La condanna è per disastro colposo, omicidio colposo e lesioni colpose plurime.
La vicenda giudiziaria si è conclusa con la conferma definitiva della responsabilità penale di Chiara Appendino per i fatti della tragedia di piazza San Carlo del 3 giugno 2017.
Dopo un precedente rinvio limitato al ricalcolo della pena, la Corte di Cassazione ha respinto l’ultimo ricorso, rendendo definitiva la condanna a 1 anno, 5 mesi e 23 giorni di reclusione anche per l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana.
Il processo riguardava le responsabilità organizzative nella gestione dell’evento in piazza San Carlo, dove durante la proiezione della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid il panico provocato da un tentativo di rapina con spray al peperoncino causò una calca: morirono Erika Pioletti e Marisa Amato, mentre rimasero ferite circa 1.600-1.700 persone.
Sul piano giuridico dovrà scontare la pena secondo quanto previsto dalla legge, è possibile che venga eseguita con una misura alternativa al carcere, se ne ricorrono i presupposti previsti dall’ordinamento.
Sul piano politico c’è chi ritiene che una condanna definitiva per fatti di tale gravità imponga le dimissioni da ogni incarico pubblico e il ritiro dalla vita politica, mentre c’è chi sostiene che, essendo una condanna per reati colposi legati all’organizzazione di un evento e non per corruzione o reati dolosi, la valutazione debba essere rimessa agli elettori e al suo partito.
Infine, sul piano etico e personale, molti si aspettano che un amministratore condannato in via definitiva oltre a riconoscere le conclusioni della magistratura si assuma la responsabilità politica delle decisioni pur continuando a sostenere di non condividere la sentenza.

Se questa donnetta squallida avesse un minimo di dignità, dovrebbe dimettersi , per i danni che ha causato ai torinesi e all’immagine della città
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Giustissimo!