Nell’intervista pubblicata oggi, 17 agosto, Attilio Fontana sostiene che la Lega debba rivedere profondamente la propria impostazione e, alla domanda su un passo indietro di Matteo Salvini, risponde che «nessuna soluzione va esclusa a priori». Fontana cita inoltre il crollo elettorale della Lega, dal 34% al 5%, come prova che il problema esista.
Il punto politicamente più pesante è che non sembra più una semplice critica personale a Salvini:
- Fontana e il lombardo Massimiliano Romeo chiedono un cambio di linea e di organizzazione del partito.
- È comparsa anche l’ipotesi di un nuovo spazio associativo, con un’impostazione più nordista, federalista e autonomista.
- Sullo sfondo c’è la concorrenza di Roberto Vannacci, che ha sottratto consenso e spazio politico alla Lega.
- Salvini, però, per ora non arretra: rivendica il congresso dell’anno scorso, nel quale è stato eletto all’unanimità, e invita a smetterla con le «beghe interne».
La vera partita, quindi, non è soltanto “Fontana contro Salvini”. È lo scontro tra una Lega sempre più nazionale e centralizzata e una parte del vecchio blocco lombardo-veneto che vuole riportare il partito verso territorio, autonomia e federalismo. E il timing è tutt’altro che casuale: la resa dei conti arriva mentre si avvicinano le elezioni e bisogna decidere candidature e assetti futuri.
🟢 Il fronte Fontana
Attilio Fontana è diventato il volto più esplicito della contestazione. Nella sua intervista di oggi dice che nella Lega c’è un «malessere» e, alla domanda se Salvini debba fare un passo indietro, risponde che «nessuna soluzione va esclusa a priori».
Con lui c’è soprattutto l’ala lombardo-nordista e autonomista. Tra i nomi più importanti:
- Massimiliano Romeo, segretario della Lega lombarda e capogruppo al Senato;
- diversi dirigenti di Bergamo, Brescia e Varese, territori nei quali la contestazione è particolarmente forte;
- Luca Zaia, che ha mostrato apertura verso l’iniziativa politica dell’area di Fontana;
- Massimiliano Fedriga, che viene indicato come parte del fronte che vuole rafforzare la componente territoriale e autonomista.
E c’è un dato importante: nel direttivo lombardo di questi giorni, almeno cinque interventi hanno chiesto esplicitamente le dimissioni di Salvini. Non è quindi più soltanto malumore dietro le quinte.
🔵 Il fronte Salvini
Salvini però conserva ancora una struttura di fedelissimi molto significativa.
Tra i suoi sostenitori più identificabili vengono indicati Andrea Crippa, Luca Toccalini, Andrea Paganella, Eugenio Zoffili, oltre a figure come Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti.
Il messaggio di Salvini è sostanzialmente: non si cambia leadership attraverso le polemiche sui giornali. Ha anche ribadito di voler continuare a guidare la Lega e ha cercato di ricomporre il conflitto convocando personalmente il direttivo lombardo.
Lo scontro è su che cosa debba diventare la Lega:
Salvini
→ partito nazionale
→ sovranismo
→ forte caratterizzazione nazionale
→ alleanza strutturale con Meloni e FdI
→ leadership personale molto forte
Fontana/area del Nord
→ ritorno alle radici territoriali
→ autonomia differenziata e federalismo
→ maggiore peso di Lombardia e Veneto
→ più collegialità
→ meno centralizzazione romana
→ recupero dell’elettorato storico leghista del Nord
⚠️ E’ scissione?
Una scissione formale è ancora evitabile, ma l’ipotesi non è più fantapolitica. Nei giorni scorsi è circolata persino una bozza relativa a una nuova formazione/associazione di ispirazione federalista, e la prospettiva ha allarmato molto Salvini.
Fontana oggi, però, parla prudentemente di «un’associazione larga e aperta», cioè di uno spazio politico nel quale discutere di autonomia, modernizzazione dello Stato e futuro della Lega.
