Filippo Manuelli: “Perché l’Italia deve accelerare”
Il sistema previdenziale obbligatorio rappresenta uno dei pilastri fondamentali della coesione sociale di un paese. In Italia, tuttavia, il suo equilibrio è sempre più sotto pressione a causa dei cambiamenti demografici e delle trasformazioni del mercato del lavoro. In questo contesto, la previdenza complementare assume un ruolo strategico non solo per il benessere futuro dei singoli cittadini, ma anche per la stabilità economica complessiva del paese.
Il tasso di sostituzione, ossia la percentuale dell’ultimo reddito da lavoro coperta dalla pensione pubblica, è in costante diminuzione. Secondo i dati più recenti del 2025, il tasso di sostituzione per i lavoratori dipendenti privati si colloca oggi mediamente tra il 60% e il 70%, mentre per i dipendenti pubblici è un po’ più elevato, intorno al 70-75%. Per gli autonomi, invece, può scendere anche sotto il 50%.
Le previsioni a medio e lungo termine sono ancora più allarmanti. Le stime sono fortemente influenzate dall’adozione del sistema contributivo (Riforma Dini del 1995), che calcola la pensione in base ai contributi effettivamente versati e penalizza chi inizia a lavorare più tardi o ha carriere discontinue. Una tendenza che, unita alla crescita dell’aspettativa di vita e alla riduzione del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati, prefigura un futuro previdenziale sempre più fragile, soprattutto per le generazioni più giovani.
Il risultato è che il sistema pubblico da solo non garantisce più la conservazione del tenore di vita pre-pensionamento, rendendo indispensabile l’integrazione con forme di previdenza complementare, trovando così un equilibrio tra pubblico e privato.
Un esempio virtuoso arriva dai Paesi Bassi, dove il sistema pensionistico si basa su tre pilastri: una pensione pubblica universale a importo fisso (AOW), una previdenza complementare obbligatoria per la maggior parte dei lavoratori e forme di risparmio individuale volontarie.
Qui il sistema pubblico copre una quota relativamente bassa del reddito medio, circa il 30%, mentre la maggior parte del reddito pensionistico deriva dal secondo pilastro, i fondi pensione professionali obbligatori. Questo porta il tasso di sostituzione complessivo vicino al 100%. Un modello, consolidato da decenni, che ha favorito una più forte cultura previdenziale e sostenibilità finanziaria a lungo termine. Oggi quasi il 90% dei lavoratori olandesi aderisce alla previdenza complementare, contro il 38% degli italiani.
La differenza tra i sistemi nazionali è evidente. L’Unione Europea sta lavorando per ridurla con la Savings and Investments Union (SIU), promuovendo la previdenza complementare in tutti gli Stati membri. Nel trimestre corrente, la Commissione europea presenterà proposte per introdurre meccanismi di iscrizione automatica ai fondi pensione, piattaforme digitali di monitoraggio e una revisione delle specifiche direttive, per garantire maggiore trasparenza e solidità.
L’obiettivo dell’UE è anche stimolare il coinvolgimento dei cittadini nei mercati dei capitali. La partecipazione crescente nella previdenza complementare rappresenta un investimento collettivo che può servire anche alla sostenibilità del sistema-paese. Le adesioni più ampie, infatti, creano maggiori capitali pazienti per il finanziamento dell’economia reale, migliorando la resilienza produttiva e favorendo la crescita.
Gli ultimi dati Covip di settembre 2025 indicano 11,5 milioni di iscritti a forme pensionistiche complementari in Italia, con un patrimonio gestito di oltre 255 miliardi di euro, entrambi in crescita rispetto al 2024. Tuttavia, è una crescita che rimane lenta e disomogenea: il sistema è sbilanciato verso le fasce di popolazione più vicine alla pensione, gli uomini (61,6% degli iscritti) e le regioni del Nord (57,2%). Per un sistema sostenibile è urgente coinvolgere maggiormente giovani, donne e aree meno servite, tramite iniziative che semplifichino l’adesione e aumentino la consapevolezza sui benefici della previdenza integrativa. A titolo di confronto, il solo fondo pensione per i lavoratori del settore pubblico olandese ABP ha quasi 11 milioni di aderenti e gestisce circa 500 miliardi di euro.
Si ricordi che una pensione adeguata non si improvvisa, ma nasce da un lungo percorso di risparmio e pianificazione e deve iniziare precocemente, preferibilmente dall’ingresso nel mercato del lavoro. In Italia meno del 30% dei giovani potenziali aderenti sceglie la previdenza complementare, un dato che rispecchia la scarsa consapevolezza sull’importanza di programmare per tempo il futuro economico. La Relazione annuale COVIP 2025 indica che i giovani (meno di 35 anni) rappresentano solo il 19,3% degli iscritti, pur essendo loro a poter maggiormente beneficiare del lungo orizzonte temporale.
Le direttrici di intervento sono essenzialmente due: educazione finanziaria e incentivi fiscali.
L’Italia soffre di un ritardo strutturale nelle competenze finanziarie, assicurative e previdenziali. L’Edufin Index mostra che il livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani è insufficiente (56/100), e ancor più bassa è la preparazione sui temi previdenziali (48/100). Questo espone i giovani al rischio di scelte che compromettono il loro benessere futuro.
Per colmare il divario, serve un’accelerazione della formazione fin dalla scuola secondaria, con linguaggi e strumenti digitali vicini ai giovani. Campagne informative devono essere affiancate da assistenza qualificata e personalizzata, per accompagnare i giovani a comprendere i vantaggi concreti della previdenza complementare e a costruire un piano di risparmio sostenibile.
Attualmente l’Italia offre vantaggi fiscali significativi: i contributi sono deducibili fino a 5.164,57 euro annui, mentre per i giovani alla prima occupazione il limite sale a 7.746,86 euro per i primi cinque anni. La tassazione sui rendimenti è agevolata al 20%, contro il 26% di altri investimenti, e la tassazione finale in fase di uscita si riduce progressivamente dal 15% al 9% per chi partecipa da oltre 15 anni. Tuttavia, per rendere la previdenza complementare più appetibile ai giovani, servono ulteriori incentivi innovativi; tra le proposte: un credito d’imposta del 50% sui primi contributi versati, bonus statali diretti e il raddoppio dei contributi datoriali per under 35. Queste misure, unite a politiche di occupazione stabile, possono convincere chi oggi è distante dalla cultura previdenziale.
Un modello interessante è la “Frühstart Rente” tedesca (pensione a partenza anticipata), attiva dal 2026, che versa 10 euro mensili da parte dello Stato ai bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni. Questi contributi si accumulano in un fondo pensione personale bloccato fino alla pensione, creando un capitale previdenziale di base. L’iniziativa mira a promuovere la cultura del risparmio fin da giovani, contrastando l’impatto demografico sull’equilibrio pensionistico. Il nostro Paese potrebbe adottare modelli simili, come doti pensionistiche per i minori o bonus per giovani lavoratori aderenti alla previdenza complementare.
L’Italia ha oggi l’opportunità di recuperare terreno nella sfida previdenziale europea, garantendo alle nuove generazioni un futuro più sicuro, equo e sostenibile. La sfida è duplice: sostenere il sistema pubblico e rendere la previdenza complementare accessibile, diffusa e interiorizzata culturalmente. Guardare al futuro con consapevolezza significa agire ora: educare, incentivare, innovare, trasformare il risparmio privato in motore di sviluppo collettivo, con la previdenza complementare al centro della nuova architettura finanziaria italiana. Solo così si garantirà un tenore di vita dignitoso ai cittadini e sostenibilità all’intero Paese.
Filippo Manuelli
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