I numeri del Viminale sul turismo in Italia smentiscono i catastrofisti.
Ormai è diventato un fastidioso tormentone, anzi uno strumento di distrazione di massa. Non passa notiziario televisivo o trasmissione di intrattenimento ove non si parli in modo allarmante del caro spiaggia e delle conseguenti desertificazioni, con gli italiani minacciati di non poter fare le vacanze!
Si citano località alla moda, ma ci su guarda bene dal portare a conoscenza la densità conclamata delle spiagge in località più economiche.
Si tratta indubbiamente di una comunicazione truffaldina e fuorviante, perché a inizio stagione la Federconsumatori aveva diffuso informazioni non solo sulle località marine con relativi aumenti, ma anche fornito indicazioni dei siti da consultare per orientare il consumator a risparmiare.
I dati ufficiali del Viminale, contenuti nella banca dati «Alloggiati web», il portale della Polizia a cui le strutture alberghiere e extra alberghiere devono comunicare le generalità delle persone alloggiate nelle loro strutture, sono eloquenti: nei primi due mesi dell’estate il turismo è aumentato e anche in maniera sostanziosa. A giugno gli arrivi sono stati 21.680.741 contro i 19.660.297 del 2024 (+10.2%). A luglio sono stati 23.997.082 a fronte dei 22.951.500 dell’anno scorso (+4,5%). E anche agosto si preannuncia più che positivo.
Nei soli primi 11 giorni di questo mese si sono toccati i 7.944.284 turisti registrati, in crescita del 13,1% rispetto ai 7.021.408 dell’analogo periodo del 2024. E le previsioni per i prossimi giorni sono decisamente promettenti. Secondo una indagine di Cna Turismo e Commercio, infatti, il giro d’affari complessivo del turismo nella settimana di Ferragosto sfiorerà i 5 miliardi di euro.
Dopo un giugno molto caldo, luglio è stato temperato, e anche per questo i turisti italiani in particolare hanno fatto slittare la vacanza, forse riducendola, di sicuro concentrandola appunto ad agosto e nella settimana tra l’11 e il 18. Cna prevede oltre 5 milioni di turisti, con più di 15 milioni di pernottamenti. Rispetto alla settimana di Ferragosto dello scorso anno si registra un incremento dei turisti italiani.
Rimane più alta, però, la media dei pernottamenti assicurati dagli stranieri in confronto ai nostri connazionali. Lievita anche la spesa media a 1.950 euro a famiglia (+16% rispetto al 2024). E i numeri di oggi smentiscono anche chi sostiene che il turismo si stia spostando verso gli altri grandi Paesi del Mediterraneo.
Secondo i dati elaborati dal Ministero del Turismo, a luglio 2025, a fronte di un aumento delle tariffe medie sul 2024, l’Italia si colloca ai vertici del mercato turistico nel Mediterraneo. Il Belpaese guida per tasso di saturazione, segnando un 43,2% contro il 27,8% della Francia, il 35,1% della Grecia e il 39,2% della Spagna. Risulta inoltre essere competitivo sul fronte dei prezzi, con una tariffa media di 156,20 euro, inferiore sia a Grecia (229,40 euro) che a Spagna (181,90 euro). Inoltre, l’Italia registra un tasso di saturazione del 47,9% a giugno e, finora, del 32,2% per agosto. Relativamente alla permanenza nell’intero trimestre estivo, i turisti statunitensi fanno segnare la durata media di soggiorno più lunga (12,8 notti), seguiti da francesi (5,5 notti) e britannici (5,3 notti
Interviene poi il quartetto degli eunuchi del campo largo, additando il governo Meloni come responsabile di chissà che cosa e non accettando l’analisi dei dati oggettivi, come se, nei programmi governativi fosse inclusa la vacanza gratis degli italiani.
È un insulto all’intelligenza degli italiani e alla “diligenza media del buon padre di famiglia” come recita il nostro Codice civile. Per chi ha la memoria corta, ci permettiamo di fornire un metro di giudizio fondamentale. Per carenze di strade e mezzi di trasporto, ai primi sintomi del benessere post-bellico, negli anni ’50 del secolo scorso, i piemontesi e i lombardi ripresero a frequentare le spiagge del mare ligure in particolare la riviera di ponente per i piemontesi e quella di levante per i milanesi.
