Riflessioni sui nostri consumi di elettricità, mentre il riscaldamento globale prosegue per la sua strada e ci rosola sul suo girarrosto
Riflessioni nate dopo un commento preso in prestito dalla tv: oggigiorno se qualcuno accende il condizionatore dell’appartamento è considerato “uno spreco di energia elettrica”, poiché effettivamente la richiede alla rete. Invece, se si lascia la macchina elettrica in carica durante la notte, è un’azione “energeticamente consapevole” e meritevole per il futuro del pianeta.
È un’osservazione “da cose dei tempi moderni”, che coglie un paradosso comunicativo più che tecnico.
Dal punto di vista della rete elettrica, sia un condizionatore sia un’auto elettrica assorbono energia. Un climatizzatore può richiedere tra 0,8 e 2 kW mentre è in funzione; una ricarica domestica di un’auto elettrica può assorbire 2,3, 3,7 o anche 7,4 kW per diverse ore. Non esiste quindi una “corrente buona” e una “corrente cattiva”.
La differenza sta nello scopo e nel bilancio ambientale: l’energia usata dal climatizzatore serve a migliorare il comfort immediato, mentre quella impiegata per ricaricare un’auto può sostituire combustibili fossili negli spostamenti. Tuttavia, questa distinzione non significa che l’energia consumata dall’auto sia “gratuita” o priva di impatto.
Il paradosso nasce quando il messaggio pubblico viene semplificato fino a suonare come:
“Consumare elettricità per stare freschi è uno spreco; consumarne molta di più per ricaricare un’auto è un gesto ecologico.”
Detta così, è inevitabile che susciti perplessità. Dunque, adoperare l’auto elettrica per andare in gita di fine settimana oppure per uscire la sera è davvero indispensabile? Anche in questo caso non è essenziale, ma è per un benessere personale.
La realtà è più articolata: qualsiasi chilowattora risparmiato è un beneficio per il sistema elettrico, indipendentemente da dove venga consumato. L’obiettivo dovrebbe essere duplice: ridurre i consumi superflui e, quando l’energia è necessaria, usarla nel modo più efficiente e con fonti sempre più pulite.
Questa (a mio avviso), è la vera ironia celata in questa riflessione nata non per caso: non dovremmo dividere i consumi in “virtuosi” e “colpevoli”, ma imparare a valutare ogni consumo nel suo contesto e nel suo impatto complessivo.
In questi tempi moderni dunque, con il caldo che fa e con quello che farà, serve un approccio più consapevole e razionale, e meno ideologico su questa e tante nostre energetiche pretese elettriche. Abuso del cellulare in testa.
Carlo Mariano Sartoris

Sì, siamo portati a consumare fin che ce n’é
come chi ha il FV “tanto non mi costa”