La Reggia di Versailles
Una curiosa ricerca di Carla Amoretti
La storia dell’igiene personale e domestica nell’epoca moderna (intesa nel periodo dal 500 al 800) è un capitolo poco conosciuto, ricco di documentazioni ancora da esplorare e da documentare in modo sistematico e razionale. Questo inspiegabile ritardo divulgativo probabilmente è dovuto a diverse cause, tra cui spetta una posizione di rilievo il velo di imbarazzo pruriginoso nell’affrontare l’argomento della nudità del corpo e di un forte condizionamento dovuto ai divieti morali e religiosi di questa lunga epoca storica.
Probabilmente questo mix di cause ha contribuito a mantenere la “pratica igienica” in un limbo di nebbia e di equivoci che hanno stimolato le più fantasiose e assurde narrazioni in merito.
La medicina e le conoscenze scientifiche del seicento, settecento e della prima metà dell’ottocento erano ferme ad una visione aristotelico-alchimistica e le pratiche terapeutiche erano altrettanto condizionate da questi precetti indiscutibili. In pratica la scienza vera (sperimentale e riproducibile di Galileo) non trovava ancora ospitalità in questi tempi di oscurantismo. Non si conosceva nulla della microbiologia, della fisiologia umana, della malattie infettiva (cause della peste, tubercolosi, colera, tossinfezioni alimentari, ecc.).
I tutori della sanità procedevano con pratiche ripetitive e dogmatiche (esempio l’uso indiscriminato del salasso e dei purganti, della somministrazione della “Teriaca” (o Triaca), panacea contro tutti i malanni), totalmente imbrigliati dalla superstizione e dalle intromissioni religiose.
In questo contesto l’igiene individuale era sottoposta a divieti e pratiche irrazionali che oggi facciamo fatica a comprendere e giustificare.
Nel sei-settecento il “bagno” (inteso come utilizzo dell’acqua per la abluzioni personali) era visto con un certo sospetto, se non con una convinta pericolosità, in quanto all’acqua era attribuita la capacità di facilitare l’accesso delle malattie. Si associava a questa credenza la religione che vedeva nella nudità del corpo il rischio da evitare per tentazioni peccaminose. Da tenere presente che il “sapone” – prodotto della modernità e del progresso civile – anche se storicamente conosciuto, doveva ancora fare la sua comparsa benefica nell’utilizzo quotidiano.
Le classi sociali agiate, coprivano le esalazioni personali sgradevoli con “profumi” che, in presenza di una flora microbica cutanea abbondante, peggioravano la situazione e questo fenomeno era dovuto alla degradazione batterica dei profumi stessi. Per non parlare delle funzioni corporali fisiologiche dove l’utilizzo, per le classi abbienti e aristocratiche, di “sedie di comodo” (contenitori fecali) rendevano l’ambiente comprensibilmente ed eufemisticamente maleodorante. Ulteriore problema era lo smaltimento dei liquami: le strade cittadine in realtà erano lorde di rifiuti ed escrementi, impraticabili e sovente riportabili a fogne a cielo aperto.
Relativamente al dubbio se Luigi XIV – il Re Sole – praticasse per l’igiene personale l’uso del “bagno”, le narrazioni relative si sono sbizzarrite nel dirne il tutto e il suo contrario, aggiungendo invenzioni fantasiose e particolari ad effetto, senza alcuna documentazione probante.
Cogliamo l’occasione per riportare una curiosa e interessante ricerca in merito della prof.ssa Carla Amoretti per i riferimenti storico-documentali a cui attinge.
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Nel XVII secolo, l’igiene visse un periodo denso di paradossi: mentre l’arte e l’architettura toccavano vette di sfarzo, la pulizia personale era molto poca a causa di curiose credenze mediche.
Breve storia dei bagni
Dal “Dizionario de la conversation et de la lecture” inventaire raisonné des notions générales les plus indispensables a tous par une société de avants et de gens de lettres
Sous la direction de m. W. Duckett, tomo 1, 1878
Fu intorno alla metà del XVII secolo che le malfamate terme cedettero il posto ai bagni pubblici parigini. Nel 1761, un proprietario di bagni-terme del Quai d’Orsay, Barthélemy Poithevin, ebbe l’idea di trasportare il suo stabilimento balneare caldo sulla Senna, in fondo alla rue du Bac; questa innovazione ebbe un grande successo: le vicine terme sulla Senna non potevano competere, e presto solo sette di questi stabilimenti rimasero nel centro di Parigi.
