Prima parte
Abbiamo il piacere d’intervistare Giovanni Vota, ingegnere elettronico torinese, che è stato funzionario tecnico scientifico presso il politecnico di Torino, imprenditore, dirigente in diverse aziende in Italia e negli USA, tra le quali IBM e SUN MICROSYSTEMS. Possiede numerose abilitazioni internazionali in campo motivazionale e si occupa in particolare di Coaching.
E’ Professore ordinario presso la ISFOA (Istituto Superiore di Finanza e Organizzazione Aziendale) nella facoltà di Scienze Bio-Funzionali e Quantistiche a Ginevra. Membro della SRTA Spiritual Regression Therapy Association – UK.
Pubblichiamo, in due parti, una dettagliata intervista al Prof Giovanni Vota, scoprendo che la Sua “Idea del Mondo” prevede l’accoglienza di nuovi paradigmi che sono piuttosto lontani da quelli accettati dal cosiddetto pensiero comune.
- Per fare un esempio, come lei afferma, il Principio di Causa-Effetto venne smentito da Jung e sostituito dal concetto di “Entanglement quantistico”, potrebbe approfondire questa testimonianza?
Il Principio di Causa-Effetto, cardine della scienza classica, afferma che ogni evento (effetto) ha una causa determinabile e lineare. Questo principio, centrale nel paradigma newtoniano, è stato gradualmente messo in discussione con l’avvento della meccanica quantistica e delle teorie psicologiche del XX secolo.
Lo psicologo e psichiatra Carl Gustav Jung, pur non essendo uno scienziato naturale, propose una visione alternativa attraverso il concetto di sincronicità, che descrive eventi apparentemente scollegati da un punto di vista causale, ma significativi perché collegati da un significato profondo. Jung non “smentì” direttamente il principio di causa-effetto, ma ne criticò i limiti quando si trattava di fenomeni psicologici, simbolici o spirituali, dove la connessione tra eventi non era lineare né meccanica.
In parallelo, nella fisica moderna, il concetto di entanglement quantistico ha messo in crisi l’idea tradizionale di causalità. Secondo l’entanglement, due particelle possono rimanere collegate in modo tale che lo stato di una influenza istantaneamente lo stato dell’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa. Questa scoperta suggerisce una connessione non locale e simultanea tra gli elementi dell’universo, che sfida la nozione classica di causa-effetto.
Jung, influenzato dalle nuove idee scientifiche e in collaborazione con il fisico Wolfgang Pauli, vide una corrispondenza tra la sincronicità e il fenomeno dell’entanglement. Entrambi suggerivano che la realtà fosse interconnessa in modi sottili e profondi, al di là delle spiegazioni causali classiche. Per Jung, eventi sincronici (come una coincidenza significativa) potevano essere spiegati meglio considerando un ordine acausale sottostante, che risuonava con i concetti emergenti della fisica quantistica.
In sintesi, contribuì a una visione più ampia della realtà, in cui la causalità lineare coesiste con connessioni simboliche, acausali e significative, concetti oggi ancora oggetto di riflessione interdisciplinare tra psicologia, filosofia e fisica quantistica Leo ha descritto in modo mirabile nella sua introduzione all’I Ching.
- Parlando di Fisica Quantistica scopriamo che in molti casi l’osservatore modifica l’esperimento: il caso dell’elettrone che si può manifestare sia come onda che come particella è assai conosciuto; Lei parla anche di stati soggettivi dell’osservatore, anche questi possono influenzare l’esperimento?
Sì, l’idea che gli stati soggettivi dell’osservatore possano influenzare un esperimento è un tema intrigante che collega la fisica quantistica a riflessioni più filosofiche e psicologiche. Partiamo dai fatti scientifici noti:
Nella fisica quantistica, l’atto dell’osservazione gioca un ruolo cruciale. L’esempio più famoso è l’esperimento della doppia fenditura, in cui un elettrone si comporta come onda o particella a seconda che venga o meno osservato. Questo suggerisce che il sistema quantistico non ha proprietà definite finché non interagisce con un “osservatore” o un dispositivo di misura.
Da notare che l’esperimento della doppia fenditura ha una interpretazione oggi diversa come superfluido.
