Il Plenum del CSM del 16 settembre 2026 ha approvato la cornice dei requisiti di idoneità sulla quale verranno costruite le prove.
Cosa cambia concretamente
La disciplina deriva dalla riforma del 2024, che ha previsto una valutazione psicoattitudinale per chi supera la prova scritta del concorso in magistratura. Il CSM ha ora individuato cinque aree nelle quali valutare l’idoneità:
| Area | Cosa si valuta |
| Cognitiva | ragionamento analitico, pensiero critico-inferenziale, decision making, problem solving |
| Emotiva | equilibrio emotivo, gestione dello stress, autocontrollo |
| Relazionale | empatia, ascolto, comunicazione, collaborazione |
| Etico-valoriale | equità e autonomia di giudizio |
| Organizzativa | organizzazione del lavoro e gestione del tempo |
L’aspetto significativo è che non si tratta, almeno secondo l’impostazione del CSM, di una diagnosi psichiatrica o psicologica, la delibera parla infatti di uno strumento finalizzato ad accertare l’assenza di condizioni che renderebbero il candidato inidoneo alla funzione giudiziaria.
Come dovrebbe funzionare
L’accertamento dovrebbe articolarsi in tre passaggi:
- somministrazione del test;
- colloquio, condotto dal presidente della commissione con l’ausilio di uno psicologo;
- valutazione collegiale della commissione o sottocommissione.
Quindi non sarà semplicemente un questionario con un punteggio automatico che determina l’esclusione.
Inoltre, il CSM dovrà ancora procedere alla concreta elaborazione dei test: una commissione di docenti, con il contributo di esperti di psicologia e psicometria, predisporrà le prove, che dovranno poi essere approvate dal Consiglio.
Quando partiranno?
Qui c’è una distinzione importante.
La delibera riguarda il prossimo concorso, ma secondo le ricostruzioni pubblicate dopo il voto ci sarà una fase di sperimentazione e l’applicazione a regime è indicata nel 2028. Quindi non significa che da domani tutti gli aspiranti magistrati saranno sottoposti al nuovo test nella sua forma definitiva.
Perché è una questione controversa
Il voto è passato con sei astensioni. I sostenitori della misura la presentano come uno strumento per verificare che chi esercita una funzione così delicata possieda alcune caratteristiche necessarie, come equilibrio, autonomia di giudizio e capacità decisionale.
L’Associazione Nazionale Magistrati, invece, ha espresso contrarietà, sostenendo che i test possano diventare uno strumento di condizionamento già nella fase di reclutamento.
In sintesi: il CSM ha fatto il passo che mancava per rendere operativa la previsione legislativa, ma non ha ancora stabilito “il test” in senso concreto. Ha definito che cosa dovrà essere valutato e come dovrà essere effettuata la valutazione; ora dovranno essere costruite e validate le prove.