Ricordiamo ai lettori che le “Etuves” (terme) medievali erano luoghi di intensa socialità dove si poteva anche mangiare e bere, prima che la loro reputazione peggiorasse alla fine del Medioevo a causa della loro progressiva trasformazione in luoghi di dissolutezza.
CONFRONTO TRA LE DIVERSE FONTI PRIMARIE COEVE A LUIGI XIV (1638-1715)
Notizie sull’igiene di Luigi XIV possiamo trarle da diverse fonti, ognuna con sfaccettature diverse: Dangeau (1638 – 1720), Saint Simon (1675-1755), Voltaire (1694-1778), i medici del Re, libri sulla situazione della Francia
Philippe de Courcillon, Marquis de Dangeau (1638 – 1720)
E’ stato un ufficiale e scrittore francese. E’ più ricordato per aver tenuto un diario (Memoires dal 1684 fino all’anno della sua morte nel 1720. Le sue contengono molti fatti riguardanti il regno di Luigi XIV. Saint-Simon disse che queste Memoirs sono “di un’insipidezza da farti star male).
Il Marchese di Dangeau, nel suo celebre Journal (diario), documenta minuziosamente la vita quotidiana di Luigi XIV, offrendo una smentita parziale al mito del Re Sole “totalmente allergico all’acqua”.
Sebbene il sovrano seguisse i dettami medici dell’epoca che sconsigliavano i bagni caldi per timore che “aprissero i pori” alle malattie, Dangeau descrive pratiche di pulizia ben precise:
La Toilette Secca: Invece del bagno completo, il Re utilizzava la “toilette secca”, strofinando la pelle con panni di lino e acqua profumata o spirito di vino (alcol) per rimuovere il sudore.
Cambi d’Abito Frequenti: Per mantenere l’igiene ed eliminare gli odori, il sovrano cambiava la camicia di lino fino a tre o cinque volte al giorno, una pratica considerata allora il massimo della pulizia.
Bagni e Idroterapia: Dangeau riporta che il Re amava nuotare nei fiumi e utilizzava talvolta le vasche del suo appartamento (come il sontuoso Appartement des Bains a Versailles) per scopi terapeutici o di relax, piuttosto che per igiene quotidiana.
Igiene del Viso e delle Mani: Ogni mattina, Luigi XIV lavava le mani e il viso con acqua e vino, si radeva ogni due giorni e curava molto la pettinatura delle parrucche per nascondere eventuali parassiti.
In sintesi, i resoconti di Dangeau mostrano un Re che, pur non lavandosi integralmente con acqua e sapone secondo i canoni moderni, era ossessionato dal profumo (usava l’Aqua Angeli) e dal candore della biancheria, segnale distintivo di nobiltà e pulizia per l’epoca.
Louis de Rouvroy, Duca di Saint-Simon (1675 – 1755),
Louis de Rouvroy, duca di Saint-Simon è stato un nobile e scrittore francese, famoso per le sue Mémoires (Memorie, pubblicate postume sulla base dei suoi manoscritti).
Saint-Simon ci offre la cronaca “sporca” e ravvicinata dell’uomo Luigi XIV, Re di Francia.
Dipinge un ritratto impietoso e dettagliatissimo della vita quotidiana a Versailles, inclusi gli aspetti legati alla salute e alla “pulizia” di Luigi XIV.
Ecco i punti principali che Saint-Simon e le cronache dell’epoca riportano:
Lavaggi a secco: Il Re Sole non faceva quasi mai bagni completi in acqua, convinto dai medici che questa indebolisse il corpo o trasmettesse malattie attraverso i pori. Saint-Simon descrive come il Re preferisse sfregarsi la pelle con panni imbevuti di alcol o aceto.
Cambi d’abito ossessivi: Per compensare la mancanza di acqua, il Re cambiava la camicia fino a cinque volte al giorno. La pulizia nel XVII secolo era misurata dal candore della biancheria intima più che dalla pelle.
Problemi di alito e digestione: Saint-Simon descrive i numerosi problemi di salute del sovrano. A causa di una disastrosa operazione alla mascella che gli lasciò un foro tra bocca e naso (una fistola orale), il cibo finiva spesso per imputridire nei seni nasali, causando un alito nauseabondo.
