Il tradizionale dono delle uova di Pasqua ha un’origine antichissima: si credeva infatti che le uova benedette avessero la virtù di santificare il corpo e dovevano essere il primo cibo grasso e carneo ingerito dopo l’astinenza quaresimale. Ancora oggi, in alcune località, nel giorno di Pasqua è d’uso bere a digiuno mezzo bicchiere d’acqua santa, immediatamente dopo si devono mangiare due uova sode, una focaccia innaffiata con del vino bianco.
Presente anche nella cena rituale (seder) della Pasqua ebraica, l’uovo ricordava i sacrifici offerti in quei giorni nel tempio di Gerusalemme; non veniva mai diviso tra i commensali, poiché considerato simbolo di unione: la sua rottura diventava una sorta di disgregazione dell’insieme, della vita.
In genere l’uovo è un simbolo benaugurante poiché espressione della fertilità e, secondo una leggenda cristiana, fu Maria Maddalena a inaugurare la consuetudine di donare uova come augurio di buon auspicio. Più certa è l’abitudine dei contadini romani di interrare uova dipinte in rosso nei loro campi, al fine di propiziarsi il raccolto. Pare comunque che fossero già gli egizi a considerarlo augurio d’immortalità; altri significativi indizi provengono da vari siti archeologici: per esempio sono state rinvenute uova di struzzo nelle necropoli di Cartagine, Egitto, Etruria, Israele.
Le uova dipinte o decorate, scambiate o donate, sono così diventate un modo per augurare benessere e prosperità; inoltre erano conservate con cura nelle case poiché si diceva avessero il potere di proteggere le case dai fulmini, dai topi, dai bruchi, dalle streghe e dall’incendio. Fino al XIX secolo le uova che venivano donate erano nella maggioranza di gallina è invece più recente l’uso di quelle di zucchero e di cioccolata; in seguito si è aggiunta la “sorpresa”: sembra che l’origine di questa consuetudine risalga al XVI secolo, quando a Francesco I di Francia fu donata, dentro un grande uovo, un’incisione raffigurante la Passione di Cristo.
Una pratica oggi quasi completamente scomparsa e che ha nelle uova il suo referente, è costituita dal rito detto “Cantare le uova”. Questo in sintesi il suo svolgimento: un gruppo di persone intona canzoni davanti alle case, fino a quando gli abitanti non offrono delle uova. Attualmente in alcune località italiane (per esempio Canelli, in Piemonte) i cantori sono accompagnati da musicisti e le uova, dipinte e decorate, vengono in questo caso portate in dono.
Un po’ più complicate le origini della colomba pasquale. Come sappiamo si tratta di un dolce fatto di pasta lievitata e tipicamente pasquale; in pratica è la sorella primaverile del panettone e del pandoro. Tradizionalmente la sua origine viene correlata all’entrata di Alboino in Pavia (750), che era fortemente intenzionato a distruggere la città. Però avvenne un fatto, tra realtà e fantasia, che gli fece cambiare programma: un contadino gli offrì una pagnotta in forma di colomba e il re longobardo, chissà per quale alchimia della psiche, non incendiò nessuna casa. L’uccello della pace aveva salvato abitanti e abitazioni. Più prosaicamente possiamo riconoscere nella colomba pasquale una relazione con il suo importante ruolo nella simbologia cristiana: rappresenta infatti la terza persona della Trinità, lo Spirito Santo e in forma di lingua di fuoco e presente sopra gli apostoli nella festa di Pentecoste.
Sicuramente chiuso nel cono d’ombra della colomba il coniglietto in cioccolata da un po’ di tempo cerca di acquistare un po’ di spazio nel panorama dei dolci pasquali, senza ottenere però gran successo. Forse perché viene da lontano, si tratta di una tradizione sassone: in Inghilterra si chiama Easter Bunny e pare che conigli e lepri fossero donate alla divinità delle fertilità Eostre, questa la versione che ci hanno riportato i fratelli Grimm.
