La decisione, a oltre quarant’anni di distanza da un fatto storico che produsse per la nostra democrazia, conseguenze nefaste
La scellerata guerra scatenata da Trump contro l’Iran, complice Netanyahu e qualche file Epstein tirato fuori dai cassetti del Mossad, ha contribuito a mobilitare una fetta di elettorato che si è sfogata votando “no” al referendum, anche per le nefaste conseguenze sul carovita, ma il Governo, pur in un momento di smarrimento non ha perso la bussola.
Agli Stati Uniti è stato negato l’utilizzo della base aerea di Sigonella per le operazioni militari in Iran. L’episodio risalirebbe ad alcune sere fa. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano è stato informato dallo Stato maggiore dell’Aeronautica che il piano di volo di alcuni aerei Usa prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medioriente. Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né consultato i vertici militari italiani. Da qui la decisione di Guido Crosetto, ministro della Difesa di negare l’uso della base. Decisione non assunta in solitaria.
Il “non possumus” di Giorgia Meloni all’atterraggio degli aerei statunitensi alla base Usa, è un ulteriore tassello della sua strategia di allontanamento da Donald Trump, che però precisa “Il nostro rapporto con gli Usa rimane solido”
La pronta decisione governativa, ci porta indietro di oltre quarant’anni, quando
l’Italia fu protagonista di un confronto serrato con gli Stai Uniti, passato alla Storia come “crisi di Sigonella”, di cui purtroppo si è perso il ricordo. Un confronto che produsse strascichi deleteri per la nostra democrazia, ma evitò al momento risvolti drammatici per il nostro Paese allora governato da Bettino Craxi, con Giulio Andreotti ministro degli Esteri.
Era il 7 ottobre del 1985, quando un commando di palestinesi sequestrò in acque egiziane la nave da crociera italiana Achille Lauro. Sulla nave, dirottata verso la Siria, c’erano più di cinquecento persone a bordo. I miliziani uccidono un anziano disabile sulla sedia a rotelle che era a bordo, Leon Klinghoffer, americano di origine ebraica, buttato in mare con la sua carrozzella.
Con la mediazione dell’OLP, l’organizzazione di liberazione palestinese e del governo italiano, la nave approda in Egitto.
Gli Stati Uniti, allora guidati da Ronald Reagan, chiedono l’estradizione dei quattro dirottatori palestinesi al governo egiziano. Ma il sequestro e l’assassinio si sono svolti su una nave che batte bandiera italiana e dunque è avvenuto in territorio italiano.
Nasce allora un braccio di ferro, forse l’unico vistoso braccio di ferro, tra l’Italia guidata da Craxi e gli Stati Uniti. In quel tempo, ma non solo in quel tempo – disse l’ammiraglio Fulvio Martini, capo dei servizi segreti militari che ebbe un ruolo chiave a Sigonella – “eravamo completamente dipendenti dai servizi americani e israeliani; avevano mezzi superiori ai nostri, ma avevano anche interessi diversi”.
Il governo egiziano imbarca i quattro miliziani su un aereo diretto in Tunisia, dove avevano sede i vertici dell’Olp. Ma gli americani fanno pressioni su Tunisi che nega il permesso di atterrare. L’aereo viene intercettato nel Canale di Sicilia da F-14 americani che chiedono al governo italiano di atterrare nella base NATO di Sigonella, in provincia di Siracusa.
Craxi autorizza ma quando l’aereo atterra a Sigonella, viene circondato da avieri italiani e da carabinieri. Pochi minuti dopo atterrano a luci spente e senza permesso della torre di controllo anche due Lockheed americani; scendono i soldati e circondano a loro volta i militari italiani. In quella notte, tra concitate telefonate tra i leader dei due governi, avviene l’evento storico: Craxi chiede a Martini, capo dei servizi segreti militari (Sismi) di assumere la guida dell’operazione e fa circondare a sua volta i soldati americani. Con l’aereo al centro e tre cerchi: il primo italiano, il secondo americano e il terzo costituito da carabinieri italiani che puntano le armi contro i militari Usa.
Fu un’azione indubbiamente dimostrativa, senza morti, senza violenze, che si concluse bene, a parte uno strascico nei cieli del mediterraneo, quando l’aereo egiziano fu portato a Ciampino, col tentativo d’interferenza da parte di un velivolo militare Usa.
Tutto si concluse in modo pacifico, col ritiro dei soldati americani dalla base di Sigonella. Neppure la richiesta di estradizione dei quattro dirottatori, pervenuta dal governo USA, fu accolta dal nostro governo, che ritenne preminenti le esigenze della giustizia italiana di processare gli autori materiali del dirottamento.
Essi saranno condannati a gravi pene l’11 luglio 1986, dal tribunale di Genova, che condannerà all’ergastolo Abu Abbas e due membri del commando. Majed el Molqi, esecutore materiale dell’uccisione di Leon Klinghoffer, viene condannato a 30 anni di reclusione. Il quarto terrorista, minorenne, sarà condannato a 17 anni di prigione. Il 23 maggio 1987, la Corte d’Assise d’Appello di Genova, confermò tutte le condanne. Nel 1996 Majed al Moloqui non rientra in carcere dopo un permesso, ma verrà arrestato in Spagna ed estradato.
A operazione conclusa, in molti sentirono la fierezza di essere italiani davanti alla prova di dignità di un paese piccolo, sconfitto, ma vincente, rispetto alla superpotenza mondiale che detta le leggi al mondo e comanda in Occidente.
Forse per l’unica volta, dall’avvento della repubblica, fu riaffermata la dignità e l’indipendenza sovrana dell’Italia e non con le parole, i comizi, le urla di piazza, le sceneggiate di politicanti privi di carisma e dignità; ma con i fatti, con i carabinieri in armi, con un’azione concertata di governo (che aveva all’epoca l’opposizione interna del ministro della difesa, filoatlantico e filoisraeliano, Giovanni Spadolini), che ricevette anche voti favorevoli da parte di parlamentari del PCI e del MSI.
Vinse la linea italiana, ma il suo strascico perdurò sottotraccia nel tempo; e non pochi collegano quella vicenda e in generale la linea di equilibrio di Craxi, Andreotti e prima di loro Moro, in Medio Oriente, alle vicende seguenti, fino al misterioso viaggio di un insignificante magistrato assai chiacchierato negli Stati Uniti e poi con lo scoppio di Tangentopoli e le conseguenze per la rappresentanza democratica nel nostro Paese.
Come si comporterà Trump nei prossimi giorni? Giorgia Meoni, con buona pace delle frasi includenti balbettate dal geometra Bonelli, ha tenuto alto il prestigio dell’Italia, ma aspettiamo il seguito.