Abuso di profumi: Per mascherare gli odori corporei e quelli sgradevoli causati dalla sua salute precaria, il Re usava enormi quantità di profumo. Tuttavia, negli ultimi anni di vita divenne così ipersensibile agli odori che tollerava solo il profumo di fiori d’arancio.
La vita sulla “chaise percée”: Il duca riporta minuziosamente le abitudini fisiologiche del Re, che riceveva spesso sudditi e cortigiani stando seduto sulla sua comoda (sedia bucata con sottostante vaso da notte), una pratica considerata un onorevole rituale di corte.


Nonostante queste descrizioni possano sembrare scioccanti oggi, per Saint-Simon il Re era un modello di dignità; i dettagli sull’igiene servivano a sottolineare la natura pubblica di ogni istante della vita del sovrano.
Le Memoires
La loro pubblicazione integrale avvenne postuma: Su Gallica (Bnf) compare una edizione in tre volumi del 1788, ma la produzione del Saint Simon fu stampata principalmente nel XIX secolo, con edizioni che variavano dai 20 volumi fino all’edizione critica di Boislisle in 41 volumi. Le prime edizioni parziali iniziarono solo dopo la fine del XVIII secolo.

Voltaire (1694-1778), pseudonimo di François-Marie Arouet
Nella sua opera storica “Il secolo di Luigi XIV” (Le Siècle de Louis XIV), Voltaire non si sofferma sui dettagli “scabrosi” o sulla mancanza di igiene, ma adotta un tono celebrativo, focalizzandosi sulla magnificenza e sul progresso dei costumi.
Ecco come Voltaire inquadra la questione:
Lusso e Civilizzazione: Per Voltaire, la pulizia del Re e della corte non è un fatto medico, ma un segno di civiltà superiore. Egli elogia il passaggio dalla “barbarie” dei secoli precedenti allo sfarzo di Versailles, dove l’apparenza impeccabile era parte integrante della dignità regale.
L’appartamento dei bagni: Voltaire cita le immense spese sostenute per il castello, includendo indirettamente le comodità moderne come l’Appartement des Bains, descrivendole come prove dello splendore artistico e tecnologico della Francia.
Tale appartamento includeva ben tre vasche da bagno, di cui una enorme a forma ottagonale, larga 3 metri e profonda 1 m. Fu trasformato nell’appartamento di Madame de Montespan e la vasca ottagonale fu lasciata sotto il nuovo pavimento
Critica ai pettegolezzi: A differenza di Saint- Simon, che amava descrivere le debolezze fisiche del sovrano (come i problemi digestivi o l’alito pesante), Voltaire tende a idealizzare la figura del Re. Per lui, la “pulizia” è un concetto morale e estetico : il Re deve essere impeccabile perché rappresenta lo Stato.
L’uso dei profumi: Voltaire riconosce che l’uso di essenze e il cambio frequente di abiti servivano a creare quell’aura di perfezione visiva che rendeva Versailles il modello per tutta l’Europa.
Voltaire ci restituisce l’immagine monumentale e profumata del mito politico.
Dell’igiene Voltaire ne parla nel capitoli XXV e successivi: del tomo II di “Le siecle de Luois XIV” ove troviamo:
“Particularités et anecdotes” (Particolarità e aneddoti) in cui Voltaire descrive sia il sistema di governo interno, sia la vita quotidiana a Versailles, soffermandosi su come la magnificenza dei palazzi contrastasse spesso con le condizioni di vita reali.
Sulle Arti e le Scienze: Voltaire analizza il progresso dello “spirito umano”, menzionando indirettamente i cambiamenti nei costumi e nelle scoperte scientifiche che avrebbero poi influenzato la medicina e la cura del corpo.
I Medici di Luigi XIV
Sappiamo qualcosa della salute di Luigi XIV, da “Le Journal de la santé du roi Louis XIV”, un opuscolo redatto per 58 anni dai medici di corte: il Re ebbe fin da bambino tantissime patologie, curate essenzialmente con salassi, purghe e clisteri. Solo la sua incredibile costituzione gli permise di sopravvivere e regnare per 72 anni, 3 mesi e 18 giorni, uno dei regni più lunghi.
