Settembre è iniziato e per la maggior parte di noi, le vacanze, ormai terminate sono un ricordo sempre meno nitido. Debbiamo però affrontare il futuro, con le grandi incognite insiste nel contesto di mutamenti epocali che stiamo, forse inconsciamente vivendo. Quante similitudini!
Ci è parso naturale ricorrere ai versi di Gabriele D’Annunzio, il “vate d’Italia”, colpevolmente oscurato dalla pseudo cultura ufficiale degli ultimi decenni.
Leggendo il testo con attenzione, spiccano due stati d’animo, in particolare: la malinconia, un po’ nostalgica, di luoghi e tempi che non possono più essere vissuti, e il senso di attesa e di movimento che originano dalla consapevolezza del cambiamento.
All’interno delle quattro strofe – più un verso finale che chiude la poesia con un nostalgico interrogativo -, il poeta racconta uno dei riti più antichi e tradizionali della sua terra natale, l’Abruzzo: la transumanza. Immaginiamo nel corso della lettura, i pastori allontanarsi dalle terre che hanno ospitato i loro pascoli nelle stagioni passate per dirigersi verso le zone costiere, più ospitali d’inverno.
Quale elogio all’ottimismo, a differenza del poeta, lasciamoci alle spalle la melanconia, ma cogliamo la trasmissione dei saperi e delle tradizioni attraverso le generazioni.
“I pastori”
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?
Gabriele D’Annunzio
