SECONDA PARTE
Pubblichiamo il Link della prima parte: https://civico20-news.it/?p=101934&preview=true
Proseguiamo presentando la seconda parte dell’intervista al Prof. Lino Grandi
GG: Molti adulti hanno l’impressione che le nuove generazioni si aspettino spesso soluzioni immediate e percorsi già tracciati, mentre la vita richiede capacità progettuale, determinazione, creatività e spirito di iniziativa. Senza queste qualità diventa difficile costruire il proprio futuro. Condivide questa analisi?
LG: L’analisi coglie un aspetto reale, ma va letta in modo complesso. È vero che, in un mondo in costante movimento e ricco di soluzioni, o pseudo tali, quelle cioè “a portata di mano”, si incrementa l’aspettativa dell’ottenere un risultato immediato: le tecnologie digitali e la ricerca di percorsi professionali più definiti e dalla meta più immediata (ma potrebbe risultare un’illusione) possono far presumere. La capacità di progettare e di saper attendere, l’affrontare con determinazione gli ostacoli, lo sperimentare e assumersi responsabilità, è un cardine non evitabile per costruire un futuro solido.
Detto questo, si evitino le generalizzazioni che, come sempre, contengono il rischio dell’errore. Nei giovani è presente la creatività, la capacità di adattamento, l’intraprendenza e la voglia di innovare; elementi questi che richiedono adattamento anche alla precarietà lavorativa, predisponendo al cambiamento l’altro dovuto alle trasformazioni tecnologiche rapide, nella consapevolezza che le incertezze economiche impongono l’acquisizione di competenze nuove.
La volontà di pervenire ad una meta richiede che sia coltivata; le nuove generazioni tendono a far proprie idee di successo non secondo le linee guida precedenti e possono necessitare di strumenti, ed anche di esempi concreti per trasformare aspirazioni e talenti in progetti realizzabili.
Quindi condivido l’importanza delle qualità indicate — determinazione, creatività, iniziativa e capacità progettuale — ma ritengo che siano competenze da coltivare attraverso educazione, esperienza e opportunità, caratteristiche queste che una generazione possiede o perde a seconda del clima sociale e dell’impegno formativo.
GG: Il ruolo del terapeuta può risultare determinante nell’affrontare queste problematiche. Quali strategie possono essere adottate per aiutare i giovani a sviluppare progetti di vita e prospettive future che talvolta sembrano ancora assenti o poco definite?
LG: il ruolo del terapeuta, considerate le precedenti osservazioni, necessita di una radicale trasformazione. Lo psicologo clinico deve acquisire gli strumenti per rivisitare, in chiave efficace anche in tempi in costante celere evoluzione, le modalità acquisite nel corso della sua preparazione, ed assumere un posizionamento rivolto precipuamente alla prevenzione. L’incontro con chi o coloro che a lui si rivolgono, l’operare presso Enti di varia natura e genere, gruppi di persone invogliate al confronto, sarà la missione da assumere da parte di chi desidera dare significato alla propria vita, mettendosi al servizio della comunità. Vigeva un tempo un detto: “meglio prevenire che reprimere”. Di qui l’impegno a sollecitare la crescita personale e sociale di coloro che in un domani abbastanza prossimo, si troveranno nella necessità di essere attrezzati per affrontare il cambiamento, anzi i continui cambiamenti. Costoro, se non adeguatamente equipaggiati, potrebbero provare un senso di inadeguatezza rispetto alle richieste che caratterizzeranno la realtà umana, sociale, produttiva ed altro, di un mondo che dalle attuali pseudo-certezze, affonderà presumibilmente sempre più nell’incertezza.
GG: La famiglia rappresenta certamente il primo e più importante contesto educativo. Tuttavia, anche ai genitori si potrebbe rivolgere una domanda analoga: siamo sicuri che siano sempre in grado di comprendere le difficoltà dei propri figli e di trasmettere riferimenti realmente validi e coerenti?
LG: Nei limiti delle nostre possibilità e capacità, bisogna cercare di favorire la conoscenza di sé, del bimbo, prima, dell’adolescente, poi aiutando progressivamente il riconoscimento degli interessi, delle capacità, dei bisogni, delle motivazioni e dei valori che debbono connotare una vita in evoluzione. Spesso le difficoltà nel progettare il futuro nascono non tanto dalla mancanza di ambizioni, quanto dalla difficoltà di individuare una direzione coerente con la propria identità.
Fondamentale è il ruolo della formazione: individuare ad es. gli obiettivi realistici e progressivi, trasformando aspirazioni generiche (“voglio trovare la mia strada”, “voglio avere successo”) in passi concreti e raggiungibili. L’apprendere a costruire piccoli traguardi può rafforzare il senso di efficacia personale ed il rinforzo dell’Io.