Secondo la medicina ippocratica ancora in vigore, la salute dipendeva dall’equilibrio tra quattro umori (sangue, flegma, bile gialla e bile nera).
Squilibrio termico: Immergere il corpo in acqua rischiava di alterare questo delicato equilibrio, portando a eccessi di “umidità” o “freddezza” che causavano malattie croniche.
Il sudore come “pulizia”: Poiché l’acqua era considerata pericolosa, i medici ritenevano che la vera purificazione avvenisse dall’interno tramite il sudore. Per questo motivo, si preferiva cambiare spesso la camicia di lino bianco, che aveva il compito di “assorbire” le impurità espulse dal corpo.
La Sostituzione con il “Lavaggio a Secco”
Invece di immergersi, i medici consigliavano la cosiddetta toilette sèche (toilette a secco):
Strofinamento: Si usavano panni asciutti o inumiditi con aceto o alcol per pulire solo le parti visibili, come viso e mani, evitando il torso.
Profumi come scudo: Gli odori forti (muschio, ambra) non servivano solo a coprire il puzzo, ma erano considerati una vera e propria barriera protettiva contro l’aria infetta.
Problemi sanitari in Francia
Sotto il Re Sole, lo Stato iniziò a centralizzare la risposta sanitaria durante le grandi epidemie quali la peste. Vennero istituiti barriere militari per isolare intere regioni. Nei “cordoni sanitari” furono aumentate le stazioni di quarantena nei porti, divenendo un modello per l’Europa. La Francia fu risparmiata dalla “Grande Peste di Londra” del 1665, ma subì gravi perdite tra il 1667 e il 1670, specialmente nelle zone settentrionali come la Piccardia e la Normandia.
Il Controllo Religioso di Luigi XIV
Luigi XIV era detto il Re Cristianissimo. Tale titolo onorifico gli fu assegnato dal papato e lo identificava come il sovrano più devoto e protettore della Chiesa Cattolica.
Luigi XIV utilizzò la religione cattolica come strumento di unificazione politica, revocando l’Editto di Nantes nel 1685 per eliminare il protestantesimo e imporre il cattolicesimo come unica fede dello Stato. In questo contesto, l’adesione ai precetti morali cattolici — inclusa la modestia nel mostrare il corpo — era parte integrante dell’etichetta di corte.
Il Corpo tra Peccato e Moralità
La Chiesa Cattolica dell’epoca promuoveva un distacco dal corpo fisico a favore della purezza dell’anima.
Sospetto verso l’acqua: La sconsigliata immersione totale non era solo una questione medica (si temeva che l’acqua aprisse i pori alle malattie), ma anche morale. Esporre il corpo nudo per lavarsi era considerato impudico e fonte di tentazione.
L’igiene come status morale: Essere “puliti” significava apparire in ordine nelle parti visibili (viso e mani) e cambiare spesso la biancheria bianca, simbolo di purezza interiore e onestà sociale.
UNA PUBBLICAZIONE OTTOCENTESCA
…, libri di fatti curiosi
L’intermediaire – Cherecheurs et Curieux

All’inizio del XVIII secolo esistevano, rue Marivaux e rue du Cemetery Saint Nicolas), oggi rue Nicolas-Flamel e rue Chapon, due stabilimenti balneari, installati sul modello degli antichi stabilimenti balneari.
Esisteva ancora, nel grande mondo, un’altra categoria di bagni. Case ammobiliate sospettate di lusso e dissolutezza, il bagno figurava solo come accessorio… Prud’homme fondò una casa di questo tipo che divenne particolarmente di moda sotto il suo successore La Vieucre. Saint-Simon racconta che il Re, durante i suoi giorni d’amore, andava a fare il bagno e a profumarsi presso di lui..
Il Re aveva anche otto barbieri le cui funzioni erano “pettinare il Re, sia al mattino che prima di coricarsi, strigliarlo e asciugarlo nei bagni e nelle terme.
Non è quindi corretto affermare che Luigi XIV non abbia fatto il bagno in vita sua.
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Ricerca che conferma quanto materiale storico deve essere vagliato, studiato e riportato alla conoscenza per una corretta divulgazione. (m. b.)
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Brava complimenti
Bella sintesi. Complimenti x l ‘articolo in generale e poi gli approfondimenti se si vuole sapere qualcosa di più.