Tuttavia, in questo contesto, il termine “osservatore” si riferisce a qualsiasi interazione fisica che collassa la funzione d’onda (un’entità matematica che descrive la probabilità di trovare una particella in uno stato specifico). Non implica necessariamente un coinvolgimento della coscienza umana.
L’idea che gli stati soggettivi dell’osservatore (come emozioni, intenzioni o consapevolezza) possano influenzare un esperimento si colloca più nell’ambito della filosofia della scienza, della psicologia e persino della spiritualità. Alcune interpretazioni speculative (come quella della “coscienza come collasso della funzione d’onda”) sostengono che la mente cosciente potrebbe avere un ruolo diretto nella determinazione degli stati quantistici. Tuttavia, questa teoria non è universalmente accettata dalla comunità scientifica.
Alcuni esperimenti, hanno cercato di esplorare se l’intenzione o l’attenzione dell’osservatore umano possa influenzare i risultati. Ad esempio:
Esperimenti di generazione casuale: In alcuni studi, si è osservato che l’intenzione umana potrebbe influire su dispositivi progettati per generare numeri casuali.
Effetto osservatore in biologia: Studi sullo stato mentale dell’osservatore suggeriscono che emozioni e intenzioni possano influire su fenomeni biologici (come la crescita cellulare), ma sono ancora dibattuti.
L’influenza degli stati soggettivi sugli esperimenti quantistici è difficile da dimostrare scientificamente per via dell’alta complessità del fenomeno e del rischio di bias. Tuttavia, la connessione tra mente e realtà quantistica rimane uno dei misteri più affascinanti della scienza moderna.
Una correlazione reale, che la mente umana non è solo un osservatore passivo, ma una parte attiva della realtà che percepisce, sfidando la separazione tradizionale tra soggetto e oggetto. Questo potrebbe aprire nuovi orizzonti non solo nella fisica, ma anche nella comprensione di noi stessi e dell’universo.
- Tornando alla sincronicità possiamo affermare che tutti gli eventi presenti nell’Universo siano in relazione tra loro?
L’idea che tutti gli eventi nell’Universo siano in relazione tra loro è una prospettiva affascinante e trova un terreno fertile nel concetto di cui abbiamo già parlato di sincronicità proposto da Carl Gustav Jung, così come in alcune teorie moderne della fisica e della filosofia.
Per Jung, egli osservò che eventi apparentemente scollegati possono manifestarsi contemporaneamente in modo che abbiano un significato profondo per l’individuo che li sperimenta. Ad esempio, sognare un simbolo particolare e poi incontrarlo nella vita reale non è solo una coincidenza casuale, ma può essere visto come un segno di un’unità sottostante tra il mondo interiore (psiche) e il mondo esteriore (realtà fisica).
Questo suggerisce che l’Universo non sia frammentato, ma intrinsecamente interconnesso, con la possibilità che esista un ordine più profondo al di là di ciò che possiamo percepire con i nostri sensi e spiegare con la causalità.
Anche la scienza moderna, soprattutto nella fisica quantistica, fornisce supporto a questa visione interconnessa dell’Universo:
- Entanglement quantistico: Due particelle che sono state in interazione rimangono correlate in modo tale che il cambiamento dello stato di una si riflette immediatamente sull’altra, indipendentemente dalla distanza. Questo fenomeno dimostra che esistono connessioni “non locali” nell’Universo.
- Teoria del tutto (TOE): Alcuni fisici teorici ipotizzano che l’Universo sia un sistema unico e integrato, governato da leggi universali che collegano ogni sua parte. Sebbene non sia ancora stata formulata una TOE definitiva, questa idea rafforza la possibilità che esista un ordine universale sottostante.
- Olografia: La teoria olografica dell’Universo suggerisce che ogni punto contiene informazioni sul tutto, simile a un ologramma. Questo implicherebbe che tutti gli eventi siano interconnessi su un livello fondamentale.
Molte tradizioni spirituali hanno sostenuto per secoli che l’Universo sia un’unità organica, in cui tutto è collegato. Il concetto di Unità o Interessere è centrale, ad esempio, nel buddismo, che vede tutte le cose come parte di una rete di relazioni interdipendenti.
Se tutti gli eventi nell’Universo sono interconnessi, allora:
- Il caso potrebbe essere un’illusione: Ciò che percepiamo come casuale potrebbe essere una manifestazione di un ordine più grande che non comprendiamo del tutto.
