Un excursus tra i sentimenti che insanguinano la Terrasanta
Finalmente sembra che Donald Trump abbia fermato la carneficina nella Striscia di Gaza. Fino alla prossima volta, poiché la conflittualità tra israeliti e farisei, poi palestinesi, risale a ben prima del XII secolo a. C., e non si è mai sopita.
Sulla Bibbia, nel libro dei Giudici 16/30, Sansone prigioniero nella casa dei filistei la fa crollare dicendo: «muoia Sansone e tutti i filistei».
Facendo un grande salto nel tempo, fino alla metà del XX secolo, e a quella partizione della Palestina stabilita dall’Onu nel 1947,
che ha dato origine allo Stato di Israele in terra perlopiù palestinese, ci si inoltra in un territorio in cui si concentrano due sentimenti atavici: l’odio e la paura, che in questo minuscolo angolo di mondo raggiungono livelli inarrivabili per ogni metro quadro di reclamata terra.
L’odio degli Stati arabi confinanti con Israele, nei confronti di quest’ultimo, mai riconosciuto e da distruggere, e la paura di un sionismo sempre sotto attacco, in una spirale di conflitti arabo-israeliani, fino a quest’ultima guerra di Gaza, dove l’odio e la paura hanno raggiunto l’apoteosi della crudeltà latente, espressa in rabbiosa atrocità e quindi restituita in terribile vendetta.
Ma cosa sono l’odio e la paura, e in che modo suscitano vendetta?
Di seguito un breve sunto dapprima sociologico e in seguito teologico, ricavato da varie fonti su quei sentimenti che sono all’origine di piccole, quanto di enormi atrocità attribuite alla razza umana, e che ne costellano la storia.
L’odio è un’emozione ostile e persistente tipicamente umana che trova radice nella frustrazione, nell’invidia, nella gelosia, nella competizione, nell’ira esacerbata, nelle differenze sociali e nel desiderio di vendetta. Stati emotivi che si intrecciano, si sommano e s’impregnano di violenza.
Di fronte all’odio, la paura può reagire con un sentimento di natura animale, fatto di intimidazione, vulnerabilità e istinto di sopravvivenza, che attiva l’odiato nel prepararsi alla fuga o alla lotta. Psicologicamente, in questo ultimo caso si genera una reazione reattiva e un istintivo contrattacco, a sua volta intriso di odio e di un sentimento di sopraffazione totale, così da non dover avere più paura.
Interessanti distinzioni e precisazioni ricavate da fonti competenti
- Distinzione fondamentale: paura legittima ≠ violenza giustificata
La paura può essere un sentimento del tutto comprensibile: se uno Stato o un popolo si percepisce minacciato, è naturale che sviluppi un senso di allarme e si prepari a difendersi. Tuttavia, comprendere la paura non significa giustificare qualsiasi reazione.
In filosofia politica e nel diritto internazionale, la legittima difesa è ammessa — ma entro limiti precisi: la reazione dev’essere proporzionata, mirata al pericolo reale e non basata su sentimenti generalizzati di odio o pregiudizio verso interi popoli.
- Il problema dell’odio come base dell’azione politica
Quando la paura si mescola all’odio, la reazione tende a trasformarsi da difensiva a punitiva o vendicativa.
L’odio — anche se nato da traumi reali — non può essere una giustificazione morale o politica per la violenza indiscriminata. Storicamente, ogni parte in conflitto ha usato la paura dell’altro per legittimare le proprie azioni più dure.
- Sul contesto storico: “i paesi arabi vogliono distruggere Israele”
È vero che nei decenni successivi al 1948, molti Stati arabi dichiararono l’intento di eliminare Israele come Stato. Tuttavia, il quadro è mutato nel tempo:
- Alcuni paesi (Egitto, Giordania, Emirati Arabi, Bahrein, Marocco, Sudan) hanno firmato accordi di pace o normalizzazione.
- Altri mantengono una posizione ostile, ma non tutti perseguono attivamente la distruzione dello Stato ebraico.
Dunque, generalizzare l’odio come carattere “storico” o “immutabile” dei paesi arabi non è più corretto, piuttosto il fenomeno si è andato a radicare in movimenti della jihad islamica quali Hezbollah e soprattutto Hamas, insediatosi nella Striscia di Gaza nel 2007 e all’origine dei sanguinosi eventi del 7 ottobre 2023, genesi della vendetta israeliana.
- Conclusione morale e politica
- La paura può spiegare una politica di difesa e deterrenza.
