Le novità paesaggistiche da Petrarca a Napoleone analizzate dai professori Erminia Irace e Manuel Vaquero Piñeiro nel libro edito da Carocci editore
Il paesaggio con tutte le sue implicazioni e significati viene affrontato nel libro,“ I paesaggi dell’Italia moderna. Da Petrarca a Napoleone” – foto copertina – a cura di Erminia Irace e Manuel Vaquero Piñeiro. Il volume, alla memoria di Claudia Evangelisti , viene pubblicato dalla Carocci editore, collana Frecce. “Il paesaggio, con tutte le sue implicazioni e significati, non è un fenomeno che caratterizza soltanto l’Italia. Tutti i paesi hanno il loro paesaggio, esito della stratificata interazione tra l’uomo e la natura e, al pari di quello italiano, altrettanto capace di innescare le emozioni dell’osservatore. L’età moderna trattata nel libro fa riferimento a una cronologia ampia che muovendo dall’epoca tardo medievale, segnatamente dai secoli XIV e XV, attraversa l’antico regime e si conclude con il periodo rivoluzionario e napoleonico. Il libro, strutturato in quattro capitoli, ricostruisce le molteplici e intrecciate vicende che hanno modellato il “bel paesaggio”italiano, tramandandone le caratteristiche fino al tempo presente.
Il primo e secondo capitolo sono stati eseguiti dal professor Manuel Vaquero Piñeiro – insegnante Storia economica nell’Università degli Studi di Perugia, mentre il 3 e 4 capitolo dalla professoressa Erminia Irace – insegnante di Storia moderna nella medesima Università degli Studi di Perugia. Nel primo capitolo si esamina il paesaggio dal punto di vista delle azioni intraprese dalle autorità politiche degli Stati italiani, le quali si impegnarono nella capillare conoscenza e nella via più evoluta gestione del territorio posti sotto il loro governo. Il secondo capitolo, presenta lo sfaccettato mondo agricolo italiano. Fu proprio in età moderna che si definì il modello delle “tre Italie” agricole, ognuna delle quali consistente in una precisa tipologia di paesaggio agrario: la cascina padana, il podere mezzadrile dell’Italia centrale, la masseria del latifondo meridionale. Campi coltivati, boschi, sentieri della transumanza, corsi d’acqua, ma anche territori devastati dalle guerre e dai terremoti. Nei secoli dell’età moderna l’Italia era costituita per la maggior parte da aree ubicate al di fuori dei centri urbani.
Esse diventarono l’oggetto del crescente interesse delle autorità politiche degli Stati, che si proposero di gestire le risorse ambientali. Parallelamente, le piante provenienti da oltreoceano, giunte grazie all’espansione globale dei traffici commerciali, conferirono le dinamiche politiche ed economiche che forgiarono gli elementi materiali delle campagne italiane, mentre, dal canto loro,“Generazioni di contadini, proprietari, funzionari, agronomi,cartografi, pittori, scienziati, scrittori e viaggiatori forgiarono collettivamente la costruzione del paesaggio dell’Italia, determinandone le caratteristiche e le modalità con le quali esso doveva essere percepito”. Il terzo capitolo analizza il paesaggio prettamente storico-culturale. Il punto di partenza di questo lungo processo fu rappresentato dall’originale visione del paesaggio formulata da Petrarca, che consistette nel rispecchiamento della soggettività dell’autore sullo scenario naturale rappresentato.
Infine il quarto capitolo, prende in considerazione temi apparentemente distanti l’uno dall’altro, ma che, a una lettura ravvicinata, appaiono accomunati da numerosi collegamenti. L’articolo 9 della carta costituzionale italiana, di cui furono relatori il democristiano Aldo Moro e il comunista Concetto Marchesi, stabilì, infatti, che «la Repubblica […] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».”Utilizzando la parola “paesaggio”, con una scelta di grande modernità, la Costituzione disegnò la cornice entro la quale si collocarono tutte le acquisizioni scientifiche successive intorno al tema”.
“I paesaggi dell’Italia moderna. Da Petrarca a Napoleone”, curato da Erminia Irace e Manuel Vaquero Piñeiro, pp.229 ill. b/n , Carocci editore, 2024 Roma, €25.00
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