- La consapevolezza individuale influisce sul tutto: Ogni azione, pensiero o intenzione può avere effetti su una scala più ampia, anche se impercettibili.
- Una visione più responsabile: Riconoscendo questa interconnessione, potremmo adottare un atteggiamento più etico e rispettoso verso l’ambiente, gli altri esseri viventi e il cosmo.
La combinazione di intuizioni filosofiche, scoperte scientifiche e esperienze soggettive ci invita a considerare questa possibilità. La sincronicità e le teorie di interconnessione ci ricordano che l’Universo potrebbe essere più misterioso, complesso e integrato di quanto riusciamo a immaginare.
- Tra le numerose applicazioni dell’Entanglement quantistico vi è un concetto che sembra quasi fantascientifico: è realmente possibile parlare di teletrasporto di particelle?
Sì è stato realizzato per la prima volta da Anton Zeilinger (premio nobel per la Fisica nel 2022 per l’entanglement quantistico) a Vienna attraverso il Danubio e ora si fa a grandi distanze.
- Nel caso dell’Uomo, secondo la legge di sincronicità, un evento che ci riguarda potrebbe avere le proprie radici nell’inconscio? Oppure si tratta di relazioni con la nostra parte conscia?
Secondo la legge di sincronicità di Jung, gli eventi che ci riguardano possono certamente avere radici nell’inconscio, ma possono anche intrecciarsi con aspetti della nostra parte conscia. La distinzione tra inconscio e conscio è centrale per comprendere come gli eventi sincronici si manifestino e quale significato possano avere nella nostra vita.
Jung attribuiva un ruolo fondamentale all’inconscio collettivo, una dimensione psichica condivisa da tutta l’umanità, che contiene archetipi e simboli universali. Secondo questa prospettiva:
– Gli eventi sincronici possono essere interpretati come manifestazioni esterne di contenuti dell’inconscio personale o collettivo. Ad esempio, un simbolo archetipico che emerge in sogno potrebbe trovare un riscontro nella realtà esterna, creando una coincidenza significativa.
– L’inconscio può orchestrare questi eventi per favorire la nostra crescita o il nostro equilibrio psicologico. La sincronicità, in questo senso, agisce come una sorta di guida simbolica che ci orienta nel nostro percorso.
Ad esempio, se una persona sogna di affrontare un viaggio attraverso un fiume (simbolo archetipico di trasformazione) e il giorno successivo riceve un’opportunità di cambiamento nella vita professionale, la connessione tra sogno ed evento potrebbe essere interpretata come un messaggio del proprio inconscio che indica un bisogno di evoluzione.
Anche la nostra consapevolezza e il nostro stato mentale cosciente giocano un ruolo importante nella percezione e interpretazione degli eventi sincronici:
– Attenzione e significat: Per riconoscere una sincronicità, è necessario che la nostra parte conscia attribuisca un significato all’evento. Questo richiede una mente aperta, capace di cogliere le connessioni tra i fatti apparentemente scollegati.
– Stato d’animo e intenzioni: La nostra parte conscia, attraverso le intenzioni e i desideri, può influire sul modo in cui attraiamo o percepiamo certi eventi. Per esempio, quando ci troviamo in uno stato mentale ricettivo o focalizzato su un obiettivo, è più probabile che notiamo coincidenze significative legate a quel tema.
La sincronicità si manifesta spesso quando c’è un’interazione dinamica tra l’inconscio e il conscio. Jung riteneva che eventi sincronici potessero svolgere un ruolo importante nel processo di individuazione, ovvero nella realizzazione del Sé come unione di conscio e inconscio. Questi eventi diventano così una sorta di ponte tra i due livelli:
- L’inconscio genera il contenuto simbolico: Attraverso sogni, intuizioni o pulsioni profonde.
- Il conscio interpreta e agisce: Attribuendo significato e guidando le decisioni sulla base delle connessioni percepite.
In momenti di crisi, cambiamento o trasformazione personale, l’inconscio tende a comunicare più intensamente attraverso simboli e coincidenze. Questo è spesso il momento in cui la sincronicità si manifesta con maggiore evidenza, come se l’Universo “parlasse” in risposta alle nostre necessità interiori.
