Europa, frontiere colabrodo?
La notizia è stata diffusa da VOX il 2 settembre 2026, il capo della delegazione del partito al Parlamento europeo, Jorge Buxadé, ha inviato una lettera a Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e Magnus Brunner chiedendo una risposta europea alla crisi di Ceuta.
In particolare, VOX chiede:
- una condanna formale del Marocco per quella che definisce un’invasione territoriale di Ceuta e per le dichiarazioni sulla sovranità di Ceuta e Melilla;
- che l’episodio venga qualificato come «atto di guerra ibrida» contro la Spagna;
- la sospensione della cooperazione economica, commerciale, finanziaria e militare con il Marocco;
- la sospensione dell’Accordo euromediterraneo di associazione UE-Marocco e degli altri accordi internazionali vigenti;
- la sospensione dei pagamenti UE ancora dovuti al Marocco, compresi quelli destinati agli aiuti e alla cooperazione allo sviluppo;
- la sospensione dei visti d’ingresso nell’UE per cittadini marocchini e una raccomandazione agli Stati membri di sospendere anche determinati permessi di soggiorno e lavoro;
- l’adozione di sanzioni economiche contro Rabat.
Ieri 3 settembre la Commissione europea ha ribadito che considera il Marocco un «partner strategico importante» e ha indicato di voler mantenere la cooperazione con Rabat, mentre l’indagine sul coinvolgimento marocchino nella crisi di Ceuta resta, secondo Bruxelles, di competenza delle autorità nazionali.
Importante sottolineare che la posizione di VOX arriva dopo che lo stesso Magnus Brunner aveva sostenuto già ad agosto che l’UE dovesse utilizzare tutte le leve disponibili, comprese quelle relative a visti e commercio, per ottenere una maggiore cooperazione marocchina sulla migrazione.
Cosa viene contestato a Rabat
Secondo il rapporto del Centro Nacional de Inmigración y Fronteras (CENIF) trasmesso alla magistratura spagnola, ci sono diversi elementi che fanno pensare a un ruolo attivo o quantomeno a una deliberata permissività delle forze marocchine:
- Presenza insolitamente ridotta delle forze marocchine in alcuni punti della frontiera proprio durante l’afflusso.
- Alcuni gendarmi marocchini in uniforme avrebbero indirizzato i migranti verso i punti di attraversamento.
- Il rapporto parla di persone in abiti civili che avrebbero avuto un ruolo di coordinamento o supervisione.
- La polizia spagnola ritiene che l’evento non sia stato semplicemente spontaneo: i social network avrebbero contribuito a mobilitare migliaia di persone attraverso una campagna organizzata.
- Secondo un’analisi della Polizia, il 90,8% dei numeri telefonici utilizzati nella mobilitazione aveva prefisso marocchino. Questo, però, dimostra l’origine dei partecipanti alla comunicazione, non che lo Stato marocchino abbia ordinato l’operazione.
Il punto più delicato è quindi la “permissività”: anche senza dimostrare che Rabat abbia ordinato l’operazione, resta da chiarire perché le autorità marocchine non abbiano impedito l’attraversamento in un momento in cui, secondo il rapporto, avrebbero avuto la possibilità di farlo.
Tutto questo mentre centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in questi giorni, nonostante la dura repressione della polizia, per difendere e ribadire la vicinanza a Ceuta. Da Madrid a Malaga, Bilbao, Valencia, Siviglia, Murcia, Barcellona, Valladolid, Salamanca e altre città del Paese un solo grido: “Ceuta non si vende, Ceuta si difende”.