Impegnativo sarà poi lo sviluppare la tolleranza indotta dall’incertezza e dalla frustrazione; si tratta di competenze essenziali in una società in cui i percorsi si caratterizzano sempre più per tortuosità e fatica. Può essere consigliabile avvalersi di uno psicologo psicodinamico, in grado di leggere gli errori e gli insuccessi come esperienze di apprendimento, modificando l’eventuale vissuto di incapacità.
È consigliabile rinforzare il senso di agency, cioè la percezione di poter influire sulla propria vita attraverso scelte e azioni. Questo significa passare da una posizione di attesa a una più attiva. Machiavelli affermava: “meglio pentirsi di un’azione fatta che di una non fatta”.
Le agenzie formative debbono valorizzare l’incoraggiamento e la sperimentazione, incentivando il giovane ad esplorare interessi e possibilità attraverso esperienze concrete: formazione, attività sociali, lavori temporanei, progetti personali. Deve essere ripristinato il valore dell’esperienza, del fare esperienza. Si deve incentivare il riflettere, seguito poi dall’agire. È bene anche riconoscere, quando è adeguata, la significatività della gerarchia.
Si educhi al lavoro ed alla disamina delle convinzioni limitanti, quali la paura di sbagliare; il confronto costante con gli altri o l’idea di dover avere già tutto definito in una certa fase della vita, debbono essere riconsiderati. Questi pensieri possono bloccare l’iniziativa e rendere il futuro percepito come una minaccia.
Appare evidente la necessità di coinvolgere, praticamente sempre, il contesto familiare e sociale, perché autonomia e progettualità si sviluppano anche all’interno delle relazioni. Un ambiente che sostiene senza peraltro sostituirsi al giovane, può favorire responsabilità e fiducia.
In questo senso, è consigliabile una dialettica professionale a connotazione psicodinamica, perché possa diventare uno spazio in cui il giovane non venga semplicemente “motivato”, ma accompagnato a costruire una narrazione personale del proprio futuro: un progetto sufficientemente flessibile da adattarsi ai cambiamenti, ma abbastanza definito da orientare le scelte presenti.
GG: La scuola potrebbe costituire un prezioso supporto alla famiglia, svolgendo una funzione di mediazione educativa e culturale. Tuttavia, ciò richiede insegnanti adeguatamente preparati e pienamente consapevoli del proprio ruolo formativo. Ritiene che il personale docente disponga oggi degli strumenti necessari per svolgere efficacemente anche questa importante funzione educativa?
LG: la domanda, o meglio la risposta, possono innescare delle irritazioni. A parte ciò, la scuola può certamente svolgere una funzione fondamentale nel sostenere la crescita personale e progettuale degli studenti, andando oltre la semplice trasmissione di conoscenze. In molti casi rappresenta uno dei luoghi principali in cui i giovani possono incontrare adulti significativi, sperimentare le proprie capacità, sviluppare autonomia e confrontarsi con prospettive diverse da quelle familiari.
Tuttavia, auspicare che gli insegnanti assumano anche un ruolo educativo e di orientamento, richiede preparazione ed attitudini specifiche. La competenza nella disciplina che si insegna, pur essendo indispensabile, è importante ma parziale ma non sufficiente: agli insegnanti sono richieste capacità relazionali, competenze psicopedagogiche, strumenti per riconoscere situazioni di disagio, capacità di promuovere motivazione e di accompagnare gli studenti nella costruzione della propria identità, l’attitudine a gestire il gruppo classe, la pregnanza umana e compassionevole della propria personalità.
Molti docenti esprimono impegno, creatività e sensibilità, spesso assumendo l’onere di andare oltre quanto loro richiesto. Allo stesso tempo, non si può ignorare che il sistema scolastico è un insieme di vincoli: classi numerose, carichi burocratici, difficoltà nella gestione delle fragilità emotive e sociali degli studenti, oltre alla necessità di aggiornarsi continuamente.
Per questo motivo sarebbe importante investire, ben oltre quanto messo in campo attualmente, in una formazione stimolante e continua, offrendo strumenti concreti nell’ambito della psicologia dello sviluppo, della comunicazione educativa, dell’orientamento e della gestione delle dinamiche relazionali. La collaborazione tra scuola, famiglia, servizi territoriali e professionisti della salute psicologica sostenuta da professionisti veramente esperti, è promozionale per una efficace crescita dello studente.
