Un documento dell’epoca Napoleonica conferma la seconda ipotesi
Una “Guerra Ibrida” (in inglese hybrid warfare) è una strategia militare che impiega e mescola elementi delle guerre convenzionali e delle guerre non convenzionali, come la guerra politica, la guerra economica, la guerra irregolare, la guerra psicologica e gli attacchi cibernetici con altri metodi di influenza, come fake news, diplomazia, guerre legali e interferenze nei processi elettorali. Combinando le operazioni cinetiche con gli sforzi sovversivi, all’interno di un impegno bellico informale e non dichiarato, l’aggressore intende evitare l’attribuzione di responsabilità e restare nel campo della negabilità plausibile.
Il concetto di “Guerra “Ibrida” può descrivere la dinamica flessibile e complessa dei campi di battaglia, tradizionali e nuovi – come la rete e la mente –, che richiedono risposte altamente adattabili e resilienti. Il mondo accademico e le forze armate, a seconda del contesto e della cultura militare, tendono a utilizzare diversi termini per riferirsi a questo tipo di conflitto, che dunque gode di una pluralità di sinonimi, tra i quali guerra di quinta generazione, guerra non lineare, guerra non tradizionale, guerra senza limiti e influenzamento ibrido. (da Wikipedia)
La definizione di “Guerra Ibrida”, come sopra esposta, vuole essere sufficientemente esaustiva, evidenziando tuttavia che questa realtà è in continua espansione in quanto espressione dell’evoluzione esponenziale della tecnologia e dell’Intelligenza Artificiale.
Domanda: nel passato si sono rilevate forme analoghe o riportabili a queste tipologie moderne?
La storia, se rivisitata con questa specifica intenzione e attenzione, ci offre un panorama variegato di eventi significativi, che inducono a prendere atto che in tutte le epoche storiche si sono utilizzati metodi di “guerra ibrida”, ovviamente caratterizzati dalle capacità tecniche delle rispettive epoche.
Ne fanno memoria episodi della Bibbia, delle civiltà mediterranee, dell’antica e lunga storia Romana, del Medioevo, dei conflitti del sei-settecento europeo, delle guerre coloniali americane e fino ad oggi (Libano del 2026, Isis 2014, guerre Medio orientali, e interferenze russe dagli anni 2010, ecc.).
Alla fine del XVIII secolo Carl von Clausewitz (Burg, 1 luglio 1780 – Breslavia, 16 novembre 1831) – generale, scrittore e teorico militare prussiano – affermava: “Ogni era ha il suo tipo di guerra, le sue condizioni di limite e i suoi preconcetti peculiari» .
Ad ulteriore conferma di questa irrinunciabile pratica ci giunge un documento, (Ricerca storica del prof. Marco Preioni – 4 dicembre 2025) con relativo commento, che riportiamo integralmente.
LA “GUERRA IBRIDA” AL TEMPO DI NAPOLEONE
” Le parole dell’ ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (nomen omen) riportate dalla stampa, sicuramente decontestualizzate, sono state prese a pretesto per polemiche antigovernative.
Ha fatto bene il ministro Crosetto a spiegare che parlare di attacco preventivo sul terreno della guerra ibrida non è affatto fuori luogo.
Da tempo subiamo e contrastiamo dinamicamente attacchi da parte di potenze straniere che finora siamo riusciti a contenere efficacemente.
Non si pensi ad una guerra di cannoni e bombe ma di spionaggio, attacchi telematici, turbativa di mercati, e disinformazione orchestrata per far credere cose non vere.
E proprio su questo ultimo fronte c’è un famoso avviso dato dal Duce durante la guerra : “Taci, il nemico ti ascolta“.
La guerra ibrida è anche questo e forse è così da sempre; sicuramente era nota e combattuta sul fronte interno anche da Napoleone.
Basta leggere uno dei tanti messaggi quotidiani mandati all’ Imperatore dal ministro dell’ Interno Fouché (La Police Secrète du Premier Empire – documenti degli Archivi Nazionali Francesi):

Bollettino di martedì 22 aprile 1806
1034 – Parigi. Giornali – Il ministro ha ribadito ai redattori dei giornali le osservazioni che così spesso invia ad essi , relativamente agli articoli politici delle loro pubblicazioni. Ogni redattore crede di aver adempiuto al suo compito allorquando ha fatto un articolo d’ingegno/di spirito nel suo giornale. Il resto è lasciato relegato ad un semplice impiegato, addetto ai materiali della pubblicazione. Sua Eccellenza avverte ogni redattore che sarà divenuto responsabile di tutti gli articoli del suo giornale; quando si attinge dalle gazzette straniere, si deve essere tanto più attenti a fare una buona selezione quanto più questo articolo ha più influenza sull’opinione pubblica, che è quasi sempre cauta rispetto tutto ciò che viene scritto a Parigi.
La guerra tra Francia e Inghilterra aveva momenti di stasi sui campi di battaglia, ma proseguiva ibridamente strisciante con embarghi, dazi, confische di beni e proprio con la divulgazione di notizie false dalle quali il popolo francese doveva essere messo in guardia, come si legge nel bollettino del 22 aprile 1806″.
L’esempio sopra riportato induce ad una semplice riflessione. La cosiddetta “Guerra Ibrida” è stata una pratica necessaria per fornire alle tattiche tradizionali di ogni tempo quel “plus” di aggiornamento tecnologico innovativo per permettere, ai contendenti in campo, di sperare di prevalere vantaggiosamente sull’avversario.
Si può ragionevolmente ipotizzare che, avviato questo irreversibile “percorso competitivo”, nessun “potere costituito” intenderà rinunciarvi. Anzi sarà l’opposto, operando costantemente per questa finalità nel massimo della segretezza.
In fondo questa è la dimostrazione antropologica dell’eterna vocazione umana dell’Homo Sapiens di prevaricare, anche se sovente questa viene ammantata dalla giustificazione delle difesa preventiva. E a maggior ragione questo “concetto” vale ed è stato sistematicamente praticato da tutti i Governi, espressioni degli Stati e degli interessi nazionali.
Esiste la possibilità che questa “pratica subdola”, componente ormai inscindibile della strategia di ogni conflitto, possa interrompersi per una coesistenza pacifica mondiale?
Teoricamente si, ma l’esperienza storica insegna il contrario, confermando che l’attuale significato dell’aggettivo “Sapiens” sia da sostituire, per il genere umano, con il più consono “Insipiens”.
E perdurando questa cruda realtà, la speranza di uscire da questo stato di cose resta una pura utopia. (m. b.)
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