Chi sono i Krampus ?
Di fatto si tratta di esseri demoniaci che, nelle feste tradizionali e nell’area orientale alpina italiana, accompagnano san Nicolò e una serie di altri personaggi che fanno parte del corpus tradizionale regionale del Triveneto, con particolare affermazione nell’area del Trentino e Alto Adige.
Un’interessante e documentata analisi di queste maschere è fornita da Luisa Rainer Chiap nel suo bel libro: Krampus. I diavoli custodi. Un’analisi antropologica e demologica condotta con cura mantenendo alto il livello divulgativo proposto. Una ricostruzione delle diverse sfaccettature di questi personaggi profondamente radicati nel folklore locale, che offre al lettore chiavi di lettura per meglio comprendere le radici e l’universo di simboli dei Krampus.
Il genere l’aspetto dei Krampus è inquietante: sono infatti caratterizzati da una forte ibridazione tra antropomorfo e corniforme, “mezze capre e mezzi demoni”, così risultano indicati nella secolare tradizione che li accompagna. Il loro ruolo è quello di punire i cattivi, mentre il santo premia i buoni con i doni.
La loro origine è da ricercare nelle tradizioni pagane: oggi, nella finzione messa in atto dalla festa, cercano i “bambini cattivi”, mentre originariamente, nella tradizione precristiana, si riteneva fossero spiriti malvagi che giungevano dall’oltretomba alla ricerca di vittime da trascinare nel gorgo infernale.
L’aspetto di questi personaggi è particolarmente inquietante: in pratica si tratta di esseri caratterizzati dall’ibridazione uomo-caprone, l’aspetto umano è completamente scomparso sotto la coltre di pelo e le maschere diaboliche. Alcuni portano sulle spalle delle grandi ceste necessarie per metterci i bambini cattivi da portare chissà dove.
In sintesi i Krampus, oggi in parte “addomesticati” nella festa popolare, con virate in direzione della dimensione ludica e qualche sfumatura comica, sono gli ultimi epigoni di divinità pagane amalgamate alla tradizione cristiana, senza però perdere la loro più intima fisionomia arcaica.
Forse il loro archetipo, vista l’area in cui si è sviluppata la tradizione, potrebbe essere Cernunnos, divinità celto-gallica, in seguito mutata, nella religione romana, nel dio Silvano.
Una leggenda più recente, narra che all’origine dei Krampus vi sarebbero le scorrerie effettuate dai giovani in tempi lontanissimi – mai indicati con precisione, come accade normalmente nei racconti fantastici – quando, nel periodo invernale, mancando le provviste, i ragazzi mascherati con pelli e maschere, effettuavano razzie nei villaggi. Un giorno però i membri di quelle congreghe si resero conto che tra loro vi era il diavolo, facilmente celato dal mascheramento, simile a quello adottato dai giovani.
Intervenne il vescovo Nicolò, che esorcizzò il maligno, allontanandolo da quei luoghi.
Lo sviluppo della festa dei Krampus si articola con una sfilata per le vie del paese, aperta dal santo, a piedi o su un carro, che distribuisce dolci e caramelle; lo seguono i Krampus armati di fruste e catene con il ruolo di terrorizzare la popolazione. Il santo interviene per cercare di contenere l’impeto aggressivo dei demoni, che, tra serio e faceto, continuano indisturbati a impersonare il ruolo di malvagi.
Nella sua globalità, questa antica tradizione costituisce una traccia significativa della sopravvivenza di pratiche magico-religiose del paganesimo, che, attraverso parziali metamorfosi, sono riuscite a incunearsi nella cultura cristiana, mantenendo inalterato il loro cordone ombelicale con l’universo oscuro delle figure mitiche precristiane.
Luisa Rainer Chiap, Krampus. I diavoli custodi, Editoriale Programma, pag. 152, Euro 9,90.
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