Il libro di Antonio Ciaramella rievoca il maresciallo della Questura di Cuneo che partecipò alla Resistenza e salvò numerosi partigiani
Il 23 settembre 2020 la Questura di Cuneo e la piazzetta antistante sono state intitolate a due poliziotti che vi hanno prestato servizio: la prima a Sergio Zucco, morto nel 1979 a soli 26 anni, a causa di una tragica sparatoria, e la piazzetta al maresciallo Raimondo Usmiani, che ha partecipato in modo attivo alla Resistenza, salvando numerosi partigiani.
Nel caso di Usmiani, la cronaca viene ad ammantarsi di ricordi personali. Ho infatti partecipato con una mia relazione a un convegno dedicato a questo personaggio, tenutosi a Cuneo nell’ormai lontano 5 ottobre 2002, organizzato dal SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), in collaborazione con l’ANPI e l’Istituto storico della Resistenza di Cuneo, allo scopo di rivalutarne e valorizzarne l’attività resistenziale. Avevo infatti auspicato l’approfondimento e il recupero delle vicende accadute nel periodo 1943/’45 che coinvolgevano, oltre a Usmiani, anche altri appartenenti alla Polizia che, dopo la caduta del governo fascista il 25 luglio 1943, si erano impegnati a vario titolo nella lotta resistenziale e per impedire deportazioni razziali, non soltanto a Cuneo, ma in tutto il Piemonte. Le richieste formulate allora si sono almeno in parte concretizzate, se non con l’intitolazione della Questura, almeno del piazzale antistante.
Antonio Ciaramella, funzionario di Polizia in quiescenza e già Segretario generale del SIULP Piemonte viene ora a ricordare questo personaggio col libro “Raimondo Usmiani. Il servitore della libertà” di recentissima pubblicazione da parte di Primalpe Costanzo Martini di Cuneo.
Raimondo Usmiani nasce il 4 gennaio 1907 a Pola, ex Dalmazia ora Croazia, è volontario in marina dal 1925 e si arruola in Pubblica Sicurezza dal 10 gennaio 1929. Presta servizio all’ufficio politico della Questura di Cuneo, per merito è promosso vicebrigadiere e, il 1° dicembre del 1943, prende servizio alla Squadra Mobile.
Le sue attività resistenziali, riconosciute dal CLN fin dal 1° giugno del 1945, sono da lui esposte in un sintetico memoriale, datato 2 agosto 1945. Usmiani dichiara di avere avuto contatti già nel dicembre 1943 con il partigiano Cosimo Rubro (Francesco Terrazzani, nato anche lui a Pola, il 15 ottobre 1892) e con un non meglio identificato “Carlone”, su indicazione del comandante partigiano “Ezio”, Ermes Bazzanini, commissario politico dell’11ª divisione Garibaldi 15° Brigata. Le informazioni che Usmiani trasmette al CLN consentono la salvezza di molti cittadini dissidenti, tra i quali il fratello di un importante dirigente nazionale del P.C.I., il Prof. Eugenio Togliatti. Emerge che, oltre a Usmiani, aderivano alla lotta di liberazione anche altri esponenti della Polizia. Sono Enzo Olivero, brigadiere della Polizia Ausiliaria, il fratello Ferdinando, più giovane col grado di Guardia Scelta Ausiliaria. I tre poliziotti, più tardi, insieme ad un’altra guardia, Serra, devono disertare perché ormai scoperti. Lo narra lo stesso Usmiani nel suo memoriale: «Ebbi l’incarico nel febbraio c.a. (1945) di organizzare in unione al collega Enzo Olivero, quali aggregati alle S.A.P., una squadra di agenti, che al momento opportuno avrebbe dovuto impossessarsi delle armi, munizioni e automezzi, allora in dotazione alla Questura e tentare la cattura, del prefetto, del questore, s.t. Frezza (autore dell’eccidio di San Benigno) e cap. Mucciolo, tutti noti criminali. Ma disgraziatamente la mia attività fu scoperta e dovetti, il 25 marzo scorso (di domenica) con i fratelli Olivero fuggire da Cuneo per sottrarmi all’imminente arresto e conseguente eliminazione fisica […]». Al termine della guerra, Usmiani riprende il suo lavoro in Polizia, trascorre un periodo di servizio al Brennero, poi ritorna a Cuneo, dove nel 1965 muore all’ospedale dopo lunga malattia.
Nel suo libro “Raimondo Usmiani. Il servitore della libertà” Antonio Ciaramella esprime chiaramente il desiderio di onorare la memoria di Raimondo Usmiani e di altri combattenti per la libertà, intento nobile e importante. Il testo si concentra sulla storia personale di un individuo con un approccio che rende la narrazione più umana e coinvolgente. Si sottolinea come anche un “comprimario” possa avere avuto un ruolo cruciale nella lotta di liberazione. L’autore collega la storia personale ai valori fondamentali della Costituzione italiana, come la libertà e la giustizia sociale.
“Raimondo Usmiani. Il servitore della libertà”, arricchito dalla Prefazione di Davide Mattiello, presidente Articolo 21 Piemonte e già referente regionale di Libera Piemonte, invita le generazioni future a non dare per scontati i diritti acquisiti e a preservare la memoria storica, e costituisce così un contributo prezioso alla memoria della Resistenza italiana, dando prova di una profonda passione per la storia e un forte senso civico.
Sarà presentato nel corso della Maratona di lettura, arte e musica del 24 aprile 2025, a Fossano (CN), con orario 15:00 – 17:00, presso la chiesa del Salice Vecchio, in Piazza Luigi Bima.
Antonio Ciaramella nato nel 1958 a Caracas in Venezuela, coniugato con tre figli, laureato in scienze giuridiche, è originario “da Napoli”, città dei genitori, che lascia per giungere nel 1984 a Cuneo, vincitore del primo concorso di viceispettore indetto dopo la Riforma della Polizia di Stato. Ha svolto attività prevalentemente investigativa fino alla pensione nel 2018 con il grado di Commissario Capo.
Per due mandati è Segretario provinciale poi regionale del Sindacato di Polizia unitario (SIULP), quindi componente del direttivo nazionale. È già autore di un libro sulla storia degli scacchi cuneesi.
Antonio Ciaramella
Raimondo Usmiani. Il servitore della libertà
Primalpe Costanzo Martini, Cuneo, 2025, 114 pp.
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