La scuola non può sostituire la famiglia né assumere da sola il compito di rispondere a tutte le difficoltà dei giovani, ma può essere un ambiente privilegiato in cui promuovere competenze fondamentali per la vita: capacità decisionale, senso di responsabilità, fiducia nelle proprie possibilità e capacità di immaginare il futuro. Perché ciò avvenga pienamente, però, gli insegnanti devono essere riconosciuti e sostenuti nel loro ruolo educativo, non lasciati soli di fronte a responsabilità sempre più ampie.
GG: Dalle considerazioni emerse sembrano delinearsi diversi elementi critici: una crescente fragilità interiore dei giovani, una ridotta presenza educativa di famiglie spesso assorbite dagli impegni lavorativi e una scuola che non sempre dispone delle risorse e delle competenze necessarie per accompagnare efficacemente gli studenti nel loro percorso di crescita. Quali interventi ritiene prioritari per affrontare concretamente queste problematiche?
LG: Il tema proposto è complesso e ci si deve avvicinare con cautela. Il considerare le problematiche suddette richiede un approccio complessivo, perché la crescita dei giovani non dipende da un unico fattore, ma dall’interazione tra famiglia, scuola, comunità e servizi. Più che individuare responsabilità ed attitudini è assolutamente pregnante costruire un’ambiente educativo stimolante e capace di sostenere.
È opportuno progettare ed operare sul rafforzamento delle competenze emotive e relazionali dei giovani. La capacità di gestire le emozioni, l’affrontare le difficoltà, il tollerare la frustrazione e sviluppare fiducia nelle proprie possibilità non dovrebbe essere considerata un aspetto secondario, ma una parte essenziale della formazione. La scuola, in collaborazione con professionisti qualificati, potrebbe promuovere percorsi strutturati di educazione socio-emotiva e di orientamento. Anche nell’individuazione di professionisti capaci di promuovere e di ascoltare le potenzialità di studenti ed insegnanti, è doveroso indirizzarsi su chi ha valori e competenza necessaria per trasmettere in modo incisivo gli assunti di base e si investa il danaro necessario per scongiurare scelte minoritarie.
Un secondo elemento fondamentale è il sostegno alla genitorialità. Molte famiglie vivono oggi condizioni di forte pressione e possono incontrare difficoltà nel trovare tempo e strumenti adeguati per accompagnare i figli nella crescita. Offrire spazi di confronto, formazione e consulenza ai genitori può aiutarli a esercitare una funzione educativa più consapevole, senza delegare completamente ad altre istituzioni compiti che restano propri della famiglia. Per ottenere la partecipazione e l’impegno dei genitori è necessario avviare una pregnante campagna di sensibilizzazione, che possa portare al coinvolgimento.
Un terzo intervento riguarda la valorizzazione del ruolo della scuola. Gli insegnanti hanno un’importante funzione formativa, ma per svolgerla efficacemente servono formazione continua, risorse adeguate e maggiore integrazione con figure specialistiche, come psicologi scolastici preparati ed adeguatamente retribuiti e servizi territoriali. La scuola dovrebbe essere sempre più un luogo di crescita umana, oltre che di apprendimento di nozioni: infine anche di orientamento, ascolto e costruzione del progetto personale. Si dovrebbero avviare corsi di specialità post – universitari per psicologi scolastici.
È inoltre importante promuovere una cultura dell’iniziativa e della responsabilità, aiutando i giovani a passare da una visione del futuro come qualcosa di incerto o imposto dall’esterno a una prospettiva in cui possano sentirsi protagonisti. Questo può avvenire attraverso esperienze concrete: attività laboratoriali, volontariato, esperienze professionali, percorsi di orientamento e occasioni in cui possano mettere alla prova capacità e interessi.
Infine, sarebbe necessario superare una logica di intervento soltanto emergenziale. Spesso ci si attiva quando il disagio è già evidente; sarebbe invece più efficace investire nella prevenzione, creando ambienti capaci di sostenere lo sviluppo psicologico, sociale e culturale dei giovani fin dalle prime fasi.
In sintesi, la priorità dovrebbe essere ricostruire un’alleanza educativa tra famiglia, scuola e territorio, nella quale ogni componente svolga il proprio ruolo in progressiva sintonia con le altre. I giovani hanno bisogno non solo di indicazioni, ma di adulti capaci di accompagnarli, offrendo presenza, ascolto e strumenti per costruire il proprio futuro.
Conclusione
Ringraziamo il professor Lino Grandi per aver accettato di confrontarsi con temi complessi e talvolta scomodi, offrendo spunti di riflessione e possibili chiavi di lettura su questioni che occupano sempre più spesso il dibattito pubblico. Le sue considerazioni evidenziano come esistano ancora significativi margini di miglioramento e come la collaborazione tra famiglia, scuola e società possa rappresentare una risorsa fondamentale per il futuro delle nuove generazioni.
FINE DELLA SECONDA E ULTIMA PARTE
