Annibale attraversa le Alpi - Riproduzione degradata al 60% per scopi scientifici, culturali e di discussione ai sensi dell’Art. 70 della L. 633/1941. Fonte originale: Mario Bocchio, tweet RP
Diverse ricerche originali propongono il Colle delle Traversette
La storia antica e ancora le ricerche del xx secolo avevano ipotizzato tre passaggi per la traversata delle Alpi da parte di Annibale Barca e del suo imponente esercito, senza mai trovare elementi probanti da stabilirne definitivamente uno con sufficiente certezza.
Infatti i possibili passaggi o valichi presi in considerazione potevano essere il Colle delle Traversette (quota 2950 m.s.l.m.), il Monginevro (quota 1860 m.s.l.m.), il Passo del Gran San Bernardo (quota 2473 m.s.l.m.), il Passo del Piccolo San Bernardo (quota 2188 m.s.l.m.).

Polibio di Megalopoli (si presume nato nel 206 a.C. – 124 a.C.) e Tito Livio, storico romano dell’età Augustea, (Padova, 59 a.C. – Padova, 17 d.C.) hanno lasciato indicazioni incerte in merito, senza mai scendere in particolari topograficamente identificativi.
Questa “lacuna” è particolarmente sorprendente da parte dello storico greco Polibio, vissuto a Roma, inserito nella cerchia del console Lucio Emilio Paolo e dei Scipioni e temporalmente vicino alla conoscenza dei fatti delle 2a Guerra Punica (218 a. C. – 202 a. C.). Infatti scrisse in modo esaustivo sulla battaglia del Ticino, della Trebbia, del Lago Trasimeno, di Canne, sulla 1a, 2a 3a battaglia di Nola, sull’assedio di Capua, ecc., dimostrando una notevole conoscenza degli eventi e probabilmente anche dei trattati politici stipulati tra Roma e Cartagine relativi alla 1a Guerra Punica (264 a. C. – 241 a. C.).
A questa “lacuna” topografica si aggiunge la mancanza di conoscenze sulle decisioni di Annibale in merito alla scelta delle direttrice del percorso da effettuare che, con buona probabilità, doveva sicuramente tenere conto delle difficoltà, dei rischi del percorso alpino, delle reazioni aggressive delle bellicose tribù locali e della logistica necessaria per l’audacissima e temeraria impresa.

La scelta strategica di Annibale, di portare la guerra in Italia, con l’obiettivo di decapitare la supremazia di Roma, si basava sul presupposto della sorpresa tattica e di sollevare la popolazioni del Nord e Centro Italia che mal sopportavano il giogo imperialista della Repubblica Romana.

In ogni caso l’obiettivo immediato di Annibale era quello di attraversare le Alpi, cosa che avvenne (verso la fine di settembre del 218 a.C.) sopportando problemi non indifferenti e con gravi perdite di uomini e animali. Da tenere presente che il percorso alternativo e più agevole, lungo la costa della Gallia meridionale-Liguria, era fortemente presidiato dalle legioni romane e che evitare lo scontro bellico, primo rischioso ostacolo, rientrava nel piani tattico-strategici di Annibale.
Gli storici in merito ci hanno fornito dati molto incerti e discutibili relativamente alla consistenza dell’esercito cartaginese all’inizio della traversata delle Alpi (90.000 fanti, anche se è più realistico pensare a 30.000) + 12.000 cavalieri + 37 elefanti) e dopo l’arrivo nella pianura padana ridotti a 20.000 fanti, a 6000 cavalieri e con la perdita di diversi elefanti.
Le perdite notevoli danno un’idea dei sacrifici imposti da questa incredibile avventura che ha creato per audacia, capacità di organizzazione e incondizionata ammirazione il mito di Annibale, alimentato dai posteri da allora fino ai giorni nostri.
Fatta questa sintetica premessa, per inquadrare il particolare momento storico della 2° Guerra Punica (218 a. C. – 202 a. C.), è interessante prendere in considerazione le diverse ed originali ricerche dei vari autori che in base a considerazioni fisiologiche, consumi energetici calcolati dal lavoro muscolare per percorsi con forti dislivelli, e altri parametri microbiologico-stratigrafici, sono arrivati a condividere la conclusione probabilistica che Annibale con il suo esercito passasse attraverso il Colle delle Traversette.
La prima ricerca, che prendiamo in considerazione, si riferisce allo studio pubblicato su Proceedings of the National Acdemy of Sciences, condotto da Emilio Berti dell’Università di Jena, in Germania, e da Fritz Vollrath dell’Università di Oxford (U.K.) che affronta il problema analizzando il “consumo energetico” durante il transito dell’esercito cartaginese e degli animali che lo accompagnavano (cavalli, muli e i 37 elefanti).
La tabella sintetizza i parametri calcolati in base alle difficoltà dell’ambiente.

