Filippo Manuelli per Civico20News
Una recente analisi di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne rivela la geografia del risparmio in Italia, con le province piemontesi che eccellono nella capacità di mettere da parte, nonostante il volume complessivo del risparmio si concentri nelle grandi città metropolitane.
Biella, Asti e Vercelli sono le regine dell’Italia. Le tre province dominano la classifica nazionale per propensione al risparmio nel 2023, superando di gran lunga la media italiana dell’8,27%. In particolare, Biella svetta con un impressionante 15,51%, seguita da Asti (13,64%) e Vercelli (13,62%).
Un’Italia a “due velocità”, è quanto emerge dallo studio che ha quantificato il risparmio delle famiglie italiane e la loro propensione ad accantonare: da un lato province virtuose, dall’altro quelle che faticano a costruire un gruzzolo.
Il successo piemontese non si ferma alle prime tre posizioni. La regione si conferma la più parsimoniosa d’Italia, con l’11,2% di propensione al risparmio, grazie anche alla presenza di Alessandria e Novara, rispettivamente al quinto e al decimo posto della top ten nazionale. A seguire, la Lombardia (10,9%), e poi Liguria ed Emilia-Romagna (entrambe al 10,3%).
Il grosso del risparmio nazionale (40%) si concentra nelle aree metropolitane: Milano (11,55%), Roma (7,50%) e Torino (5,52%) da sole rappresentano circa un quarto del totale. Come, però, sottolinea Gaetano Fausto Esposito, direttore del Centro Studi Tagliacarne: “tuttavia è la provincia minore a rappresentare sotto molti versi il territorio più parsimonioso”.
Cosa spinge le famiglie a risparmiare di più?
Lo studio evidenzia che non è solo il reddito a fare la differenza. Fattori come il livello d’istruzione, l’età e la composizione familiare giocano un ruolo cruciale. Si risparmia di più nelle aree con un maggior numero di laureati (8,8% contro il 7,9% delle meno istruite), tra gli anziani (8,4% contro l’8,2% dei più giovani) e nelle famiglie meno numerose (9,1% contro il 7,5% delle più grandi).
Interessante notare come in 15 province italiane, la propensione al risparmio sia inferiore alle attese nonostante un reddito pro-capite superiore alla media nazionale. Roma ne è un esempio lampante: con un +14,1% di reddito, registra un -6,3% nella propensione a risparmiare. Situazioni simili si riscontrano a Bolzano (+39% di reddito ma -14% di capacità di risparmio) e Cagliari (+4% di reddito e un drastico -36%).
Al contrario, in 18 province, di cui sei nel Mezzogiorno, si assiste al fenomeno opposto: meno entrate, ma più risparmio. Qui prevale la prudenza, alimentata dall’incertezza economica e da una popolazione mediamente più anziana. Si tratta spesso di realtà di dimensioni più contenute (in media 311.000 abitanti), talvolta con livelli di istruzione inferiori, ma con una maggiore attenzione a mettere da parte.
Dinamismo e conferme nel Quadro Nazionale
Il quadro complessivo del 2023 mostra un miglioramento generale: la propensione al risparmio è cresciuta in 103 province su 107 rispetto al 2019 (8,3% contro 7,5%). Biella si conferma la regina assoluta, mantenendo la vetta della classifica nazionale per il quinto anno consecutivo.
Ma è anche il dinamismo di alcune province a sorprendere: Gorizia scala ben 14 posizioni, raggiungendo il 58° posto; Lucca, Udine, Trieste e Oristano guadagnano 12 gradini. Segno meno invece per Caltanissetta, che precipita di 16 posizioni (95°), seguita da Isernia (-11), Enna e Messina (-10).
Il Nord Italia rimane la locomotiva del risparmio nazionale, generando quasi i due terzi del totale nel 2023. La sola Lombardia incide per il 27,1%, seguita da Emilia-Romagna (11,0%) e Piemonte (10,7%). Le prime 10 posizioni per ammontare di risparmio accumulato sono quasi interamente occupate da province settentrionali, con le sole eccezioni di Roma (seconda con il 7,5%) e Napoli (quinta con il 2,8%).
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