Gli eventi sincronici possono trovare radici sia nell’inconscio che nella parte conscia dell’uomo. L’inconscio fornisce il terreno simbolico e archetipico su cui tali eventi si sviluppano, mentre il conscio svolge un ruolo fondamentale nel riconoscerli e attribuirvi significato. La sincronicità, in questo senso, è il prodotto di una relazione dinamica tra queste due dimensioni della psiche e diventa uno strumento prezioso per l’autocomprensione e la crescita personale.
- Secondo la sincronicità siamo connessi con tutto l’universo. Noi emettiamo delle frequenze specifiche ed entriamo in risonanza solamente con coloro che sono su quelle precise frequenze. Se queste frequenze sono emesse dal subconscio come possiamo intervenire per modificarle?
L’idea che emettiamo frequenze specifiche e che queste determinino con chi o cosa entriamo in risonanza si collega tanto al concetto di sincronicità quanto a principi energetici e vibrazionali esplorati in campi come la fisica, la psicologia e la spiritualità. Se tali frequenze sono generate dal subconscio, modificarle richiede un processo di introspezione, trasformazione interiore e consapevolezza ed è uno dei temi centrali del mio metodo SPIRITUAL QUANTUM COACHING che parte dalle antiche spiritualità e la fisica quantistica e unificata e offre metodi PRATICI per trasformare le credenze subconsce:
Il subconscio è una parte profonda della psiche che contiene credenze, emozioni e schemi accumulati nel tempo. Questi elementi influenzano la nostra “vibrazione” o energia personale, che può attrarre o respingere situazioni e persone.
– Credenze limitanti: Pensieri inconsci come “non merito amore” o “non sono abbastanza bravo” emettono una vibrazione che può allontanare esperienze positive.
– Emozioni dominanti: Emozioni come paura, rabbia o gratitudine modulano le frequenze che inviamo al mondo.
Il primo passo è diventare consapevoli di ciò che il subconscio sta emettendo.
Per modificare le frequenze emesse, è necessario intervenire sulle radici inconsce che le generano. Ecco come:
La meditazione aiuta a calmare la mente conscia e ad accedere al subconscio.
Più ancora con SQC si impara a connetterci al nostro Superconscio e al Campo Quantico di Infinito Amore Intelligenza e da lì trasformare credenze depotenzianti subconsce.
Le emozioni positive e i pensieri costruttivi emettono frequenze più alte, favorendo la risonanza con situazioni e persone affini. Esercizi pratici includono:
– Gratitudine: Tenere un diario della gratitudine per concentrarsi su ciò che di positivo esiste già nella propria vita.
– Visualizzazione creativa: Immaginare con vividezza situazioni desiderate, come se fossero già reali.
Raggiungere una connessione sincera con il proprio Sé autentico permette di emettere frequenze che risuonano profondamente con l’universo. Questo implica:
– Accettazione di sé: Accogliere tutte le parti di sé stessi, senza giudizio.
– Intenzionalità: Agire con intenzioni chiare e coerenti con i propri valori e desideri.
Una volta modificata la frequenza interiore, è importante essere aperti a cogliere le opportunità che la sincronicità porta. La vita risponderà alle nuove vibrazioni attraverso:
– Incontri significativi.
– Occasioni che sembrano “casuali” ma risuonano con il nostro stato interiore.
Intervenire sulle frequenze emesse dal subconscio richiede un processo di autoesplorazione, rilascio e trasformazione consapevole e di tecniche specifiche con lo SQC Spiritual Quantum Coaching e SQR Spiritual Quantum Regression. Cambiando i nostri pensieri, emozioni e stati d’animo, possiamo allineare le nostre vibrazioni con quelle che desideriamo attrarre, aprendo la strada a nuove esperienze e connessioni in risonanza con il nostro vero sé. La sincronicità, in questo contesto, diventa una conferma che siamo sulla giusta frequenza.
- I governi comandano con la paura e le religioni infliggono i sensi di colpa, come possiamo commentare questa affermazione?
L’affermazione che “i governi comandano con la paura e le religioni infliggono i sensi di colpa” esprime una visione critica delle strutture di potere, sottolineando come alcune istituzioni possano usare emozioni profonde per influenzare le persone. Esaminiamola da diverse prospettive per capire meglio il fenomeno e aprire una riflessione più ampia.