Con questa ricerca gli Autori non pretendevano di risolvere definitivamente il problema topografico del passaggio di Annibale, ma affrontare questo con una visione di convenienza energetica in rapporto alle difficoltà dell’ambiente alpino alle alte quote. Conseguentemente la ricerca è una ulteriore proposta di localizzazione probabilistica che tiene conto dei “fattori fisio-biologico-energetici“ (fino ad ora mai presi in considerazione), riassumibili nel concetto del “modello biomeccanico”.
Tuttavia a sostegno di questa ricerca, sulla conferma del passaggio al Colle delle Traversette, è interessante ricordare quella effettuata dai Microbiologi dell’Institute for Global Food Security and School of Biological Sciences presso la Queen’s University di Belfast (U. K.) e della York University a Toronto, in Canada, , che hanno proposto il 3 aprile 2016 la loro ipotesi pubblicata dal Journal Archaeometry.
Il dottor Chris Allen, docente anziano di Microbiologia alla Queen’s University, ha dimostrato, con un carotaggio di poche decine di centimetri, la presenza di un consistente deposito di provenienza presumibilmente animale presso il Colle delle Traversette, datato approssimativamente al 218 a.C. tramite la tecnica del Carbonio -14.

Possibile itinerario per il collle delle Traversette

Riproduzione degradata al 60% per scopi scientifici, culturali e di discussione ai sensi dell’Art. 70 della L. 633/1941. Fonte originale: Mario Bocchio, tweet RP

Inoltre questo “deposito” era collocato vicinissimo ad una depressione paludosa, che avrebbe potuto servire presumibilmente come abbeveratoio degli animali. Le indagini microbiologiche e genetiche hanno rivelato una particolare presenza di batteri presenti nelle feci equine, classificati nella classe “Clostridia” (esempio: genere Clostridium perfringens, Closttidium difficile, ecc.).

Da notare, ed è sorprendente, che già circa mezzo secolo fa il biologo Sir Gavin de Beer indicò il passaggio di Annibale al Colle delle Traversette, valico delle Alpi Cozie, con argomentazioni analoghe. Tuttavia in mancanza di una documentazione incontrovertibile (microbiologica e archeologica), questa ardita ipotesi non venne accettata dalla comunità storico-scientifica internazionale.
Concludendo: con la documentazione sopra riportata siamo autorizzati a riconoscere che il grande condottiero cartaginese Annibale Barca passò con il suo poderoso esercito attraverso il Colle delle Traversette?
La risposta è ancora negativa! Infatti una critica rigorosa storico-scientifica può indurci ragionevolmente a dire che in termini probabilistici questa ipotesi ha tutta la dignità di essere presa in considerazione, ma manca ancora la definitiva “prova regina”.
Prova che auspichiamo si possa ancora scoprire, per dare definitivamente una risposta che non si trova da oltre 2.244 anni. (m. b.)
Tutte le immagini provengono da Riproduzioni degradate al 60% per scopi scientifici, culturali e di discussione ai sensi dell’Art. 70 della L. 633/1941.
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Annibale il cartaginese protagonista delle guerre puniche che con il suo esercito varco ‘ le Alpi nell’autunno tra il 218 e 217 a. c. ancora oggi suscita interesse ed entusiasmo per la presenza del suo corpo corazzato , gli elefanti che erano un optional militare rispetto all’esercito romano. Molti sanno che quegli stessi elefanti sono i protagonisti di un evento distruttivo nei confronti dei Taurini e del loro insediamento di capanne di legno e paglia sulle rive del fiume Padus distrutto da Annibale che dopo aver attraversato la Val di Susa, carica gli elefanti contro il villaggio in quanto gli stessi non avevano capito il disegno politico e tantomeno avevano rifiutato di allearsi con lui contro i Romani, (ricordando in questa occasione l’emerito Prof. Cognasso che iniziò la sua opera sulla Storia di Torino ed in particolare l’edizione riveduta e corretta ristampata dall’editore Martello del 1969 , cita l’assedio e la distruzione da parte di Annibale di Taurascia) Tre giorni occorsero a quella tribù’ dei Taurini per risistemare il villaggio caricato dagli elefanti del cartaginese dando vigore e incoraggiamento a quel popolo per ricostruire una nuova storia del villaggio e della primitiva città’ di Torino . Risultando la fonte letteraria del fatto citato risalente al IV secolo d.C. speriamo dunque che la verità storico- scientifica di quell’attraversamento possa presto trovare una soluzione ….magari anche per la nostra Torino?
Forse non lo sapeva neanche Annibale…
Le Alpi erano un “altro mondo” per i Romani, popolo mediterraneo. Dobbiamo attendere Augusto per vedere l’occupazione di quelle valli che per noi sono ameni luoghi di villeggiatura estiva, ma per le grandi civiltà antiche erano – e in parte rimasero per quasi tutto il Medioevo – un vero deserto inospitale, abitato da minuscoli gruppi di uomini non meno ignoti e selvaggi di quelle pietraie.
A maggior ragione, Annibale quali informazioni poteva avere sulle possibilità di transito? Qualche vaga indicazione estorta in chissà quale modo dagli abitanti locali? Informazioni dei suoi mercenari gallici, che però non avevano sicuramente esperienza di transito di un esercito imponente, organizzato e con tutte le conseguenti problematiche logistiche?
Insomma, non credo che avesse i mezzi per fare una scelta oculata. Ci ha provato… e gli è andata bene.