- L’odio, invece, non può mai giustificare la violenza verso civili o popolazioni nel loro complesso.
- La legittimità morale e giuridica di una reazione dipende da proporzionalità, discriminazione tra obiettivi militari e civili, e intenzione di proteggere, non punire.
Concetti descritti secondo logica dialettica, ma che in realtà molto spesso sfociano nel terrore e nell’orrore, e quindi, nella vendetta. Sentimento che è sempre stato all’attenzione da parte di una visione mistica e nella fattispecie biblica, poiché le terre e i conflitti in gioco si consumano proprio in quel punto del mondo che è il baricentro delle tre religioni monoteiste: l’ebraismo, l’Islam e quindi, il cristianesimo.
- La vendetta nell’Antico Testamento
Contesto culturale e sociale
Nelle società antiche dell’attuale Medioriente, la vendetta (in ebraico naqam) era considerata un dovere sociale e morale. La sopravvivenza del clan o della tribù dipendeva dall’onore e dalla reciprocità: chi subiva un torto doveva rispondere per ristabilire l’equilibrio.
Nell’Antico Testamento, la vendetta era regolata dalla legge del taglione (“occhio per occhio”), una “proporzione di eguaglianza” che mirava a limitare gli abusi rispetto a vendette più sproporzionate. I testi profetici documentano anche una graduale evoluzione verso la responsabilità individuale e l’affermazione della giustizia divina e umana, spesso in contrasto con le antiche pratiche di vendetta di sangue e responsabilità di clan.
Vendetta privata e vendetta divina bibliche
- Vendetta umana: in origine, era concessa e incoraggiata la “legge del taglione” (lex talionis):
“Occhio per occhio, dente per dente” (Es 21,23-25; Lv 24,19-20; Dt 19,21).
Questa legge non promuove la violenza, ma limita la vendetta: la risposta deve essere proporzionata al danno subito, non eccessiva.
- Vendetta divina: con il tempo, la Bibbia sposta la responsabilità della vendetta a Dio.
“A me la vendetta e la retribuzione” (Dt 32,35).
Dio diventa il giudice supremo, che punisce i malvagi e fa giustizia al posto dell’uomo.
Giustizia e misericordia
Pur in un contesto dove la vendetta ha senso sociale, emergono già impulsi etici diversi:
- “Non dire: come ha fatto a me, così farò a lui” (Pr 24,29).
- “Non ti vendicherai e non serberai rancore… ma amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lv 19,18).
Questi testi preparano il terreno per la visione cristiana della giustizia come misericordia.
- La trasformazione nel Nuovo Testamento
Gesù e il superamento della legge del taglione
Gesù rovescia la logica della vendetta:
“Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: non opponetevi al malvagio” (Mt 5,38-39).
“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” (Mt 5,44).
Qui Gesù non solo proibisce la vendetta, ma introduce un principio rivoluzionario: la non-violenza e il perdono come segno del Regno di Dio.
L’insegnamento apostolico
San Paolo riprende il tema:
“Non rendete a nessuno male per male… Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira di Dio” (Rm 12,17-19).
L’idea è che la giustizia appartiene a Dio e che il cristiano è chiamato a vincere il male con il bene.
Nel Nuovo testamento, quindi, l’origine della vendetta è rifiutata come risposta legittima. Il ruolo di Dio diventa misericordioso e invita al perdono.
Breve conclusione e riflessione sull’odio… da noi
In quella che per paradosso fu la Terrasanta, patria della voce di Cristo, l’odio e la paura si confrontano in reciproco terrore e con perenne vendetta.
Parole dal significato potente e sanguinario ormai radicate laddove il messaggio cristiano, rivolto a una mutazione interiore che interrompe la catena di violenza, non ha trovato ascolto. Difficile dunque individuare qualche spiraglio di colpa o di ragione nel bagno di sangue che arrossa la terra di Palestina.
È un susseguirsi di cause e di effetti sempre più lontani da quella cristiana riconciliazione tra i singoli quanto tra i popoli, attraverso il perdono l’amore e la misericordia.
Altre parole potenti, un modo diverso di vedere il mondo che si sta allontanando da noi. La rabbia e la paura già si confrontano nelle nostre piazze, nelle nostre vie, e volano sterili, pesanti, inutili parole in Parlamento.
Non è la prima volta che l’antisemitismo e la propaganda delle parole seminano odio nell’Europa cristiana. La Shoah ci rammenta quanto sia facile diventare crudeli.
