Sono già iniziate le danze per la sua giubilazione
Mancano due anni alle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Torino. Ma Stefano Lo Russo, sindaco protempore, così sprezzante dinanzi a critiche e alle richieste dei cittadini, nutre non pochi timori sul suo futuro a Palazzo Civico.
Il vento al Nazareno è cambiato rispetto alla sua elezione, i suoi amici scomodi torinesi sono sotto inchiesta e la sfiducia dei cittadini nei suoi conforti è palpabile ogni volta che se ne presenta l’occasione.
Si è mosso per tempo, temendo per il suo futuro. Nei mesi scorsi ha preso contatto con enfasi, con gli allievi di Elsa Fornero, ossia con il salotto buono cui riserva posti di sottogoverno ambiti, sempre utile per veicolare consensi.
La risposta è stata tiepida e poi sono arrivate le vacanze estive.
Ma Lo Russo non perde tempo, volge lo sguardo all’estrema sinistra, si fa prodigo di promesse e strizza l’occhio a provvedimenti indecenti, accantonati negli anni scorsi accantonati, come la delibera sulla requisizione delle case sfitte.
Oltre alla delinquenza che regna sovrana nelle zone disagiate della città e non solo, in agosto calano i cinghiali a Mirafiori. Creano panico ai residenti e rappresentano un pericolo per le persone, per la diffusione della peste suina e per le auto in circolazione. C’è chi richiede l’attuazione dei piani selettivi di abbattimento già approvati dalla regione, o altre misure efficaci, ma lui per ottenere il favore della componente ambientalista si dice nettamente contrario , come per la dotazione del taser ai vigili urbani.
Questo è Lo Russo ancor più gauchista e spregiudicato per cercare di non dispiacere alla crema della ZTL e divenire, contestualmente il paladino dei centri sociali e di ogni smandrappato che tribuneggi in vista del fatidico 2027.
Elly Schlein già provata per la faticosa composizione del campo largo nelle regioni che in autunno andranno al voto, fa un salto anche a Torino, domenica 7 settembre al festival dell’Unità. Sul futuro del sindaco, si limita ad affermare che “c’è piena fiducia nell’amministrazione attuale”, senza nominare esplicitamente Lo Russo e aggiungendo che “per Torino è ancora presto, datemi un po’ di respiro”. Non è un buon viatico per il nostro, ma la doccia fredda arriva all’Indomani.
A quattro anni dal suo insediamento e a poco più di un anno dal ritorno alle urne, il 60% degli elettori giudica negativamente il suo operato. E se si andasse a votare oggi, farebbe sicuramente peggio delle liste che lo sostengono (segnando un record) e al primo turno perderebbe contro il candidato del centrodestra, che potrebbe giocarsi le sue carte puntando sul tema della sicurezza, l’ambito dove secondo il 44% dei torinesi la sua amministrazione ha ottenuto i risultati peggiori. Non proprio un quadro roseo per il sindaco quello che fotografa il sondaggio realizzato da BiDiMedia.
Ma perché gran parte dei torinesi non voterebbe Lo Russo?
La sfiducia nasce da tante cause ad iniziare dalla sciatteria con la quale il sindaco si occupa di Ordine Pubblico, trasporti inefficienti, piste ciclabili mal congeniate, viabilità nel caos e difficoltà sempre create alla circolazione delle auto e per coloro che lavorano con auto e furgoni.
Passano poche ore e Andrea Russi, capogruppo del M5S in consiglio comunale rincara la dose e dice esplicitamente che il campo largo con Lo Russo candidato è improponibile. Alcune delle motivazioni del grillino sono antitetiche a quelle rilevate dal sondaggio, per cui l’ostracismo nei confronti di Lo Russo rischia di essere bel maggiore.
Il sindaco quasi disarcionato continua a essere supponente, com’è nel suo stile.
Ne approfitta della tribuna offertagli dal Festival dell’Unità per demitizzare il ferale 2027, scaricare le responsabilità dell’Ordine pubblico sul governo, invoca un piano specifico di industrializzazione, mente lui si è lasciato sfuggire ogni occasione per intervenire, in omaggio al deleterio progetto alternativo di città, tuta bicicletta e pedoni.
Afferma di voler potenziare il trasporto pubblico che fa letteralmente schifo, ripentendo una cantilena ormai ricorrente. Di queste difese del nulla, dovremo ascoltarne quasi ogni giorno. Il suo modello di città basato su manifestazioni spot, superfinanziate da enti pubblici e privati che creano solo occupazione momentanea e basta, non attrae più i torinesi abituati alle certezze dei tempi andati,
Cosa partoriranno gli attori decisori del 2027?
I leader torinesi del campo Largo si confronteranno formalmente sul palco del Festival dell’Unità il 15 settembre e inizieranno una serie di confronti su nomi, programmi, contenuti, nominativi non ricandidabili, sul come dire qualcosa di sinistra infischiandosene delle esigenze della città. Ma trame, accordi e vendette si consumeranno lontano da occhi indiscreti.
Agosto è passato. Che faranno i partiti di centro destra nel momento in cui il Comune potrebbe essere contendibile? Quale programma presenteranno?
Gli errori degli ultimi dieci anni non sono solo stati del sindaco e della giunta. Per voltare pagina non servono imbonitori screditati, improvvisatori, personaggi privi di carisma e esperienza, ma assetati di gloria o ottuagenari annoiati dai giardinetti e tanto meno cover girl. Occorre lavorare per la Città.
Chi vuol intendere, intenda!
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