La paura è una delle emozioni più potenti e istintive, progettata per garantire la sopravvivenza. Quando un individuo o un gruppo viene esposto a situazioni di paura costante, come il pericolo percepito, le minacce di instabilità economica, la guerra, o crisi sanitarie, diventa più vulnerabile e incline ad accettare misure che altrimenti rifiuterebbe. Questo meccanismo può essere sfruttato per mantenere o rafforzare il potere.
– Meccanismi di controllo: I governi, consapevolmente o meno, possono fare leva sulla paura per giustificare politiche restrittive o centralizzare il controllo. Esempi includono leggi antiterrorismo, restrizioni durante emergenze o propaganda che alimenta il “noi contro loro”.
– Effetto sul comportamento umano: La paura spesso inibisce il pensiero critico, spingendo le persone a cercare protezione e ad accettare figure autoritarie che promettono sicurezza.
Tuttavia, è importante notare che non tutti i governi usano la paura in modo consapevole o sistematico. Alcune situazioni richiedono interventi per proteggere la società da reali minacce, anche se la percezione del pubblico può essere manipolata.
Il senso di colpa è un’emozione che emerge quando sentiamo di aver violato un principio morale o etico. Nelle tradizioni religiose, il senso di colpa viene spesso associato al concetto di peccato e alla responsabilità individuale per il male commesso
– Scopo originario: In molte religioni, il senso di colpa è inteso come uno strumento per promuovere l’autocontrollo e la riflessione morale. L’idea di un “giudizio divino” o di conseguenze ultraterrene motiva le persone a seguire principi etici e comportarsi in modo responsabile.
– Uso come controllo: Tuttavia, il senso di colpa può essere utilizzato per creare dipendenza emotiva e psicologica, mantenendo i fedeli all’interno di un sistema di regole rigido. Ad esempio, insegnare che solo attraverso l’intermediazione religiosa si può ottenere il perdono può rafforzare l’autorità dell’istituzione.
Sia la paura che il senso di colpa attingono a profondi archetipi dell’inconscio collettivo:
– La paura: è legata al bisogno primordiale di sopravvivenza, un impulso istintivo che può essere manipolato attraverso la percezione del pericolo.
– Il senso di colpa: è connesso al bisogno umano di appartenenza e accettazione sociale, poiché sentirsi “colpevoli” può implicare l’idea di aver infranto le regole di un gruppo.
Queste emozioni fondamentali, se non gestite con consapevolezza, possono essere strumenti di manipolazione.
Per sfuggire a questo ciclo è necessario sviluppare consapevolezza e autonomia interiore. Ecco alcune strategie:
Un pensiero critico ben sviluppato è essenziale per riconoscere quando paura e senso di colpa vengono utilizzati per manipolare. Educare le persone a identificare queste dinamiche consente di ridurre il loro impatto.
– Capire le proprie emozioni e il loro funzionamento è fondamentale per non cadere vittima di manipolazioni esterne.
– Il senso di colpa può essere trasformato in una guida per l’autoriflessione, anziché un peso imposto da regole esterne.
– Le religioni possono essere strumenti di liberazione e crescita se promuovono l’amore, la compassione e l’autonomia spirituale invece che il controllo.
– I governi possono ispirare fiducia promuovendo trasparenza, dialogo e soluzioni collaborative, anziché basarsi sulla paura.
Imparare a distinguere tra reali minacce e paure indotte è una competenza cruciale. Analogamente, distinguere tra un senso di colpa sano, che promuove la crescita personale, e un senso di colpa tossico, che blocca, aiuta a mantenere l’equilibrio interiore.
La paura e il senso di colpa sono emozioni naturali, ma possono essere usate come strumenti di controllo. Tuttavia, riconoscendone i meccanismi e lavorando su di sé, è possibile neutralizzare il loro potere manipolativo. I governi e le religioni, come tutte le istituzioni umane, possono essere sia forze di oppressione che di emancipazione. La differenza dipende da come scegliamo di relazionarci a esse e dal livello di consapevolezza con cui affrontiamo le dinamiche di potere e crescita personale.
Fine Prima Parte – domani la Seconda Parte
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