“Liberate la Sanità!” è il grido disperato dei militanti di “Forza Nuova Piemonte”.
Nel parlare di sanità pubblica, eccellenze in sanità pubblica, non si può non parlare dello stato critico in cui versa il nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Per questo motivo, nella notte fra il 26 e 27 giugno, i militanti di “Forza Nuova Piemonte” hanno esposto uno striscione all’ingresso dell’Ospedale “Michele Ferrero” di Verduno, in provincia di Cuneo.

A darne contezza il Segretario Federale di Cuneo, nonché consigliere comunale di Albaretto della Torre, Mattia Taricco, che in una nota stampa ha scritto: “Un gesto simbolico per denunciare lo stato critico del nostro sistema sanitario pubblico, oggi soffocato da baronie, burocrazia e interessi privati”.
Sulla burocrazia e le liste d’attesa insopportabili non c’è molto da dire visto che su tutto il territorio nazionale la situazione è pressoché insostenibile.
Come ben dice Taricco: “A pagarne il prezzo sono i cittadini, costretti ad affrontare attese infinite per una visita o una cura, spesso obbligati a rivolgersi alla sanità privata per ottenere risposte rapide”.
Chiunque abbia avuto un problema serio ed urgente di salute sa quanto questo corrisponda a verità. Nel chiamare il CUP Regionale ci si sente proporre, sempre più spesso, un posto ad Omegna (VCO) o a Biella.
La Provincia Granda, con un buon numero di ospedali e di Ambulatori ASL, pare non esser in grado di soddisfare la richiesta anche perché, va detto, vi sono tanti liguri che vengono a curarsi in provincia di Cuneo e financo cittadini che dal meridione vengono in Piemonte per avere una “migliore sanità” di quella offerta al Sud.
Da un lato questo inorgoglisce la Provincia Granda ed il suo valente personale sanitario ma dall’altra, inevitabilmente, crea lungaggini nelle liste d’attesa. Questa situazione favorisce quei camici bianchi che operano con lucro nel settore privato.
Non a caso Mattia Taricco insiste: “E’ inaccettabile che i medici del Sistema Sanitario Nazionale possano esercitare anche nel settore privato: questa pratica alimenta diseguaglianze, crea conflitti d’interesse e mina la fiducia nella sanità pubblica. Serve una scelta chiara: o si lavora per il pubblico o per il privato”.

Questa situazione – che è degenerata a poco a poco negli anni – ha una responsabile: Rosaria Bindi, detta “Rosy”, che da Ministro della Salute, nel 1996, promosse l’introduzione dell’“intramoenia”, con la quale, “i medici, pur essendo dipendenti del SSN, possono svolgere attività libero-professionale all’interno dell’ospedale, offrendo ai pazienti la possibilità di scegliere il professionista di pagare una tariffa per la prestazione”.
Incredibile a dirsi ma una simil forma di cura – chiaramente discriminatoria nei confronti dei meno abbienti – è stata partorita durante il primo Governo Prodi, da una delle fondatrici del “Partito Democratico” e donna di spicco della chiesa catto-sinistroide di “Azione Cattolica Italiana”.
Anche per questi postulati, il Consigliere Taricco chiosa: “Forza Nuova chiede una sanità pubblica trasparente, funzionale ed equa, che metta al centro il benessere della popolazione, non il profitto di pochi. E’ tempo di restituire la sanità al Popolo, è tempo di agire”.
Il dibattito è lungo, in quanto il tema è scottante.
Le opinioni di tutte le forze politiche – parlamentari e non – sono ben accette perché quando si tratta del benessere collettivo tutti devono poter esercitare il “diritto di opinione e di espressione” sancito dall’articolo 21 della Carta Costituzionale.
Sono tantissimi, si parla del 10% nel solo Piemonte, i cittadini che rinunciano alle cure sanitarie perché non se le possono permettere. Uno “Stato sociale” serio e valido, come quello italiano, non può trascurare questo dato.
Compito dell’informazione, del giornalismo, è quello di far da megafono a quelle realtà che non hanno voce e che, spesso, per pudore hanno paura a chiedere.
Grave è che il nostro Sistema Sanitario Nazionale si adoperi per l’Ucraina, la Striscia di Gaza, la Turchia, … ma lasci indietro i suoi cittadini, i suoi anziani, i suoi vulnerabili, i suoi contribuenti, e coloro che sono risultati danneggiati dopo l’inoculazione del siero contro il Covid-19.
