La “Torino bianca” vista e narrata da Ezio Marinoni
Ben pochi, fra i tanti pazienti che ogni giorno entrano nell’ospedale San Luigi di Orbassano immaginano la storia plurisecolare che ha portato all’attuale struttura polifunzionale.
Un fascicolo stampato dalla Tipografia del Collegio degli Artigianelli (Torino, 1929) ci racconta questa storia: Il Sanatorio della Regia Opera San Luigi in Torino (Gerbido).
La veduta prospettica inserita all’inizio di questo fascicolo (p. 3), di autore anonimo, ci offre una pianta a triangolo che potrebbe ricordare un pino o un albero di Natale. L’edificio raffigurato si affaccia sullo “stradale di Orbassano”.
I brevi cenni storici che vi sono contenuti ci raccontano le origini di questa opera sociale (p. 5).
« L’Opera pia di San Luigi Gonzaga ebbe origine dalla Società dello stesso nome sorta in Torino sulla fine del secolo XVIII per l’assistenza dei poveri infermi abbandonati.
Riconosciuta con R.R. Patenti del 22 agosto 1797 essa aveva avuto dal Municipio la concessione gratuita di un’area fra le vie S. Chiara e Giulio, corso Valdocco e via Deposito per la costruzione di un ospedale destinato all’assistenza dei poveri affetti da una delle quattro malattie speciali: cancro, idrope, cronica, marasmo, tisi. »
Tre nomi stradali si sono conservati, mentre via Deposito è diventata l’attuale via Piave, dove si sviluppa l’Archivio di Stato di Torino.
Il 26 marzo 1818, dopo la bufera napoleonica, nel clima della Restaurazione monarchica e alla presenza del Re di Sardegna, iniziano i lavori di costruzione. L’incarico è affidato a Giuseppe Maria Talucchi (Torino, 6 febbraio 1782 – Torino, 2 dicembre 1863), a cui si deve, fra l’altro, la Rotonda che porta il suo nome, all’interno della Pinacoteca Albertina., oltre che del Collegio dei Nobili del Guarini (in un secondo tempo sede dell’Accademia delle Scienze), nonchè il portale d’ingresso dell’Università di via Verdi.
Le esigenze di ospedalizzazione crescono nel tempo e i letti disponibili si rivelano insufficienti, per cui si stabilisce di costruire un nuovo ospedale (i tempi cambiano, ma non troppo, se pensiamo al presente) e l’Opera San Luigi risponde alla nuova richiesta di costruire un sanatorio per i “malati di petto” grazie a benefattori e istituzioni. Nel 1899 si verifica, infatti, « il concorso poderoso di uno fra i più munifici istituti cittadini, la Cassa di Risparmio, che dopo aver erogato, nella ricorrenza dell’80° anniversario della sua fondazione, la somma di mezzo milione a beneficio dell’istituendo Sanatorio, accrebbe ancora le sue benemerenze con nuove elargizioni per l’erezione dell’istituto.
E il 27 giugno 1904 fu posta la prima pietra del Sanatorio che dopo tre anni di lavoro condotto con infaticata solerzia poteva iniziare la sua opera di sollievo del dolore umano. » (p. 5).

Che cosa avviene del precedente complesso? Anche qui, si ravvisano molte somiglianze con l’attualità, se pensiamo al dismesso ospedale Maria Adelaide…
« Pochi anni erano trascorsi quando l’Amministrazione affrontò un altro problema poderoso: la cessione al Municipio del vecchio fabbricato di via Santa Chiara che era ormai diventato inadatto ai bisogni, e l’erezione presso il Sanatorio di un secondo grandioso padiglione che venne in breve ad aggiungere 426 letti ai 216 dell’edificio primitivo. Anche a quest’opera sovvenne largamente la munificenza della Cassa di Risparmio, del Comune di Torino e dell’Istituto di San Paolo. La fondazione Carlo Alberto per le malattie della pelle viene intanto passata ad altro ospedale e l’Opera S. Luigi concentra tutte le sue attività all’assistenza dei tubercolotici. » (p. 6).
Nel 1909, quando è completato, dove sorge il nuovo ospedale e quanto si estende?
« L’Ospedale Sanatorio della R. Opera San Luigi sorge sopra un appezzamento di circa 14 ettari di terreno in prossimità della strada di Orbassano, a mezzo chilometro dalla cinta daziaria, alquanto sopraelevato sul piano della città. » (p. 7).
Siamo in corso Orbassano 339, in località Tre Tetti (o Tre Tetti Nigra), così detta per la presenza di tre cascine che chiudevano, con la loro forma a “C”, il percorso della strada. Di esse, oggi rimane soltanto la Cascina Carassio, in strada del Portone angolo via Bertani.
Quale poteva essere l’aspetto del nuovo ospedale? Quale impressione ne traeva il visitatore o il paziente?
« L’impressione che il visitatore ritrae al primo vederlo è ottima: è un palazzo, anzi un complesso di palazzi che per la genialità del disegno signorile e snello, per la vivace spezzatura della linea, per l’ornamentazione elegante e fresca si distacca dai comuni stabilimenti di beneficenza eretti con pesante e squallida uniformità d’architettura e diffonde intorno come un senso di letizia e di conforto. » (p. 7).
