La ricostruzione di un cruento fatto di cronaca nera torinese del 1957
«Corso Casale 95, a due passi da piazza Borromini: Caterina Sagoleo affitta le camere del suo appartamento ai suoi due amanti, uno dei quali è sposato con la mite Giuseppina Molinas.
Un vecchietto, ex amante di Caterina, frequenta lo stesso alloggio e il 10 aprile 1957 muore in cucina, asfissiato dal gas del fornello. Nello stesso locale, il 27 luglio la Sagoleo ammazza la Molinas a martellate. Va così in pezzi l’insano micromondo gestito dalla personalità manipolatrice di Caterina Sagoleo. Una tragedia dalla scenografia circoscritta: il breve tratto di corso Casale coi ritrovi del Cral e di un’osteria, il ponte Regina Margherita, il lungo Po coi suoi orti.
Le figure di contorno della tragedia (inquilini, avventori, conoscenti di Caterina) attribuiscono coralità a una storia malata dove campeggia indiscusso l’inquietante enigma chiamato Caterina Sagoleo».
La sinossi del nuovo libro dello scrittore torinese Andrea Biscàro ci apre la porta su uno dei casi di cronaca nera subalpina più cruenti, e dimenticati, degli anni Cinquanta del XX secolo.
Caterina Sagoleo, originaria della Calabria, è la protagonista di una storia a dir poco torbida che abbraccia tre regioni del nostro stivale: la Calabria, la Sardegna (da dove provengono la vittima, Giuseppina, e suo marito) e la nostra città, con attori e comparse i quali vanno ad arricchire il dramma, frutto di un ambiente al limite.
Caterina Sagoleo non è certamente una donna affascinante. Eppure, risulta essere una donna fortemente magnetica, con un’infanzia e prima maturità a dir poco difficili, segnata da esperienze dure, carcere incluso, e dalla povertà che l’ha segnata in negativo.
«Biscàro – scrive il nostro Milo Julini nella sua Prefazione al libro – sa proporre anche ai lettori giovani, lontani dalla mentalità degli anni Cinquanta del Novecento, una approfondita ricostruzione dei due omicidi avvenuti tra le pareti del soffocante alloggetto nell’ambito ristretto di una insana famiglia allargata».
La ricostruzione si avvale dei resoconti giornalistici del tempo (La Stampa, Stampa Sera e Gazzetta del Popolo), delle perizie psichiatriche alle quali a suo tempo era stata sottoposta presso il manicomio di Collegno nonché della Sentenza motivata della Corte d’Assise di Torino.
Un lavoro attento, documentato, scritto con stile asciutto, narrato con umana sensibilità nei confronti di quello che possiamo definire lo sgangherato ménage di corso Casale 95.

Alieno a qualsivoglia valutazione di ordine morale, l’autore ricostruisce l’ambiente esterno e quello interno, se non interiore, che fa da sfondo, e da palco, a questa tragedia, come sottolinea Milo Julini, che di rievocazioni di casi di Nera ha una più che trentennale esperienza:
«Emerge l’ambiente che fa da sfondo della vicenda, quasi il coro greco della tragedia: la folla, in prevalenza maschile, che si assiepa fuori del portone della casa del delitto, senza telefonino, ma con la cravatta e il capo coperto, in canottiera oppure con indosso un camiciotto. […]
La ricostruzione di Biscàro fa riaffiorare il microcosmo dell’antica Barriera di Casale. E questo non è uno dei meriti minori del libro. Entriamo con l’autore nel cortile del caseggiato del civico 95, oggi ancora esistente, ma profondamente ristrutturato […]. Conosciamo i locali del modesto divertimento del tempo, il CRAL oggi demolito e l’osteria trasformata in una pizzeria, gli orti lungo il Po, sostituiti da un elegante viale alberato».

La Morte in Camera è un libro a più livelli: il delitto in sé, il contesto, le atmosfere che lo segnano e che si susseguono, gli ambienti, gli attori e le comparse, la roba che gira attorno alla tragedia. Ultimo ma non ultimo, le vittime collaterali di un assassinio…
«Andrea Biscàro con questo libro si conferma un valido autore di true crime, abile nel descrivere in tono gradevole delitti anche cruenti, con una grande attenzione alla loro contestualizzazione che il lettore, quando non sia soltanto alla ricerca di sensazioni forti, saprà sicuramente apprezzare».
Ad arricchire il lavoro di Biscàro, la Postfazione del giornalista Livio Cepollina, il quale si sofferma esclusivamente sul fascino sinistro dell’assassina. Infatti, scrive, «terminata la lettura di La Morte in camera il lettore continuerà a chiedersi chi fosse realmente quella donna…».
Andrea Biscàro
La Morte in Camera. Orrore in corso Casale 95
Amazon, 2025.
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Già solo a leggere la trama si prova una sensazione angosciante che fa pensare all’atmosfera di certi film del neorealismo del dopoguerra, fatta spesso di povertà, dí ambienti cupi e tristi, di vite di espedienti che rasentano l’illecito o la criminalità, dí delusione e disgusto della vita. La realtà è questa più o meno ma non mi piace il genere letterario