La guerra presenta il conto, ma il governo proroga lo sconto sul gasolio fino al 17 settembre
Continua in Medio Oriente la guerra perversa che nessuno di noi voleva e gli effetti nefasti proseguono. Il Brent, nella notte di sabato ha superato i 105 dollari al barile e il gas europeo gli 80 euro al megawattora.
Il governo Meloni per rispondere a questa situazione ha prorogato di una settimana lo sconto di 17 centesimi sul gasolio, fino al 17 settembre. Il costo è di 86 milioni, coperti riducendo il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.
La guerra arriva nelle nostre vite attraverso le bollette, il pieno dell’automobile, il prezzo degli alimenti e gli interessi da pagare alla banca. È una tassa che aumenta di giorno in giorno e che colpisce soprattutto i ceti medi e la parte più debole della popolazione, che pagano i costi sociali dei conflitti in corso, oltre alle industrie che perdono competitività.
La BCE ha aumentato, non senza contrasti, di un quarto di punto i tassi d’interesse, motivando la decisione con la crescita dell’inflazione alimentata dal conflitto in Medio Oriente e prova a contenere l’inflazione rendendo il denaro più costoso e frenando consumi e investimenti, ma per famiglie e imprese questo significa finanziamenti più onerosi. Le banche possono aumentare le rate dei mutui variabili, così i nuovi prestiti diventano più cari.
Ma aumentare gli interessi non ferma i bombardamenti né risolve le cause politiche della crisi energetica ed economica. Il governo garantisce una risposta solo fino al giovedì successivo. Lo sconto aiuta chi fa rifornimento, ma non risolve il caro energia né riduce la dipendenza dal petrolio.
Nello stesso decreto Meloni annuncia infatti di voler nominare commissari per accelerare permessi e concessioni destinati all’estrazione di petrolio e gas in Italia. Provvedimento auspicato da più parti, ma sino ad oggi ostacolato da chi per tanti anni si è genuflesso al potere delle sette sorelle e si è opposto all’energia nucleare.
Ora la misura è colma. Si gli effetti primo passo, anche se gli effetti, purtroppo non saranno immediati e le nostre opposizioni del” tanto peggio, tanto meglio”, sono già sul piede di guerra per boicottare l’iniziativa lungimirante.
In un video pubblicato sui social, la presidente del Consiglio traccia il bilancio della strategia energetica del governo. «In questi anni abbiamo diversificato le fonti di approvvigionamento, stretto nuovi accordi con i Paesi produttori, rafforzato il ruolo dell’Italia come hub energetico nel Mediterraneo».
Sul fronte delle rinnovabili, Meloni rivendica «28 gigawatt in più» installati, «facendo tre volte meglio di quello che è stato fatto nello stesso periodo da chi oggi ci fa la morale sull’energia green».
Il premier ricorda anche gli interventi contro il caro energia: «Abbiamo stanziato oltre 60 miliardi per proteggere cittadini e imprese», sostenendo milioni di famiglie e alleggerendo le bollette delle aziende e indica la direzione scelta dall’esecutivo: «Abbiamo avuto il coraggio di riaprire la strada del nucleare e vogliamo andare avanti sull’aumento della produzione nazionale di petrolio e di gas, perché non ha molto senso comprare all’estero questa energia quando possiamo produrla anche qui in Italia». Per poi concludere «L’Italia non può permettersi di aspettare decenni prima di sbloccare una concessione», avverte Meloni. L’obiettivo è aumentare l’autonomia energetica italiana, contenere i costi per famiglie e imprese e garantire maggiore sicurezza negli approvvigionamenti. La crescita delle estrazioni, sottolinea inoltre la premier, può generare «maggiori royalty e benefici economici e occupazionali per i territori».
Infine, l’affondo contro chi annuncia battaglia sul provvedimento. «Ai professionisti del no, che già ovviamente annunciano barricate, voglio dire una cosa abbastanza semplice: andremo avanti fino in fondo, perché questo significa essere patrioti e difendere l’interesse nazionale italiano».
Serve però anche e soprattutto un’iniziativa europea per fermare la guerra. La pace è anche difesa dei salari, delle pensioni e del lavoro.
L’Italia può anche in autonomia muoversi sviluppando iniziative diplomatiche: basta corsa al riarmo, basta invio di armi o finanziamenti a Kiev, basta bombardamenti in Iran e in Ucraina e si costruiscano incontri e rapporti per giungere al cessate il fuoco e tavoli di confronto per la ricerca di soluzioni di compromesso compatibile.