Inoltre, « A rendere più gradevole il soggiorno si aggiunge lo splendore orientale del panorama delle colline degradanti a sud e la magnificenza del quadro delle montagne e ergentesi sulla linea nordica dell’orizzonte, che dalle soleggiate terrazze si possono contemplare e che formano all’edificio un’incantevole corona di bellezze naturali. » (p. 8).
L’insieme dei fabbricati ha una sua complessa solennità, come ci racconta ancora l’anonimo cronista.
« Come si scorge dalla pianta, una galleria di comunicazione unisce i tre padiglioni principali e separa in ciascuno il reparto maschile da quello femminile. In ciascun reparto sono distribuite, in tre piani, le camere da letto, tutte con esposizione di sud sud – est. Ampie sale di riunione accolgono i malati che non sono obbligati a letto.
Un avancorpo centrale del primo padiglione contiene gli uffici d’amministrazione, l’alloggio dei cappellani e del medico di guardia. Tra il primo ed il secondo padiglione trovansi da una parte la Chiesa e dall’altra l’alloggio delle Suore. Nei sotterranei hanno sede la cucina, la dispensa, il refettorio del personale ed i macchinari. » (p. 9).
Il fascicolo ci elenca anche i servizi “generali” offerti dall’ospedale di stradale Orbassano.
« L’acqua è provvista mediante estrazione e sollevamento meccanico dal sottosuolo, derivandosi invece dalla rete generale dell’acqua potabile per uso della lavanderia, alla quale è destinata pure l’acqua di ricupero dell’impianto frigorifero.
L’energia elettrica è usata per l’illuminazione, per i compressori delle caldaie e nafta, per le pompe di sollevamento di acqua, per le macchine della lavanderia, per gli ascensori e montacarichi, per i ferri da stiro, i ventilatori, gli apparecchi di radiologia, ecc.
Il riscaldamento è fatto a circolazione d’acqua con una centrale termica di dodici caldaie a nafta, mentre due caldaie Cornovaglia servono per la produzione di acqua calda.
È in corso l’installazione della macchina lavatrice e sterilizzatrice delle stoviglie, nonché l’impianto del forno d’incenerimento dei rifiuti, non essendo più sufficiente, dopo l’ampliamento dell’ospedale, l’uso delle caldaie a tramoggia per la distribuzione della segatura e dei rifiuti in genere. » (pp. 12/13/14/15).
Dalla pagina 16 alla 19 del citato fascicolo sono descritti i servizi sanitari offerti dal San Luigi.
« L’assistenza sanitaria è affidata a tre medici primari con cinque assistenti ciascuno e ad un chirurgo primario con un assistente.
Nelle sezioni mediche si pratica la cura d’aria completata da tutti i sussidi terapeutici di cui dispone la tisiologia moderna: tubercolinoterapia, chemioterapia aurea, calcioterapia, cura arsenicale, ecc. Fra tutti gli interventi terapeutici tiene sempre il primo posto per importanza di esiti il pneumotorace artificiale.
E il Sanatorio S. Luigi ha il merito di essere stato fra i primissimi istituti a studiare e praticare la collassoterapia polmonare secondo le istruzioni del grande maestro italiano prof. Forlanini.
La sezione chirurgica è convenientemente attrezzata per la chirurgia del torca e gran numero di casi di tubercolosi.
Due gabinetti, completamente attrezzati, sono adibiti alla radiologia. Esistono inoltre un laboratorio di ricerche cliniche, un gabinetto di laringoscopia e un gabinetto odontoiatrico. L’ospedale è fornito di farmacia interna. »
Il fascicolo si conclude con la “dieta” somministrata ai pazienti ricoverati, che evidenzia una minuziosa cura nei dettagli.
« Colazione: Caffè e latte con pane.
Pranzo: Minestra di riso, o pasta, in brodo con verdura, o risotto, o pasta asciutta. – Piatto di carne con patate o verdura. – Frutta di stagione o formaggio. – Vino oppure latte. – Pane.
Merenda: Latte.
Cena: Minestrina di riso o pastina in brodo. – Due uova, e verdura oppure salame o formaggio o o frutta di stagione o marmellata o miele. – Vino oppure latte. – Pane. »
All’inizio del secondo conflitto mondiale, secondo “Museo Torino”, « Il complesso del San Luigi Gonzaga di corso Orbassano era costituito da un insieme di edifici in muratura di quattro, tre, due e un piano fuori terra per un totale di 665 locali e una cappella ad uso interno. Durante l’incursione aerea del 18 novembre 1942, bombe dirompenti causarono la distruzione di parte dei fabbricati. Soffio di bomba dirompente provocò il quasi totale distacco della copertura del tetto, il crollo imponente dei muri divisori, lo schiantamento totale degli infissi. Dalla scheda di censimento dei danni del 26 settembre 1945, i lavori di ripristino risultavano in corso. »
Nel 1970 , infine, l’Ospedale San Luigi Gonzaga viene nuovamente trasferito, andando a occupare l’attuale sede, in Regione Gonzole di Orbassano. E qui, l’originaria valenza di sanatorio si evince dalla struttura a padiglioni, con ampi terrazzi soleggiati e lunghi corridoi di collegamento, oltre che dal vastissimo parco che circonda l’Ospedale.
Oggi, al posto del San Luigi di corso Orbassano 339, si estende una parte di quella che era l’area dello stabilimento Fiat Mirafiori, che i torinesi guardano con nostalgia quando transitano per quella strada, pensando alla città che fu dell’automobile, ormai sbiadito ricordo fra capannoni vuoti o in disuso.

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