Anche allora si doveva fare i conti con il caro albergo e il caro spiaggia. Senza clamori mediatici, prese corpo un passa parola e molti nostri concittadini iniziarono a disertare la cara Liguria, per esplorare le spiagge dell’Adriatico, Veneto e Emilia-Romagna in particolare.
Cosa colpiva i reduci scontenti della Liguria? Le spiagge larghe, il mare poco profondo dell’Adriatico e la sabbia finissima. I proprietari degli alberghi garantivano la spiaggia gratis con ombrellone e sdraio. In Romagna si mangiava bene e nel corso degli anni, anche l’edilizia ebbe un sussulto positivo. La commistione capitalistico -comunista aveva permesso, senza divieti, la costruzione di nuovi alberghi accessibili alle famiglie. Alla sera non mancavano i divertimenti e il portafoglio ne risentiva poco.
Le ferrovie dello Stato, meno pachidermiche di Trenitalia si erano adeguate garantendo, in estate sevizi celeri da Torino a Rimini. E così, nel corso degli anni, il turismo in adriatico si espanse sino alla Puglia e allo Jonio.
Oggi il padre di famiglia non ha bisogno delle indicazioni di giornali strombazzanti. Sa decidere e trovare la soluzione ottimale. Circa il costo della vita e dei servizi (non solo quello balneare) non dobbiamo dimenticare l’impennata dei costi energetici dovuto alle insensate politiche dell’UE conto gli approvvigionamenti dalla Russia e altre scelte conseguenti. Speriamo che sotto quest’aspetto le imminenti trattative tra Trump e Putin ci consentano, nel prossimo futuro di approvvigionarci di energia nei modi più risparmiosi a vantaggio delle famiglie e delle imprese e non solo delle spiagge.
Altro tema che andrebbe sviluppato riguarda il protezionismo che l’Italia, in contrasto con le direttive europee ha riservato agli stabilimenti balneari e ai taxisti. Si è consolidato un monopolio, allontanando competitività e volontà di investire e offrire migliori servizi all’utenza. Urge correggere la rotta, magari inserendo paletti a tutela dei residenti.
Circa la presunta riduzione dei consumi, il vero dramma del ceto medio italiano oggi è causato dalle conseguenze della globalizzazione mal gestita, dall’immigrazione selvaggia e, per quanto concerne i salari, dal mancato recupero della produttività, incagliata nel braccio di ferro tra aziende e sindacato.
Se non si analizzano oggettivamente tutti gli elementi, si rischia di giungere a verdetti fallaci e controproducenti.

La solita manfrina dei mestatori dell’estrema sinistra, ormai non più centro sinistra, da quando comandano i poveri decerebrati avs e la nipote di mortadella ne regge gli strascichi.
No potere… tante menzogne!
Sto aspettando che la decrescita felice faccia scomparire gli ultimi operai non in cassa integrazione, grazie anche all’ebraico agnellino! Dove si aggrapperà allora il mitico mister Cgil?
La CGIL è già abituata a prendersi scoppole.Nel 1948, con il Paese da ricostruire maturano le scissioni e nacquero la CISLe la UIL, uscendo dalla dittarura del sindacato.Nel’80 , quando Berlinguer voileva occupare Mirafiori, i quadri aziendali Fiatstufi delle violenze del sindacato rosso, organizzarono la Marcia del 40000 e la CGIL riusultò minoritaria. Quando poi cercò di alzare il capo, ci pensòMarchionne a escluderla dai tavoli decisionali. Sono facinorosi e violenti, del destini dei lavoratori se ne infischiano
Quando leggo un articolo come questo, ben fatto e fondato su dati oggettivi e inconfutabili, forniti dagli enti preposti ad hoc, non posso fare a meno di chiedermi come possano certe persone accettare un comportamento che mira sempre a trasformare i dati reali in elementi di propaganda partitica inventati di sana pianta. Ma non ci si sente presi in giro da chi dovrebbe invece occuparsi degli interessi dei lavoratori, interessi effettivi e concreti, e non frutto di elaborazioni interessante?
Caro avvocato, ha perfettamente ragione, ma i nostri mestatori vomitano all’aria aperta sperando di incantare qualcuno. La saggezza delle nostr famiglie ha sempre modulot la spesa a secondo delle proprie dipsonibilità, Ci sonoben altre esigenze e priorità di speda rispetto alle vacnaze.Grazie