Un racconto di Anna Di Marco
La scintilla vitale
Alle ore 18:00 precise Antonio, Josef e Pietro erano attorno al tavolino del loro bar, in attesa dei cocktail. A un certo punto si chiesero perché fossero nati proprio dalla fantasia di Anna. Non potevano nascere dalla penna di uno scrittore importante? Sarebbero stati famosi, conosciuti da un vasto pubblico di lettori curiosi e bramosi di storie interessanti.
Pietro rifletté:
«Forse è così perché i nostri discorsi stravaganti non sono poi così importanti.»
Poi aggiunse:
«Ma a noi che importa della notorietà? A noi interessa dare voce a pensieri, fantasie, opinioni. E poi, qui intorno, c’è sempre tanta gente che partecipa, ascolta e si diverte a fantasticare.»
Antonio sorrise.
«Anche tutta quella gente viene fuori da Anna. Lei potrebbe mettere qui tutte le persone che vuole.»
Ormai avevano accertato la verità: erano creature di Anna, costrette a vivere secondo i suoi dettami, i suoi pensieri.
«Non c’è più democrazia» protestò Josef. «Non siamo liberi di scegliere. Siamo sottomessi alla fantasia di una tizia perfettamente sconosciuta che ci fa dire e fare quello che vuole. Lei ordina, noi eseguiamo. Questa è una dittatura.»
E pensare che tutto era cominciato con un Negroni offerto da un uomo affascinante che le aveva fatto girare la testa. Da quel momento era iniziato uno stato di leggerezza che non era mai finito. Erano nati Antonio, Josef e Pietro, creature di un Negroni sorseggiato in un salotto di casa tra discorsi, sorrisi e silenzi.
Poi era bastata una semplice domanda:
«Resti?»
Seguita da una risposta altrettanto semplice:
«Sì.»
Ed erano stati concepiti i tre amici.
Adesso erano uomini adulti, figli di Anna, educati da lei, immersi nell’ambiente che aveva scelto per loro, circondati da chi aveva deciso di far incontrare.
«Che fortuna ha avuto Anna» osservò Pietro. «Dobbiamo chiamarla mamma? Non ha dovuto cambiare pannolini né preparare biberon.»
Arrivarono i cocktail e cominciarono a bere.
Nati da un Negroni, con lo stravagante lo spazio della mente si allargava vertiginosamente, come una grande stanza vuota pronta a essere riempita ancora una volta di immagini, visioni, emozioni e sensazioni leggere e colorate come le ali di una farfalla, luminose come le stelle, vere come la vita.
«Anna è il nostro creatore… anzi, la nostra creatrice» disse qualcuno. «Quindi è il nostro Dio?»
«Diciamo che è il nostro architetto.»
Seguì un breve silenzio.
«Ma noi esistevamo già prima che lei ci portasse fuori da sé?»
Antonio rimase a riflettere qualche istante.
«Se noi possiamo domandarci quando nasce un personaggio, allora forse vale la pena chiedersi anche quando nasce davvero un essere umano. Non il suo corpo, ma ciò che lo rende unico.»
«Bella domanda. È come chiedersi se un bambino, quando viene concepito, possieda già una parte di non materia, chiamiamola pure anima, oppure se la riceva al momento della nascita.»
L’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo produce davvero la non materia? Quella scintilla divina quando viene donata all’essere umano? Al concepimento? Durante la gravidanza? Oppure al momento della nascita?
Il concepimento è un fatto chimico e fisico. Esiste in tutte le forme di vita, dalle più elementari alle più complesse.
In quale momento quella scintilla prende dimora nell’involucro destinato a custodirla?
A meno che la materia non sia davvero capace di generare la non materia. Allora la scintilla esisterebbe già in ogni organo della riproduzione. Quell’organo sarebbe sacro, il tabernacolo dell’essere, dell’esistenza.
Se fosse così, avremmo risolto ogni dubbio. Non ci sarebbe bisogno di cercare altrove. La scintilla divina sarebbe semplicemente il perpetuarsi di se stessa attraverso le generazioni e il bisogno umano di sentirsi parte dell’infinito e dell’eterno non sarebbe altro che una splendida follia.
Oppure, ed è forse ancora più affascinante immaginarlo, nel Principio esiste una sorta di nursery di scintille divine, una per ogni bambino destinato a nascere. La scintilla entra nell’involucro proprio nell’attimo della nascita. Ed ecco il primo vagito. Ed ecco cominciare l’avventura.
Da quel momento intervengono infinite variabili: l’ambiente sociale, la cultura, la religione, l’istruzione, la capacità di analizzare, creare ed elaborare, la situazione economica, l’educazione, i principi, le idee e mille altri fattori che vengono assimilati dall’essere umano e trasformati in ciò che egli diventerà.
Poi l’involucro si deteriora.
La scintilla si prepara a tornare al Principio, trasformata in energia, oppure torna semplice e piccola, così com’era all’inizio, magari perfino impoverita dalle necessità e dalle priorità dell’involucro che l’ha ospitata.
Nel primo caso rimane il senso dell’appagamento.
Nel secondo rimangono la smania della ricerca, l’impossibilità della soddisfazione, l’incompletezza, la mancata maturazione. La scintilla diventa come un frutto acerbo che cade dall’albero prima di maturare perché il verme ha divorato tutto ciò di cui avrebbe dovuto nutrirsi.
Allora ciò che esiste dopo potrebbe essere la beatitudine e il suo contrario. Le scintille acerbe, forse, vengono riciclate in altri involucri, nella speranza di ricevere un nutrimento migliore.
Potrebbe essere così.
Ma potrebbe anche non esserlo.
Che cosa ci costa fantasticare? Anche noi siamo nati e siamo sottoposti alla volontà della nostra creatrice; con i nostri discorsi stravaganti siamo scintille senza involucro. L’involucro, con il tempo, si decompone. Noi siamo nati dalla fantasia di una tizia che ha voluto la nostra esistenza e, come non materia, abbiamo fatto capolino nelle scintille di chi legge.
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Tra “La sfera*”’e “La scintilla vitale” , si riconosce subito la mano della stessa autrice. Riflessione puramente personale: i protagonisti sono tratti da un vissuto, lo stesso dicasi per il luogo. L’ambiente interiore che muove sentimenti, animo e cuore dei protagonisti e della voce narrante si fondono in modo incredibile che solo una esperta scrittrice può fare per non indurre il lettore in false attese, nè in uno scambio di ruoli.
I miei complimenti alla penna puntuale della Domenica mattina❣️
Anna la tua filosofia e la descrizione di questi personaggi e del contesto mi divertono e mi disarmano ,pensa tu.,..per la loro perfezione,BRAVA!
HAI TANTA STOFFA
Un racconto originale e ironico che, attraverso dialoghi surreali e personaggi nati dalla fantasia dell’autrice, affronta temi profondi come la vita, l’anima, la creazione e il senso dell’esistenza.
La scintilla vitale invita a riflettere senza dare risposte, lasciando al lettore la libertà di fantasticare. Un piccolo viaggio tra realtà e immaginazione, leggero ma ricco di significato.
In questo racconto si evidenzia l’abilità di Anna nell’ intrecciare fantasia e realtà con importanti temi esistenziali.