Il partecipato e coinvolgente convegno di martedì scorso nell’Aula Magna Achille Mario Dogliotti.
L’ambito traguardo del 10.000 trapianti d’organo effettuati nei tre centri trapianti della regione Piemonte, è già stato superato nei primi mesi dell’anno, come ufficialmente comunicato, a fine febbraio da parte dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi, ma l’intuizione di dedicare alle evoluzioni dell’attività trapiantista un approfondito momento di confronto, con la partecipazione dei protagonisti di ieri e di oggi è stata azzeccata, doverosa e ci auguriamo sortisca effetti emulativi.
Le quattro sessioni del convegno tenutosi il 25 marzo all’aula magna Achille Mario Dogliotti del presidio Molinette, abbracciavano le seguenti tematiche:
1ª Sessione: “Il sistema di trapianti di organo e tessuti tra sostenibilità e criteri di finanziamento”
Confronto tra i modelli gestionali e di finanziamento delle diverse Regioni italiane
2ª Sessione: “L’innovazione e le tecnologie nei percorsi terapeutici e chirurgici dei trapianti”
Approfondimenti sulle nuove tecnologie nella preservazione degli organi e nell’espansione dei trapianti
3ª Sessione: “Modelli organizzativi per la sensibilizzazione al consenso alla donazione”
Presentazione del modello italiano di supporto alle campagne di comunicazione per la donazione
4ª Sessione: “Il paziente al centro: esperienze e prospettive”
Focus sul percorso integrato di presa in carico del paziente trapiantato
Ciò ha permesso all’attento pubblico di ascoltare lezioni magistrali sugli esordi dei trapianti a Torino, sin dal 1981, le difficoltà inziali sorrette dalla incrollabile volontà di continuare, con l’entusiasmo dei Pionieri e il supporto delle Direzioni generali, dell’assessorato alla Sanità regionale e di tutte le professionalità coinvolte nel singolo trapianto.
Particolarmente confortante, per comprendere come si colloca il Piemonte, è stata l’esposizione della capillare rete organizzativa della Lombardia e del Veneto, regioni all’avanguardia in Italia, per un confronto sempre utile e foriero di spunti interessanti.
Purtroppo, è mancata la presenza dell’assessore alla sanità dell’Emilia-Romagna ove, da anni operano équipe valide, che perseguono esperienze significative e conseguono risultati positivi.
Non c’è nessun componente del lungo percorso dell’attività trapiantista, che sia stato trascurato. Significativa e salutare l’attestazione della Compagnia di San Paolo che eroga generosi contributi per il sostegno dell’innovazione nella pratica dei trapianti.
Focus sul ruolo indispensabile del donatore d’organo e del paziente e che tra la fase pre e sino al post trapianto, è praticamente legato tutta la vita ai reparti che si occupano di questa nobile mission.
Una commossa cerimonia con il riconoscimento e consegna di una targa ai pionieri dei trapianti ancora viventi ha suggellato questa istruttiva e per certi versi esemplare giornata convegnistica. I professori di lungo corso, alcun già emeriti non hanno mancato di associare ai loro successi, tutte le figure professionali che hanno permesso e continuano a permettere il proseguimento di un’attività così complessa e decisiva per salvare vite umane. Cito tra questi, i commenti dei professori Abbruzzese, Bretto. Salizzoni e Segoloni.
Estendendo lo sguardo oltre al trapianto, ad iniziare dalla prevenzione, agli imprescindibili stili di vita, sino alle scrupolose indicazioni ed attenzioni che il candidato al trapianto dovrebbe osservare in un lungo percorso che seguirà, nei fatti, il corso della sua vita, sono emerse sfaccettature che non debbono essere dimenticate.
In ogni fase, il ruolo del medico è coinvolto, come quello delle famiglie, dei protagonisti e di coloro che sotto il profilo clinico, psicologico e famigliare continuano seguire il paziente. Questo è il segreto del successo e il primato umano e professionale della medicina dei trapianti piemontese, sin dagli esordi con i professori Ferrero, Piccoli e Vercellone.
Così come le giornate e i momenti di sensibilizzazione che ogni anno vengono organizzate da parte delle associazioni e fondazioni che si occupano dei trapiantati, ci fanno scoprire come ogni impegno e partecipazione sia rivolta al risultato finale con tutti i piccoli o i grandi risvolti.
Nella nostra regione e in quelle citate, ove viene osservato e mantenuto il record qualitativo e quantitativo dei trapianti, si dipana una continuità ideale ampiamente coinvolgente e solidale.
Oggi siamo nella società della comunicazione e si impone il vezzo di giornate di sensibilizzazione alla prevenzione che interessano differenti comparti della medicina. Qui a Torino l’union sacrée, tra medici costantemente impegnati, istituzioni e pazienti, contribuisce a dare valenze positive a vantaggio della società.
Purtroppo, in altre regioni ove manca l’humus e l’esperienza vissuta, non potrà generarsi l’emulazione e il malato non può di certo riconoscersi, quale soggetto privilegiato e vincente perché la serietà, la perseveranza che genera risultati concreti sono cose diverse dal folclore.
