Salvini: “Soddisfatto, norma di buon senso”. Parere positivo dei consiglieri regionali di Forza Italia
Dal 1° ottobre 2025 un limite alla libertà di circolazione e una conseguente prepotenza fiscale si sarebbe abbattuta su buona parte dei Piemontesi. A Torino e in tutti i Comuni con più di 30 mila abitanti era previsto il divieto di circolazione per le auto diesel Euro 5, secondo gli aggiornamenti del Piano per la Qualità dell’Aria 2024-2030 approvato il 10 dicembre scorso.
L’annuncio è arrivato l’8 maggio in risposta a un Question Time, anche se mancano provvedimenti per l’applicazione della misura.
Interessati allo stop, oltre 250 mila vetture diesel Euro 5 presenti nell’area, ossia immatricolate tra il 1° settembre 2011 e il 1° settembre 2015: l’8% del parco auto regionale. Il nefasto provvedimento avrebbe dovuto entrare in vigore dal 1° ottobre 2025 al 15 aprile 2026 e, successivamente, dal 15 settembre di ogni anno al 15 aprile dall’anno successivo, con il divieto di circolazione nei giorni feriali, da lunedì a venerdì, dalle 8.30 alle 18.30. Una mazzata per imprese, artigiani e cittadini.
Le multe. In caso di violazione del blocco, la multa è di 168 euro. In caso di recidiva (due infrazioni identiche in due anni), 168 euro e sospensione della patente da 15 a 30 giorni, in base all’articolo 7, comma 13-bis, del Codice della strada.
Nei mesi scorsi la Regione Piemonte si è impegnata in una proroga dell’ultimo minuto da parte del Governo sul blocco delle auto diesel Euro 5 e i risultati sono arrivati.
Le commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera hanno dato il via libera all’emendamento della Lega, a prima firma del deputato Riccardo Molinari, che chiede il rinvio di un anno dello stop alla circolazione delle automobili diesel di categoria Euro 5, previsto a partire dal 1° ottobre 2025 nelle Regioni di Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna. La proposta prevede la proroga dell’entrata in vigore della misura al 1° ottobre 2026. Il blocco riguarderebbe circa 7 milioni di vetture e oltre 100mila veicoli a livello commerciale.
Il limite alle auto diesel Euro 5, previsto dallo stesso governo Meloni per dare seguito a due sentenze della Corte di giustizia dell’Ue sull’inquinamento dell’aria, slitterà quindi di un anno.
Inoltre, l’emendamento chiede di limitare l’applicazione del blocco degli Euro 5 diesel non più alle città sopra i 30 mila abitanti ma a quelle sopra i 100 mila. Decorso il termine del 1° ottobre 2026, si legge nel testo emendativo, le Regioni potranno evitare lo stop a patto però di adottare misure alternative che consentano di raggiungere gli stessi obiettivi di riduzione delle emissioni. Gli enti “possono prescindere dall’inserimento della limitazione strutturale alla circolazione delle autovetture e dei veicoli commerciali di categoria N1, N2 e N3 ad alimentazione DIESEL di categoria ‘Euro 5’ nei piani di qualità dell’aria mediante l’adozione, nei predetti piani, di misure compensative idonee a raggiungere livelli di riduzione delle emissioni inquinanti coerenti con i vincoli derivanti dall’ordinamento euro-unitario”, si legge.
Infine, si prevede che le Regioni, qualora lo ritengano necessario, possano limitare la circolazione dei veicoli in questione prima della scadenza del 2026 “mediante l’aggiornamento dei rispettivi piani di qualità dell’aria e la modifica dei relativi provvedimenti attuativi”. Sullo stesso tema altri due emendamenti simili erano stati presentati da Forza Italia e da Fratelli d’Italia (poi riformulati all’interno del testo leghista).
Nelle settimane precedenti il ministro dei Trasporti Salvini aveva assicurato che sarebbe intervenuto per modificare il decreto “È una scelta di buonsenso”, ha commentato ieri esprimendo la sua soddisfazione. Gli fa eco Fabio Raimondo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Trasporti Ufficio: “Sono molto soddisfatto. È una misura che tiene conto delle difficoltà concrete che tanti cittadini e imprese stanno affrontando. Non si può pensare di imporre un blocco generalizzato senza offrire alternative reali a chi ancora utilizza veicoli Euro 5 per lavorare, spostarsi o accompagnare i figli a scuola”, ha commentato.
Con questo intervento “abbiamo anche alzato da 30.000 a 100.000 abitanti la soglia demografica dei comuni in cui queste limitazioni si applicano prioritariamente. Questo vuol dire che molti centri medio-piccoli saranno esclusi dall’obbligo di introdurre i divieti di circolazione per questi veicoli”, ha spiegato. “Abbiamo trovato un punto di equilibrio tra la tutela ambientale e la sostenibilità sociale, evitando forzature che avrebbero colpito in modo sproporzionato famiglie, artigiani, lavoratori e piccole imprese”, ha aggiunto.
“Dare un freno alle follie di Bruxelles sull’Euro5 è e sarà sempre un obiettivo della Lega”, festeggia il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, che ha ricordato: “Se le Regioni metteranno in campo misure alternative, come avevano proposto, il blocco potrà essere evitato completamente. Avranno più tempo per organizzarsi e trovare il modo di ridurre l’inquinamento senza vietare la circolazione di certi veicoli”, ha aggiunto. “Pragmatismo e realismo contro le derive ideologiche di una certa Europa”.
La notizia è accolta positivamente dal gruppo di Forza Italia al consiglio regionale del Piemonte.” Esprimiamo soddisfazione per l’approvazione dell’emendamento che rinvia di un anno il blocco per i veicoli diesel Euro 5 che sarebbe scattato il 1° ottobre». Ad affermarlo il capogruppo di Forza Italia Paolo Ruzzola, la sua vice Annalisa Beccaria, il vicepresidente del Consiglio regionale Franco Graglia, e i consiglieri Debora Biglia, Davide Buzzi Langhi, Mauro Fava.
«Era evidente che se la norma fosse entrata in vigore avrebbe causato gravi problemi nella nostra regione con ben 250mila vetture fermate, equivalenti all’8% del parco circolante. Si parlava di vetture immatricolate anche nel 2015, è impensabile fermare auto di appena dieci anni con i costi che hanno le automobili: significava colpire le fasce più fragili della popolazione che non si possono permettere di cambiare l’auto. E tutto mentre i dati sull’inquinamento ci dicono che le misure alternative al blocco stanno dando risultati concreti portando ad un abbattimento delle emissioni in aria» concludono gli azzurri.
