Due documenti che rivelano aspetti poco noti, ma rivelatori
I moti rivoluzionari del 1821 in Piemonte hanno rappresentato un evento traumatico per la monarchia Sabauda e per l’establishment dell’Ancien Régime.
Un breve riassunto degli eventi.

A Torino Santorre di Santa Rosa, d’accordo coi Federati lombardi, gettò le basi di una vasta cospirazione che aveva l’intento di ottenere la costituzione e di spingere il Piemonte alla lotta aperta contro l’Austria. Il principe Carlo Alberto parve consenziente con i patrioti e il moto esplose per iniziativa della guarnigione di Alessandria. A questo punto l’Austria intervenne con il peso dei suoi reggimenti, ristabilendo in breve la situazione. La reazione si scatenò in tutta l’Italia: in Lombardia Pellico, Maroncelli, Confalonieri, Pallavicino e molti altri furono condannati a lunghe pene, da scontarsi nella fortezza dello Spielberg; a Modena venne decapitato don Andreoli; a Napoli furono impiccati Morelli e Silvati, mentre il ministro Canosa perseguitò crudelmente i liberali. Da tutti gli stati italiani partirono numerosi i proscritti alla volta dell’esilio; tra essi Santorre di Santa Rosa, il conte Porro, Pecchio e Berchet. (da Biblioteche Civiche Torinesi)
In pratica questi “moti” rappresentavano un evento eversivo che risollevava le paure per i pericoli che potevano innescare sulla stabilità politica ed istituzionale del nuovo ordinamento europeo, imposto dal Congresso di Vienna (1 novembre 1814 – 9 giugno 1815).
L’ annuncio politico restaurativo “Ordo Populusque Taurinus Ob Adventum Regis”, scritto sul timpano del pronao della Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino e messo in bella vista per il rientro dall‘esilio in Sardegna, di Vittorio Emanuele I, il 20 maggio 1814, poteva essere nuovamente trascinato nella polvere. Ipotesi che i “potenti d’Europa” intendevano scongiurare a tutti i costi.

Ovviamente a garanzia del nuovo “Ordine Costituito” vigilavano guardinghi e sempre sul piede di guerra le potenze sottoscrittrici del Congresso di Vienna (Impero Asburgico, Gran Bretagna, Prussia, Russia, Delegazioni di Stati tedeschi e la stessa Francia riportata alla monarchia di Luigi XVIII).

Tuttavia questi eventi, rivissuti con paura e incapacità d’interpretarli e di reagire, indussero Vittorio Emanuele I a lasciare Torino e a rifugiarsi nuovamente in Sardegna.

Pertanto abdicava a favore del fratello Carlo Felice che viveva tranquillamente a Modena e che era molto incerto nell’assumere il ruolo reale in un momento di grande confusione e di agitazioni politiche.
Nel frattempo, ed in attesa che venisse accettata la successione, si provvedeva alla nomina del cugino Carlo Alberto, giovane ed inesperto, alla carica di reggente provvisorio.

Ad assisterlo veniva nominato il fedelissimo generale Vittorio Sallier de La Tour.
La situazione intanto diventava pericolosamente instabile e gli austriaci precauzionalmente correvano in aiuto della monarchia sabauda per ristabilire la legalità e l’ordine istituzionale che avrebbe potuto essere nuovamente compromesso.
Attraversarono il Ticino ed occuparono la fortezza di Novara dove Carlo Alberto si trovava “custodito”, per timore che potesse essere mal consigliato da personaggi ambigui, che avrebbero voluto un nuovo Statuto e la liberazione di Milano dagli austriaci.

Riceviamo da un lettore (prof. Marco Preioni) due curiosi manifesti, ritrovati negli archivi rosminiani di Domodossola (Rivista Oscellana) di cui uno austriaco, firmato dal Comandante Generale della Lombardia Conte De Bubna, affisso a Novara l’8 aprile 1821 e un altro del Regno Sardegna, stampato a Torino il 10 aprile 1821 e firmato dal Conte Vittorio Sallier de La Tour – Generale in Capo delle Armate, Governatore Generale del Piemonte.
E’ curioso e da prendere in considerazione il fatto che il manifesto sia stato scritto in francese, evidentemente agli austriaci sembrava la lingua più appropriata per rivolgersi ai piemontesi.
In Piemonte, al quel tempo, le classi elevate parlavano e scrivevano in francese e in un italiano ancora non normalizzato. In ogni caso per tutti la lingua naturale e quotidiana era l’idioma piemontese.

Altrettanto curiosa e che merita un approfondimento culturale, è la citazione del Generale Conte Vittorio Sallier de La Tour “… Ma la Nazione Piemontese è saggia …”.
Infatti il concetto di Nazione, ideale rivoluzionario repubblicano, anticipatore di una visione socio- politica prematura ai tempi in cui erano maturati i moti rivoluzionari in questione, avrebbe dovuto essere detestato e totalmente estraneo alla mentalità del firmatario del manifesto.
Forse una parola in libertà per rendere più accattivante ed efficace il messaggio del manifesto, oppure il conte Vittorio Sallier de La Tour voleva veicolare un diverso messaggio? Un dubbio che ancora perdura.

In conclusione gli atti sopra illustrati rappresentano uno spaccato di storia minore poco nota e che in ogni caso fanno parte di quella “documentazione” importante che contribuisce a far luce su eventi di portata più ampia, che favoriscono sovente la comprensione di intrecci e manovre politiche all’apparenza contradditorie.
Tuttavia, data la complessità del periodo storico in questione, cogliamo l’occasione per invitare i lettori interessati e depositari di materiali storici riguardanti la presente trattazione, a proporceli per la pubblicazione con l’ obiettivo di contribuire alla divulgazione di nuove conoscenze su questo periodo storico del primo risorgimento italiano. (m. b.)
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molto interessante, un periodo che non conoscevo
grazie
Mauro