppo in Venezuela, ha messo dazi a non importa chi, direttore d’orchestra del mercato americano. Questo e altro, e anche in patria gli statunitensi non lo reggono più.
È il momento di ricompattare un’Europa frammentata, ma offesa, e di “fare quadrato” intorno alle proprie forze storiche e a uno stile di vita civile, accogliente e pacifico, allungare le distanze dal macellaio Benjamin Netanyahu e dal suo Trump-vassallo, al quale non dobbiamo più nulla.
Borioso e arrogante traditore, ha bollato l’Europa come tigre di carta da cui divorziare. Sicché Vladimir Putin sgranocchia popcorn e beve vodka tra le mura del Cremlino. Ha raggiunto un suo obiettivo storico senza sparare un altro colpo, non ancora.
Un Rinascimento Europeo che non si può rimandare.
Forse l’Europa ha pochi amici, ma non è il momento né di una autocritica, né di indugiare sui nostri ruoli servili tra i due blocchi nucleari, noi popoli sacrificali di quella guerra fredda che non è mai finita. L’Unione fa la forza! È un richiamo a tutti i governi, per un baricentro decisionale dove anche i più fedeli simpatizzanti del Donald Trump, sappiano prendere le dovute distanze.
È il momento della consapevolezza, di armonizzare i contrasti e poi, ripartire con neo–Illuminismo senza rifare bizantini errori centenari. Francia, Germania e Italia stanno serrando le fila, e anche il Regno Unito, per voce del premier Keir Starmer, ha definito la Nato come “miglior blocco difensivo al mondo”.
Quindi, per disegnare un volto moderno, saldo e peculiare, l’Europa dovrebbe decretare un Nuovo Ordine Europeo che lavori per consolidare un’etica culturale propria, accogliente e multietnica, ma prima di ogni cosa, al centro del dibattito europeo, delle università, dei centri studi politici e militari, è già in atto uno sforzo sinergico teso a rafforzare la sicurezza, l’indipendenza e la filiera produttiva.
Sicurezza articolata in:
- difesa comune: formazione di un moderno esercito comune conforme ai principi dello Statuto delle Nazioni Unite, riducendo in ogni modo la dipendenza dagli USA;
- cybersecurity: investimenti in tecnologie di difesa informatica e protezione delle installazioni basilari da minacce esterne.
- Controllo delle frontiere: rafforzare Frontex e sviluppare una politica migratoria comune per gestire flussi migratori e minacce transnazionali.
- Sicurezza interna: creare un sistema di polizia integrato che garantisca la sicurezza interna da una violenza organizzata in progressiva evoluzione.
Indipendenza
- energetica:
- accelerare la transizione verso fonti rinnovabili;
- ottimizzare i consumi interni attuando piano REPowerEU;
- incrementare la gestione dell’energia con il metodo Smart Gird;
- diversificare le forniture di gas e materie prime per ridurre la dipendenza da paesi extra europei;
- tecnologia & dati: creare un impianto cloud e digitale europeo per proteggere i dati sensibili e ridurre la connessione con aziende extra-UE;
- politica industriale
- attuare un censimento delle materie prime presenti nell’UE e ricercarne di nuove per diminuire la dipendenza da paesi terzi;
- incentivare la produzione di semiconduttori, batterie e tecnologie chiave per evitare colli di bottiglia nelle forniture;
- contrastare la politica invasiva di paesi extraeuropei che producono in condizione di concorrenza sleale;
- attuare una politica inversa a quella USA, priva di dazi, soprattutto per i nuovi mercati dei paesi emergenti.
Filiera produttiva
- mercato unico interno: rimuovere le barriere che limitano la competitività e armonizzare le normative fiscali e del lavoro;
- economia circolare: modello di produzione e di consumo interno di risorse sostenibili, col minor numero di sprechi, un uso di materiali duraturi e massimo riciclo degli stessi;
- mercato estero: perseguire una politica economica che sappia interagire con altri mercati in via di espansione, può incrementare l’acquisizione di nuovi, alternativi clienti;
- rilocalizzazione strategica: riportare in Europa la produzione di beni essenziali per evitare future crisi nelle catene di approvvigionamento;
- investimenti in innovazione: creare un fondo sovrano europeo per finanziare startup e aziende in settori strategici come l’intelligenza artificiale, la robotica e la biotecnologia.
Conclusioni e proiezioni per prossimi approfondimenti
Stando alle agenzie e alle fonti consultate, sono questi i punti fondamentali che, da Parigi a Berlino, da Londra a Roma e infine a Bruxelles, gli analisti stanno cercando di affrontare con un’unica voce, anche se lo scenario politico ed economico europeo è ancora lontano dall’emergenza che non può aspettare.
Un’Europa più compatta in tutti questi settori sarebbe già da tempo indipendente, capace di competere a livello globale, ma altri rischi si annidano in losche lusinghe dei nuovi Imperatori.
Il miliardario americano ha le mosche nel cervello e sputa sullo storico alleato, mentre ad est, lo Zar che gongola, corteggia e intimidisce i remoti confini del Patto di Varsavia. Non sarà facile restare uniti, ma. Si… Può… Fare!
Molti dei punti trattati derivano da concetti oggi centrali nel dibattito europeo, e sono ricavabili da fonti come:
Per Sicurezza e difesa: Unione Europea- documenti ufficiali sulla difesa comune (es. Strategic Compass) e rapporti sulla cooperazione UE-NATO; Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – approfondimenti su sicurezza europea.
Per Indipendenza energetica e tecnologica: reminiscenze del Politecnico; Agenzia Internazionale dell’Energia – report su dipendenza energetica e transizione verde.
Per la politica industriale: Banca Centrale Europea – report su competitività e integrazione economica; World Economic Forum; YouTube; articoli vari.

e si purtroppo quello che hai descritto in maniera così completa e la… verità.
l Europa si .. può..fare .