In memoria di Don Tommaso “Boero” esimio teologo della diocesi di Alba, che un giorno mi spiegò: «Il peccato originale è la consapevolezza dell’uomo di dover convivere con la propria crudeltà latente»

Ho letto l’interessante esposto sull’Odio e la Paura, Terrore e Vendetta.
Sempre piú, anche dalle righe che hai scritto, mi rendo conto che questa tra Filistei e principalmente Giudei é sempre esistita una diatriba che si allunga fino a noi. Gli ultimi decenni e specialmente di recente, chiamarla guerra trovo che non calzi in quanto i Filistei sono privi di un esercito sul campo di battaglia. grandi atti terroristici da parte di entrambe le fazioni, che quando decidono di lottare, si ammazzano civilmente. Il torto tragico portato da uno, viene vendicato centuplicanto, nel rispetto di alcuno. Con il grande arbitro delle Nazioni Unite, le quali possono solo emanare risoluzioni che puntualmente vengono disattese. Per consegnare medicinali ed un pezzo di pane, quando tutti sono daccordo, arriva il veto del paese piú democratico al mondo. Arroganza e Potere, oltre alle armi, concorrono ad aiutare con la carestia, quella che non é piú una guerra. Ci vorrebbe un ONU senza diritto di veto, forse ci sarebbero meno ingiustizie. Nota personale, ho anche provato a leggere il tuo articolo, partendo dal fondo, a blocchi, venendo all’inizio, funziona ugualmente. Buon Lavoro Carlo Mariano.
quanto è vero che il ruolo dell’Onu andrebbe completamente rivisitato. Troppo tempo è passato del secondo conflitto mondiale e dei paesi con diritto di veto! Per quanto riguarda questa orrenda guerra di carestia, quel brav’uomo di Joseph Stalin aveva fatto da apripista, uccidendo per fame circa 5 milioni di contadini ucraini in quella stessa zona dove adesso Vladimir Putin torna a dire che è terreno russo! Si tratta dell’ Holodomór effettuato nel 1932-33. Una manovra di conquista incredibilmente simile a quella in Palestina. Conoscere quei fatti cambia il punto di vista sulla guerra in Ucraina. È una porcheria quasi peggiore di quella di Gaza in quanto l’odio russo per tutto il territorio che non è suo, e la paura di chi si è distaccato scegliendo la democrazia… Insomma la parola amore e di moda solo nelle canzoni. Un abbraccio, grazie, a presto risentirci
Ottimo articolo.
Nel caso di Gaza ciò che ha scosso la coscienza di molte persone nel mondo è l’attonita constatazione che, se pure la religione ebraica si basi su un testo non privo di atti di estrema brutalità, oggi sia stata superata anche la proporzionalità della vendetta e che le vittime si siano trasformate in efferati carnefici. Le tragedie degli ultimi anni hanno reso di nuovo molto attuale il saggio di Hannah Arendt di famiglia ebraica “La banalità del male” che in questi momenti viene spesso citato.
oggi, 13/10/2025, rilascio degli ostaggi. Immenso discorso di Benjamin Netanyahu che ho seguito interamente, è uguale l’enormità di quel che ho sentito dal leader dell’opposizione, quindi ha parlato Donald Trump. Sorprendenti parole nuove del Nuovo Testamento. Misericordia, Unità tra popoli arabi e Israele, convivenza tra religioni. Non più odio, non più paura per i figli dei giudei. “chi uccide una vita uccide il mondo intero, chi salva una vita…”. Non mi aspettavo così tanta speranza, or dunque, è il momento di sperare…
Articolo Molto interessante. Speriamo in un mondo migliore. Popoli uniti nella pace duratura.
Articolo che solleva il velo su problematiche millenarie.
Tornando alle definizioni di odio, paura, vendetta… mi sentirei di esprimere alcune considerazioni:
L’odio non è l’opposto dell’amore, ma è mancanza d’amore, come il buio non esiste di per sé ma è mancanza di luce.
Cosa diversa è la paura, che si accompagna alla chiusura del cuore e alla immobilità, come con precisione straordinaria Dante chiarisce, descrivendo il punto più profondo dell’inferno. Tutto è immobile, paralizzato dalla paura, tutto è gelido e buio. Siamo nel luogo completamente privo di energia.
Al contrario Dio è Amore assoluto, l’amor che move il sol e l’altre stelle.
Tornando all’articolo credo che solo le persone per bene siano soddisfatte di questo accordo di pace, ma siccome il mondo è invaso dalle canaglie, dagli speculatori e dai venditori di armi… temo fortemente che questa pace avrà vita breve…
Spero di sbagliarmi… ovviamente